Dislessia: riconoscerla e affrontarla in modo efficace

Pubblicato il 13 settembre, 2021  / Psicologia e dintorni
dislessia


Dislessia: cos’è e cosa significa?

Il termine dislessia, dal greco dys-lexis che significa “linguaggio inadeguato”, si riferisce all’incapacità di riprodurre il linguaggio con la rapidità e le abilità che ci si aspetterebbe dal soggetto in questione in base all’età e al rendimento che mostra in altre attività. Chi è dislessico presenta delle difficoltà nell’elaborare il linguaggio, nel riprodurlo e nel decodificare i testi.
 

Cause, sintomi e diagnosi di dislessia

Sebbene le cause non siano del tutto note, si ipotizza che la dislessia si sviluppi per un insieme di:

  • Fattori genetici: viene ereditata una mutazione del cromosoma 15 (Ramus, 2006);

  • Anatomia cerebrale: il planum temporale, area cerebrale deputata alla comprensione del linguaggio, nei dislessici è uguale nei due emisferi, diversamente dai soggetti non dislessici (Paulesu et al., 2001);

  • Caratteristiche neurofisiologiche: si riscontra un’alterazione nell’attivazione delle aree associative del cervello incaricate di tradurre i simboli in suoni, che viene compensata con l’attivazione di altre aree (Sperling, 2005).

In passato la dislessia veniva erroneamente associata a delle scarse capacità cognitive e intellettive o a problemi psicologici, e ancora oggi c’è chi lo pensa. In realtà, le persone dislessiche sono soggetti creativi, estremamente intelligenti, dotati di un interessante pensiero divergente, che hanno un metodo di apprendimento non ordinario.

Sono molti i dislessici che si sono distinti nella storia per la loro mente brillante, come Thomas Edison, Albert Einstein, Benjamin Franklin, Mozart e Leonardo da Vinci.

È stimato dall’Istituto Superiore di Sanità che il 2,5-3,5% della popolazione italiana in età scolare sia dislessica.

La dislessia si riconosce nel bambino generalmente all’inizio della scolarizzazione. Si manifesta come un’alterazione del processamento dell’informazione visiva e una scarsa organizzazione dei suoni linguistici: il bimbo tende a invertire le lettere, percepisce le parole sovrapposte o speculari o in movimento, ha difficoltà a riprodurre i suoni.

Tipici campanelli d’allarme sono:

  • Ritardo del linguaggio e vocabolario ridotto

  • Incapacità di unire i suoni alle lettere e di riprodurre le parole

  • Difficoltà nel riconoscere le lettere

  • Difficoltà di apprendimento di nuove parole

  • Lettura molto lenta e problemi di memoria

  • Confusione tra destra e sinistra

  • Iper-sviluppo compensatorio dell’udito

  • Difficoltà nella gestione del tempo.

Questa condizione, se trascurata, può portare anche ad isolamento sociale, frustrazione, bassa autostima, mancanza di motivazione e abbandono scolastico.

La dislessia fa parte dei disturbi del neurosviluppo o DSA e spesso si manifesta insieme ad altri disturbi dello stesso spettro, come la disortografia (difficoltà della competenza ortografica e fonografica nella scrittura), disgrafia (difficoltà nella componente esecutiva e motoria della scrittura) e discalculia (difficoltà di calcolo e di comprensione dei numeri).

Secondo i criteri del DSM 5, per confermare la diagnosi di dislessia, bisogna riscontrare un livello di performance, velocità o comprensione lettura al di sotto di quanto previsto in base all’età e al quoziente intellettivo, e il disturbo deve interferire significativamente con le attività quotidiane o scolastiche.

La dislessia non diagnosticata può contrastare il processo di apprendimento scolastico e avere ripercussioni negative in varie sfere della vita.

Una diagnosi precoce, formulata da un team di specialisti tramite dei test, può portare all’individuazione del disturbo e di conseguenza alla sua soluzione. Infatti, con dei provvedimenti semplici, come l’aumento del tempo di consegna dei compiti, la concessione dell’uso della calcolatrice e l’adozione di strategie di apprendimento alternative, come tecniche di lettura e programmi informatici specifici, i problemi di apprendimento di una persona dislessica possono ridursi notevolmente, migliorando il rendimento scolastico, l’umore, l’autostima e le relazioni.

Nell’adulto la dislessia si manifesta soprattutto con lettura lenta e faticosa, scarsa capacità di sintesi, difficoltà di comprensione e memorizzazione di ciò che si legge, frequenti errori ortografici e difficoltà di pianificare e gestire il tempo. La diagnosi nell’adulto è di fondamentale importanza, in quanto aiuta ad accettare la propria condizione non perdendo l’autostima e non sentendosi limitati nella vita lavorativa ed universitaria.
 

Consigli utili per affrontare la dislessia

A seguito alcuni consigli per supportare i ragazzi dislessici nel loro processo di apprendimento:

  • Consegnare ai docenti della scuola la diagnosi di DSA, in modo che attivino un piano didattico personalizzato con i provvedimenti necessari

  • Spiegare al ragazzo che la dislessia è una neurodiversità, cioè uno specifico modo di operare del cervello, e che a scuola andranno messe in atto alcune misure speciali durante i compiti

  • Lodare il ragazzo, supportarlo emotivamente e mostrare empatia

  • Non parlare troppo di argomenti scolastici, piuttosto far crescere in lui vari interessi extra-scolastici, aiutarlo a sviluppare i suoi talenti, favorire il gioco e le attività ricreative

  • Leggere a voce alta, usare audiolibri e sostenere la motivazione alla lettura, perché non sviluppi un senso di rifiuto

  • Utilizzare programmi informatici di scrittura e correzione automatica

  • Dividere il carico dei compiti in momenti separati e aiutare il ragazzo con strumenti adatti a lui come computer con adeguati programmi, mappe concettuali, etc.

 

 

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