Marzia  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 19/03/2020

Non riesco a ripartire dopo una relazione finita

Ho 32 anni, ho concluso una relazione a settembre dopo tre anni insieme e un anno e mezzo di convivenza, dopo aver scoperto che il mio ex continuava a iscriversi a Tinder e che cercava di riavvicinarsi alla ex. Aveva motivato l'iscrizione a Tinder con la noia data dalle mie 12 ore passate a lavoro giornalmente.
Nel frattempo lui non lavorava e viveva in uno stato depressivo chiuso in casa tutto il giorno, che mi aveva portato a sollecitarlo a cercare un aiuto psicologico, consiglio che ha seguito svogliatamente per qualche mese senza risultati.
Dopo mesi in cui mi sono sentita dire che ero io paranoica, eccessiva e controllante, ho trovato in casa una lettera d'amore alla sua ex. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, con il cuore spezzato me ne sono andata.
Adesso sono passati quasi 6 mesi, ho iniziato a frequentare un ragazzo che mi adora ma non riesco a superare il senso di fallimento della relazione fallita. Mi sento come se mi avessero strappato un braccio, sono estremamente fredda nei rapporti con gli altri e ho un senso di distacco da tutto per precipitare nella tristezza da quando ho saputo che ha iniziato a frequentare altre persone.
So che il mio ex non è diventato una persona migliore da quando l'ho lasciato, ma allo stesso tempo mi sento responsabile di non "essere stata abbastanza" e anche se il ragazzo con cui esco davvero mi adora non sento un trasporto se non minimo. Non riesco a capire se è perché sono legata al ricordo della relazione precedente o se semplicemente non mi piace abbastanza.
In questi mesi ho cercato di tenere in piedi la mia vita, ottenendo riconoscimenti sul lavoro e cercando di bilanciare una situazione familiare non semplice, ma mi resta addosso un enorme senso di fallimento.
Cosa potrei fare per riuscire a chiarirmi le idee?
Grazie

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa flavia achermann Inserita il 20/03/2020 - 12:42

Segrate
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Buongiorno Ilaria,
la mia sensazione nel “leggerla” è che questi tre anni siano stati un periodo di grande investimento emotivo, in cui si è dovuta destreggiare tra la voglia di restare con un ragazzo che le piaceva molto e quella di non farsi prendere in giro. Le molte ore di lavoro inoltre, mi fanno pensare che la sua vita affettiva e relazionale fosse concentrata proprio su quella relazione, come unico momento di piacere affettivo, dopo la tanta fatica lavorativa. Quando mettiamo tutte le nostre risorse sul tenere in piedi un qualcosa in cui crediamo, andando anche contro alle volte alle nostre stesse “spie rosse”, la delusione finale è ancora più grande che se non ce ne fossimo mai accorti. È un po’ come se avessimo cercato di illudere noi stessi al posto che proteggerci e questo a posteriori fa ancora più male. Ma si sa, non sempre la ragione è la via intrapresa, si vive più con le emozioni e questo può esporci alla sofferenza, ma anche all’aver provato qualcosa di intenso.
Quando scrive “mi sento come se mi avessero strappato un braccio” utilizza un’espressione che ricorda molto da vicino quella che viene da dire dopo un lutto importante, ed effettivamente lasciarsi con un compagno, su cui si era investito non solo l’affetto ma anche le aspettative costruite attorno alla sua figura, è un lutto e come tale va affrontato. Mi viene, quindi, da dire che sei mesi possano non essere un tempo abbastanza lungo per aver rielaborato “ il lutto” e per potersi realmente ritenere emotivamente libera.
Una storia d’amore non è solo quella che si vive, ma anche quella che ci si è costruiti come immagine interiore, con annesse fantasie, desideri e aspettative future, che sono la cosa più difficile da rimuovere, proprio perché derivate da forti motivazioni interne.
Per quanto riguarda la scelta di cosa fare con l’attuale ragazzo, non c’è risposta che possa arrivare dall’esterno. Anche questa dev’essere una scelta motivata dall’interno, perché sarà quella più convincente e di cui non potrà pentirsi.
Può sicuramente però valutare se le condizioni descritte finora si avvicinino alla sua situazione passata e presente e se quindi possa affrontarle da sola o con l’aiuto di un professionista. Esplorando il proprio mondo interno e ascoltandosi di più, non si sbaglia mai.