Maria Vittoria  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 20/03/2020

Cremona

Consiglio orientativo

Buongiorno, sono una studentessa di 19 anni. Sto scrivendo questo messaggio perché mi sono decisa a cercare di comprendere la mia situazione. Qualche giorno fa, seppur con difficoltà, ho scritto una descrizione di ciò che ormai mi succede da qualche anno e che, da quando ho cominciato l'università, ha cominciato ad interferire violentemente con la mia vita. Non sono qui per una diagnosi, ma mi rendo conto di non essere in grado di valutare razionalmente la mia situazione: quando sto bene tendo a negare e sminuire i miei problemi, tanto da dimenticare ciò che mi accade durante le crisi, ma capisco che ciò costituisca un problema. Una parte di me ancora mi ripete che sto esagerando a cercare aiuto e che dovrei cavarmela da sola, cosa che ho fatto per gli scorsi anni per la paura di essere un peso per la mia famiglia, ma vorrei un parere sul percorso da intraprendere, specificando che vorrei rivolgermi a uno specialista solo se necessario. Vi ringrazio profondamente se leggerete questo messaggio e spero di non rubarvi troppo tempo per quelli che, forse, sono solo gli sfoghi di una diciannovenne un po' complicata.
"Mi sento molto spesso come se non fossi abbastanza per fare ciò che devo, come se gli altri si aspettassero da me obiettivi che non sono in grado di raggiungere. Questi pensieri, che mi infestano la mente tanto da non riuscire a concentrarmi su nient'altro, arrivano generalmente quando studio o seguo una lezione. Spesso non derivano da una vera non comprensione, ma da un panico che mi invade appena non mi quadra qualcosa o sono confusa su ciò che devo sapere. Spesso questi sentimenti diventano eccessivi e comincio a respirare più velocemente, mi viene da piangere, da disperarmi, e mi sale una rabbia immotivata ed eccessiva, spesso causata da continui pensieri come "non sarò mai abbastanza", "non riuscirò mai a fare nulla", "deluderò tutti", "rovino la vita a chiunque mi stia attorno". Spesso succede che l'unico modo per calmarmi sia l'autolesionismo, generalmente morsi sulle braccia, ma è capitato che cercassi oggetti taglienti per ferirmi le cosce fino a farmi sanguinare.
Altre volte ho queste stesse reazioni in seguito a incomprensioni con il mio fidanzato, anche a causa di un solo messaggio normalissimo, mentre io mi convinco che sia cattivo con me, che non mi ami, e contemporaneamente di essere io la matta, che lui mi dia troppo, che mi ami troppo e di rovinargli la vita. La costante in questi miei episodi è un profondo senso di colpa misto a una rabbia esagerata verso tutto, non ho più una visione realistica e razionale di ciò che mi circonda e impazzisco, vado nel panico, in una totale confusione. Comincio a urlare, piangere, tiro ciò che mi capita sottomano, mi mordo. Se il mio fidanzato è con me non voglio che mi tocchi perché ho paura di fargli male, è capitato che riuscisse a tenermi ferma mentre mi dimenavo come una matta senza motivo.
Episodi più leggeri capitano in momenti comuni, mi è successo di avere una crisi di pianto perché il mio ragazzo mi aveva rubato un carciofino dalla pizza, oppure perché avevo perso una partita di un videogioco. Più volte, in serate tranquille con gli amici, è capitato che mi convincessi di essere un'incapace in ciò che stavamo facendo, che andassi nel panico fino a dovermi isolare per del tempo, cercando di resistere all'impulso di ferirmi.
Altre volte non ho delle vere e proprie crisi, ma vengo comunque assalita da una sensazione di impotenza, di ansia persistente, di senso di colpa. Questo succede sia in momenti isolati, senza un fattore scatenante, sia in momenti specifici che "risvegliano" quei miei pensieri di eccessiva autocritica, per esempio quando devo chiedere soldi ai miei genitori, o fare acquisti, o semplicemente prendere una decisione. Questi sentimenti, che sono principalmente convinzioni della mia inutilità o del mio essere un peso per tutti coloro che mi stanno vicini, rimangono anche per delle ore, senza che io riesca a "combatterli". Ci sono dei periodi in cui questo succede nella maggior parte dei giorni."
Spero di aver reso al meglio la mia situazione. Grazie ancora per la vostra attenzione, aspetterò una vostra risposta.
Arrivederci

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Fabio Rapisarda Inserita il 21/03/2020 - 16:03

Palermo
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Buongiorno, da quello che ho ben capito, in questo momento lei è travolta da un totale senso di insicurezza: "non sarò mai abbastanza", "non riuscirò mai a fare nulla", "deluderò tutti", "rovino la vita a chiunque mi stia attorno". Desideravo chiederle: perchè si sente inadeguata e crede di non essere in grado di fare nulla ? Quando si trova in momenti di difficoltà come questi, ha dei punti di riferimento con i quali può tranquillamente manifestare il suo disagio ? E' ovvio, che se lei crede di essere un peso per tutti coloro che le stanno vicino e di conseguenza non condivide il suo disagio con gli altri, aumenta l'ansia e si sente depressa, come se gli altri l'abbandonassero, mentre probabilmente lei si sta allontanando da loro con i suoi atteggiamenti. Si viene così a creare un circolo vizioso: si sente inadeguata, magari vorrebbe che gli altri l'aiutassero e la comprendessero, ma non lo fa perchè pensa di essere un peso per loro e paradossalmente con i suoi atteggiamenti li allontana. Inoltre sentendosi sola ed abbandonata, questo la può indurre a pensieri autolesionistici. Ritengo che rivolgersi ad uno specialista potrebbe esserle di notevole aiuto, se comprende (così come riferisce) che con gli anni le cose stanno peggiorando. Spero di esserele stata d'aiuto.

Dott.ssa Franca Brenna Inserita il 22/03/2020 - 19:12

Buongiorno,
cara studentessa di 19 anni. Ho iniziato in questo modo la "mia" su ciò che ha scritto si sé, perché ha citato in primis, che questi pensieri negativi e pieni di tensione psichica che spesso diventa autolesionismo, si manifestano soprattutto o quando studia o durante le lezioni: non si sente "abbastanza" per fare ciò che deve fare. Un aspetto importante, a mio avviso, riguarda anche la tipologia di studio che frequenta e che non ha menzionato. Per esperienza e formazione , so per certo, che questi aspetti così problematici e dolorosi, non se andranno da soli, ma in genere aumentano di intensità più il tempo passa senza iniziare un percorso psi. che la porti a lavorare sulla sua storia e le sue emozioni.