Marta  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Varese

Pensieri e depressione reattiva a causa del lavoro

Buongiorno a tutti,
Il mio problema è legato al lavoro. Purtroppo ho passato la maggioranza del tempo come disoccupata nonostante mi dessi sempre da fare, infatti bene o male ho cercato sempre di adattarmi. L'arrivo del Covid con tutte le restrizioni annesse ha fatto il suo a livello psicologico ma nonostante ciò non ho mai "mollato la presa" fin che arriva una proposta di lavoro che accetto con entusiasmo. A dir la verità non avevo ben capito le mansioni perché era un lavoro che bisognava sviluppare in mondo pratico partendo da un idea quindi era tutto da valutare. Mi fecero un contratto di un mese in cui letteralmente vivevo per questo lavoro che però fisicamente era molto pesante e disorganizzato e il collega con cui principalmente dovevo collaborare la maggioranza delle volte era ostile nei miei riguardi, nel senso che era un soggetto fatto a "modo suo" molto lunatico e a volte la mattina non mi apriva la porta per entrare perché era da un altra parte e non mi diceva dove e io rimanevo fuori cosi ad aspettare che mi si aprisse la porta oppure andavo in giro a cercarlo per i vari stabilimenti, oppure faceva le cose da solo senza rendermi partecipe, unito poi alla disorganizzazione dei ruoli e alla pesantezza fisica delle mansioni. Ovviamente ci sono stati anche dei momenti positivi ma i predominanti erano questi. Però in fondo non sono mai stata una che si "lamenta" anche perché nei precedenti lavori anche se pesanti c era un po' di collaborazione e questo aiutava anche a far passare le ore. In questo caso specifico però non capisco perché, in quanto sulla carta era il lavoro perfetto per me, tornavo a casa e mi lamentavo per la fatica e per il trattamento ricevuto dal mio collega che andava a giornate. La mia responsabile (che però era una figura che non era sempre presente e si faceva mettere i piedi in testa da tutti) mi vedeva stanca e mi chiese come andava perché fisicamente sollevare carichi di un certo tipo andando poi a cambiare mansioni anche quelle che non erano inerenti al lavoro unita alla situazione del mio ex collega (di cui lei non era a conoscenza ma tanto lui era intoccabile per diversi motivi quindi non sarebbe cambiato nulla) unito alla pressione delle risorse umane che ogni due per uno indagavano su come andasse, insomma sicuramente una persona non era fresca come una rosa sia a livello psicologico che fisico e di conseguenza notava la mia stanchezza (che comunque facevo presente) ma nonostante ciò era molto soddisfatta del mio operato perché davo il massimo. Io però dentro di me ero esaurita e non passa giorno che me lo rinfacci. All atto del rinnovo o meno del mio contratto infatti mi trovo davanti alla situazione che le risorse umane non avevano ancora ricevuto una risposta da chi di dovere, chiesi alla mia responsabile e lei mi rispose che dovevano ampliare il team e sarebbe dovuta arrivare un altra persona, ma io chiedevo di me e vedevo che non sapeva cosa rispondermi quasi come se stessero aspettando questa nuova persona per tagliare fuori me. Il mio ultimo giorno di contratto ricevo la chiamata a fine giornata verso sera quasi di andare ancora ma per altri 5 giorni. Dopo un mese sarei dovuta andare ancora ma solo per 5 giorni e poi boh. Non accetto questi 5 giorni. E da quel giorno non passa momento che me ne non me ne penta. Diciamo che anche la mia famiglia a furia di sentirmi lamentare mi ha detto che se volevano tenermi lo avrebbero fatto e non a questi modi piuttosto che mi hanno spinta a dire di no al rinnovo. La decisione però poi l ho presa io (nonostante dentro di me per un periodo abbia rinfacciato la cosa ai miei genitori che se mi avessero dato quel sostegno in più al posto che dirmi molla magari sarei ancora li o magari no). Dopo qualche giorno ho incominciato letteralmente a stare male fisicamente e a entrare in uno stato depressivo (il mio medico di base disse che era una depressione reattiva) non parlavo con nessuno, continuavo a ripetermi che ero una fallita e che la mia vita era finita perché quella era la mia occasione e io l ho buttata via perché non sono stata così forte da riuscire a sfruttare al meglio questa occasione (che magari poteva andare bene o magari terminare dopo un altro po chi lo sa) incolpavo me e la mia famiglia. Scrissi alla mia ex responsabile che mi ero pentita di non aver accettato quei 5 giorni anche se erano solo 5 e di tenermi presente nel caso avessero bisogno, ma lei mi rispose che le dispiaceva ma avevano completato il team (e questo dopo 4gg). Il momento che mi fece uscire momentaneamente da questo stato fu solo quando lavorai presso un altra azienda con un lavoro completamente diverso sia di mansioni che di colleghi. Il lavoro era meno pesante e i colleghi erano tutti molto amichevoli e io mi trovavo molto bene. Purtroppo però non mi venne rinnovato il contratto e io ritornai in questo loop della vecchia azienda. Eppure in quella dove mi trovavo bene con i miei colleghi non ho questo loop. Ho lavorato su me stessa ma ho ancora questa ossessione versione la mia ex azienda e se avessi tenuto più duro, e se avessi fatto finta di niente, e se avessi apprezzato di più determinate cose e se e se e se. Potrei presentarmi dal titolare? Io però scrissi alla mia ex responsabile come detto ma senza essere presa in considerazione... penso che non troverò mai più un occasione così anche perché attualmente sono disoccupata.
Come posso uscire da questa ossessione che magari è solo nella mia testa perché magari non vedo la realtà come è che mi porta a pensarci ogni giorno e a buttarmi giù.
Grazie

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Daniela Congiu Inserita il 13/10/2022 - 12:32

Milano - Niguarda, Cà Granda, Bicocca
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Marta buongiorno,
comprendo il suo sentito. Ho incontrato tante persone con vissuti simili al suo in diverse realtà aziendali.
Una situazione in cui reputiamo di non aver agito bene, non ci definisce. Non siamo dei falliti perchè in quella situazione reputiamo di aver fallito.
Noi siamo molto di più ed il regno delle possibilità a cui possiamo guardare e da cui possiamo attingere è infinito.
Inizi a svincolare il suo valere personale dalle cose che fa. Lei è OK a prescindere.
Dentro ognuno di noi c'è un grande tesoro di potenzialità... dobbiamo "solo" rispolverare la nostra cassetta degli attrezzi.

Daniela Congiu

Dott.ssa Rachele Isaia Inserita il 12/10/2022 - 17:29

Alice Castello
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Buongiorno Marta, ho letto con attenzione la sua storia. Nonostante i dettagli da lei riportati, sono sicuramente necessari appronfondimenti per poter rispondere alla sua richiesta per valutare le dinamiche che possono sottostare a quella che lei definisce "ossessione" e che potremmo più generalmente definire come la tendenza del pensiero a tornare al passato e, forse, alla scelta di un tempo. Le consiglio un percorso con un professionista che possa aiutarla a chiarire meglio questi aspetti perché senza un inquadramento chiaro diventa complesso potersi spingere oltre. Con ogni probabilità dopo qualche colloquio sarebbe possibile pianificare un percorso adeguato a sostenerla in questa difficoltà.

Rimango disponibile,

Dott.ssa Rachele Isaia