I disturbi dell'umore: un focus sul disturbo depressivo

Pubblicato il 23 settembre, 2019  / Psicologia e dintorni
i disturbi dell'umore

Secondo il DSM V (Manuale diagnostico dei disturbi mentali pubblicato dall’American Psychiatric Association nel 2013) i disturbi dell’umore comprendono:

  • DISTURBI UNIPOLARI: che hanno un'unica polarità quella depressiva

  • DISTURBI BIPOLARI che hanno una duplice polarità quella depressiva e quella maniacale.

In questo articolo tratteremo in particolar modo i disturbi unipolari, focalizzandoci sulla fenomenologia, ossia su come si manifesta il disturbo, e sul tipo di aiuto che può fornire il percorso psicoterapico con approccio analitico.

Nella classe dei disturbi unipolari il principale è il disturbo depressivo maggiore caratterizzato dalla presenza di uno o più episodi depressivi dove di manifesta per almeno due settimane in modo persistente umore depresso, tristezza o una perdita di interesse e, in aggiunta, almeno 5 di questi sintomi: disregolazione dell’appetito (iperfagia o mancanza di appetito), disregolazione del ritmo sonno veglia (insonnia o ipersonnia), agitazione o rallentamento psicomotorio, astenia o perdita di energia, autosvalutazione o sensi di colpa, ridotta capacità di concentrazione, indecisione, pensieri ricorrenti di morte o di suicidio e/o un tentativo di suicidio.

Nella classe dei disturbi unipolari troviamo anche il Disturbo depressivo persistente caratterizzato dalla presenza di sintomi depressivi per un periodo di almeno due anni ma con un intensità minore tale da non giustificare un disturbo depressivo maggiore; il Disturbo disforico premestruale caratterizzato da sintomi della sfera dell'umore e dell'ansia, legati al ciclo mestruale, con esordio durante la fase premestruale e durante la maggior parte dei cicli mestruali; il disturbo da Demoralizzazione e lutto dove i sintomi si presentano in seguito ad eventi critici come perdite e lutti, e sono associati a presenza di pensieri o ricordi dell'evento negativo, alternanza di emozioni e umore positivi, assenza di sentimenti pervasivi di inutilità e disgusto di sé. I sintomi migliorano con il passare del tempo, o possono anche sfociare in un episodio depressivo maggiore, soprattutto nelle persone vulnerabili.

Secondo C. G. Jung, fondatore della psicologia analitica, “la depressione è una signora in nero, quando appare non bisogna scacciarla ma invitarla alla nostra tavola per ascoltare cosa ci dice”; con ciò si intende che il disturbo depressivo altro non è che l’indicazione di uno stato di disagio dell’individuo, di un conflitto fra bisogni personali ed esigenze esterne, una protesta del Sé, che deve essere ascoltata, accolta poiché la nevrosi contiene i il germe della trasformazione, intesa come processo di individuazione, ciò che Jung definisce fine ultimo del percorso psicoterapico.

Ma che cosa significa ascoltare un sintomo?

Significa dal mio punto di vista, innanzitutto non negarlo, viverlo e viversi nel malessere; in seconda battuta significa interrogare il sintomo, intavolando una sorta di dialogo interno con esso: che cosa mi sta dicendo questo malessere? Quali sono le sue origini? Da cosa mi aiuta a sfuggire?

Infatti, la depressione si manifesta come ritiro energetico, un rifugio dalle innumerevoli pressioni sociali e di crescita, pertanto, spesso, la depressione diviene un inconscio ripiegamento in Sé, il cui senso e significato va ricercato nella narrazione del vissuto del paziente, nella sua storia, nelle emozioni sperimentate e negate.

All’origine della depressione vi è spesso anche un sentimento di rabbia, associato a colpa e vergogna, più o meno consapevole che va portato alla coscienza e reso accettabile. Tali sentimenti possono essere contemplati in ciò che C. G. Jung definisce nel concetto di Ombra, immagine archetipica che contiene tutti gli aspetti di noi vissuti come disprezzabili, inaccettabile, non piacevoli, che per loro natura vengono negati e proiettati all’esterno. Il recuperare tali aspetti, il ritiro delle proiezioni d’Ombra, favorisce il ripristino di un equilibrio interiore, la ricostruzioni di un’unità individuale prima mutilata, ma soprattutto la presa di coscienza di elementi interiori che vengono mano a mano resi accettabili migliorando anche l’immagine di Sé prima gravemente compromessa nel vissuto depressivo. Incontrare la propria Ombra, renderla cosciente può significare accettare una parte di Sé e permetterle di offrirci un arrichimento prezioso, per contro, negarla o proiettarla può comportare un cattivo equilibrio emotivo che si traduce in patologia psichica e disagio.

La psicoterapia analitica può aiutare il paziente depresso promuovendo la presa di coscienza dei contenuti inconsci sottesi al sintomo, l’uscita dal ritiro sterile e autoboicottante della rabbia e della colpa, mediante l’analisi dei meccanismi inconsci, dei pensieri e delle emozioni e ovviamente della propria storia personale in cui sono radicate le origini dei vissuti e dei comportamenti.

BIBLIOGRAFIA

  • DSM V a cura dell’AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION 2013
  • LA DIMENSIONE PSICHICA DI C.G. JUNG
  • AION. RICERCHE SUL SIMBOLISMO DEL SE’ OPERA 9**
  • LO SVILUPPO DELLA PERSONALITA’ DI C.G. JUNG OPERA 17
  • DUE TESTI DI PSICOLOGIA ANALITICA DI C. G. JUNG OPERA 7
  • LA DINAMICA DELL’INCONSICIO DI C.G. JUNG OPERA 8
  • LA PSICOLOGIA DI C. G. JUNG DI J. JACOBI