Conoscere l’emetofobia: quando si ha paura di vomitare

Pubblicato il 13 novembre, 2021  / Psicologia e dintorni
emetofobia - paura di vomitare


Cos’è l’emetofobia? Definizione e significato

L’emetofobia, nota come fobia specifica del vomito o SPOV (Specific Phobia of Vomiting) è un disturbo piuttosto comune ma ancora poco studiato dalla comunità scientifica. Secondo le stime attuali circa il 7% delle donne e il 3% degli uomini sarebbero affetti da una forma di emetofobia.

Chi ne soffre ha una irrazionale, esagerata e ingiustificata paura del vomito. Secondo quanto emerso da uno studio di van Hout&Bouman del 2012, la metà dei soggetti con emetofobia analizzati temeva di compiere l’atto di vomitare e circa un terzo temeva non solo di vomitare, ma anche di vedere altre persone farlo.

Il senso di timore non nasce da un malessere fisico organico, si tratta invece di una risposta emotiva disfunzionale.
 

Sintomi e caratteristiche della paura del vomito nei giovani e negli adulti

Chi soffre di emetofobia mette in atto dei comportamenti di evitamento per diminuire il rischio di trovarsi in situazioni legate al vomito e proteggersi da un’eventuale crisi. Identificare tali schemi di condotta potrebbe essere un passo importante per la formulazione della diagnosi. Tra i più frequenti vi sono:

  • rifiutarsi di mangiare o ridurre al minino i pasti

  • cuocere eccessivamente i cibi e non condirli

  • controllare eccessivamente le scadenze

  • abusare di farmaci antiacidi e lassativi

  • evitare ristoranti e bar o aree dove ci sia odore di cibo

  • evitare luoghi chiusi o affollati

  • rifiutarsi di viaggiare

  • rifiutarsi di incontrare donne in gravidanza

  • al giungere in un determinato luogo, cercare il percorso più breve al bagno

  • tenere un asciugamano con sé a letto.


L’evitamento e l’isolamento sociale derivano dalla grande paura di perdere il controllo e vomitare in pubblico e potrebbero portare allo sviluppo del disturbo d’ansia sociale. Questi atteggiamenti di protezione, mantenuti nel tempo, cronicizzano il disturbo. È comune che sorgano ulteriori fobie e ossessioni, come il lavaggio compulsivo di mani e stoviglie, l’ipocondria e l’agorafobia.

L’ipervigilanza delle proprie sensazioni fisiche porta a un’interpretazione distorta dei segnali del corpo, per cui chi soffre di emetofobia presenta nausea, reflusso, mal di stomaco e sintomi di vomito imminente, i quali portano alle restrizioni alimentari. Si assiste spesso a un dimagrimento progressivo, a malnutrizione e, a volte, anche allo sviluppo di anoressia o altri disturbi del comportamento alimentare.

L’ansia, insieme ai sintomi gastrointestinali, non fa che aumentare la nausea e il disgusto alimentando un circolo vizioso.

Alcune donne ritardano o addirittura abbandonano l’idea di una possibile gravidanza per paura di vomitare.
 

Cause dell’emetofobia

La fobia del vomito si presenta spesso durante l’adolescenza, ma può presentarsi anche nei bambini e negli adulti. Le cause non sono del tutto chiare. Generalmente di associa a ricordi intrusivi di esperienze di vomito connotate da vissuti costrittivi o di rifiuto sociale, che rappresentano quindi un trauma.

L’evento traumatico potrebbe essere un ricordo d’infanzia di un vomito ininterrotto, un’intossicazione alimentare o una crisi avvenuta in pubblico che ha suscitato imbarazzo. I ricordi con i relativi odori, sensazioni e suoni associati, vengono vissuti come fossero attuali e stessero per ripetersi. Inoltre, i soggetti apprendono a interpretare la nausea come un minaccioso segnale di vomito imminente, il che fa crescere l’ansia, i sintomi gastrointestinali e l’ipervigilanza alle proprie sensazioni fisiche (Boschen, 2007) (Veale, 2009).
 

Come superarla e come guarire dall’emetofobia? Rimedi e cura

Chi soffre di emetofobia generalmente convive con il suo problema, di cui prova vergogna, e non gli dà sufficiente importanza. È tipico che cerchi di migliorare la sua vita con farmaci, consulte nutrizionistiche o rimedi naturopatici.

Il momento in cui ricerca una terapia psicologica è quando si ritrova in condizioni particolari che non sono compatibili con l’emetofobia, come il desiderio di una gravidanza o un degrado grave della vita lavorativa o privata. Inoltre, la diagnosi è piuttosto difficile: i sintomi sono poco specifici e non sono in molti i professionisti che vantano di una conoscenza approfondita dell’argomento.

farmaci antiemetici né ansiolitici possono risolvere il disagio causato da questo disturbo. Il trattamento per l’emetofobia attualmente è una psicoterapia individualizzata in base alle caratteristiche di ogni persona.

Un’opzione è l’esposizione graduale ai segnali interni, come la nausea. Una volta individuati i comportamenti di evitamento e identificati gli schemi disfunzionali sarà possibile lavorare per modificarli.

È fondamentale trattare anche l’ansia e il disgusto per ridurre la sintomatologia associata.

Un’altra opzione molto efficace è la terapia breve strategica, che non prevede l’esposizione alle situazioni ansiogene fino a quando non si è superata la paura, né è mirata a modificare la percezione del vomito. Piuttosto, è un approccio pratico: in poche sedute si apprenderanno delle strategie e delle soluzioni semplici alla propria paura, le quali produrranno effetti benefici e permetteranno all’individuo di riappropriarsi della propria vita.

 

 

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