Enrichetto  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 31/03/2020

Roma

Da dove iniziare?

Salve,
da diverso tempo sto pensando di iniziare un percorso con psicologo/a.
Ma sto sempre rimandando...per vari motivi...lavoro, soldi, tempo...ma la verità è che ho paura...esattamente di cosa non lo so...la mia testa è un casino...non saprei da dove iniziare...temo, pur certo della professionalità, un giudizio dell'esperto...
Questi giorni di reclusione e solitudine mi stanno mettendo a dura prova...e sto provando, con varie difficoltà a mettere ordine...ma ripeto non saprei da dove iniziare...lavoro? famiglia? sesso? socialità? fisico? sicuramente devo iniziare da me stesso, ma non è facile...
mi piacerebbe ricevere uno stimolo, un input...
grazie di cuore
E

  5 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Letizia Del Carratore Inserita il 01/04/2020 - 17:49

Milano
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Salve Enrico,
perchè non procedere per piccoli passi. Un passo l'ha già fatto scrivendo qui, il secondo potrebbe essere di prenotare una consulenza online e vedere come va. Potrebbe iniziare con delle consulenze online e poi eventualmente, quando questa situazione si sarà risolta, continuare in studio.
Qualcuno ha detto: " Quanto manca alla vetta? Tu sali e non pensarci" (F. Nietzsche)
Buona fortuna
Letizia Del Carratore

Dott.ssa Valentina Guarasci Inserita il 03/04/2020 - 17:04

Viareggio
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Caro Enrico,
probabilmente i giorni che viviamo attivano molti nostri pensieri, desideri, bisogni e... Credo che non sia facile alle volte mettere ordine, ma nonostante ciò è comunque necessario e allora ti invito ad andare oltre l'oggi, a proiettarti al di là dei problemi così da comprendere cosa farebbe dire a te stesso "finalmente sto bene".
E ricorda "ogni viaggio di mille miglia comincia con un piccolo passo" Laozi.
Resto a disposizione per eventuali confronti e ti auguro buona fortuna.
Dott.ssa Valentina Guarasci

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 01/04/2020 - 09:40

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Enrico,
il suo timore del "giudizio" è comune a molte persone che identificano il setting psicologico con una situazione quasi da tribunale, associando lo psicoterapeuta ad una figura che dall'alto della sua competenza ("pur certo della professionalità") emette sentenze.
Consideri però, che il giudizio su qualcuno implica un distanziamento tra le due parti in gioco, situazione che è poco funzionale al lavoro psicoterapeutico che, invece, è fondata sulla vicinanza emotiva, sull'alleanza tra terapeuta e paziente per la risoluzione di una causa comune rappresentata dal disagio del paziente.
In sintesi terapeuta e paziente lavorano insieme, ed il terapeuta si pone a fianco del paziente per accompagnarlo nel viaggio di conoscenza di sè, stimolando la sua autoriflessione e aiutandolo a districarsi nella sua mente ("la mia testa è un casino").
Detto ciò, si prenda un po' di tempo per valutare se si sente pronto a fidarsi e ad affidarsi a qualcuno con cui possa condividere il suo malessere, e quindi sentirsi meno solo nella gestione di queste "difficoltà".
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott.ssa Samantha Ruggieri Inserita il 07/04/2020 - 11:44

Roma
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Caro Enrico,
Leggendo le sue parole mi sembra che abbia già intrapreso una riflessione su sé stesso, approfittando di questa situazione difficile , che le sta offrendo già molti stimoli. La scelta di un percorso psicoanalitico, se deciderà di intraprenderlo, può rappresentare un utile accompagnamento per addentrarsi nella conoscenza di sé, con meno paura.
Un saluto.
Dott.ssa Samantha Ruggieri

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 01/04/2020 - 09:52

Milano
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Buongiorno Enrico, quando si entra nella stanza di uno psicoterapeuta capita spesso che prima della seduta si pensi a ciò che si vuole dire, soprattutto nei primi mesi di terapia. Si fa un riassunto rapido nella propria mente, ma nella maggior pare dei casi succede che si parli d'altro. Capita a volte che si possa partire da un oggetto, dall’immagine di un quadro della stanza, il colore del maglione della psi. Non sono cose irrilevanti. Non è importante sapere cosa dire, ma esprimere ciò che si sente. Ciò che si prova. Come ci si sente al lavoro, le emozioni rispetto ai familiari, agli amici, alle donne, a se stesso. Anzi, più il discorso non è organizzato e ci si lascia andare a co’ che “arriva” in quel momento, tanto più c’è la possibilità di “toccare” corde importanti. Sarà il terapeuta poi a trovare un filo comune tra tutte quelle emozioni e sentimenti e potrà farle notare dei nessi nuovi, delle coincidenze alle quali non aveva fatto caso. Non c'è un giudizio in questo, ma solo l'osservazione di ciò che si sta rendendo evidente. Quando questo avviene, vuol dire che la terapia sta funzionando e la persona esce da quel portone (o con un click chiude skype), si sente molto più sollevata. A volte anche commossa. Potrebbe iniziare proprio da qui: la paura del giudizio. Come pensa posso essere giudicato dagli altri? La giudicano bene, male, sono indifferenti? Quella confusione e argomenti che si affollano nella sua testa, credo indichino l'urgenza di "tirare fuori", di comunicare con qualcuno che accolga, senza giudicare. In bocca al lupo.