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Napoli

Vivo in uno stato di completa paralisi

Salve, mi chiamo Valentina. Vorrei gentilmente un consiglio, su una situazione alquanto difficile. Sono anni che vivo in uno stato di completa paralisi. All'inizio era solo una leggera vergogna, un senso di ansia, pian piano tutto questo è sfociato in qualcosa di più complesso.
Non riesco più a parlare, la mia espressione è quasi sempre la stessa. Ho un senso di vegogna esagerato, non riesco a parlare nemmeno con i miei famigliari, a mantenere il contatto visivo, quando parlo con loro mi sento giudicata, e come se sentissi il loro disprezzo, mi sento umiliata , avverto i loro giudizi, la loro poca considerazione. In famiglia vengo trattata come se fossi una bambina, non mi chiedono dei consigli, o non ascoltano il mio punto di vista, non parlano mai di cose "serie" mia Madre si rivolge sempre a mia sorella maggiore per pagamenti, e cose del genere. Vengo del tutto ignorata, mi trattano come una malata, io sono quella debole, quella che soffre, quella che ha bisogno del loro aiuto.
Noto che qualsiasi cosa esprimo, viene sempre rigettata come se fossi una persona priva di ogni senso logico, e di ogni maturità.
Questo mi ha trascinata nella disperazione. Mia Madre nega ogni cosa, dice che invento tutto, che sono io che non mi stimo, il punto è che sono in un blocco totale.
Non sono riuscita a creare la mia autonomia, e questa mancanza mi rende insicura, ho continue ossessioni. Rabbia, e disperazione
Tutto questo credo che sia nato dall'ambiente in cui sono vissuta, e dalla scuola.
Essendo la più piccola, le mie sorelle mi trattavano come una specie di figlia.
Non sono riuscita a farmi valere, il mio ruolo nella famiglia è rimasto sempre lo stesso, e questa mancanza di evoluzione, mi rende frustrata, vedo in loro le stesse modalità di un tempo. E non riesco a cambiare le cose, mi vedono sempre allo stesso modo. E per quanto mi sforzi di vedere la realtà in modo differente. Non riesco a togliere quel marchio che hanno voluto incidere con cattiveria.
Sto malissimo, il senso di vergogna, mi ha costretta a stare chiusa in casa, non riesco a comunicare con nessuno, a parlare al telefono, uscire insomma tutto quello che implica il contatto con l'altro. Sono infelice, perché ho tanti obiettivi che voglio raggiungere, mi sento in una specie di gabbia dove il mio potenziale non può essere espresso, i miei talenti non riescono a venire fuori. Mi vedo inferiore a tutti, non sono riuscita a realizzare nulla, per via di questo blocco ogni volta che si presentava un ostacolo, fuggivo via, non ero resiliente non combatteva per avere successo. Ma dentro di me mi sentivo sempre l'ultima, non ho mai ricevuto dei complimenti, mai delle parole di stima...
Mi spaventa l'idea di dipendere dagli altri, di dipendere da loro, di non riuscire ad ottenere la vita che voglio.
Mi sento umiliata, non ho stima di me stessa, e noto quelle poche volte che vedo qualcuno, insomma ogni persona che mi vede, tende a ridicolizzarmi, a farmi sentire una specie di mostro. Una persona con problemi, risatine e battute sono una costante, vengo vista come una persona debole, una che non realizza nulla, una che non dimostra l'età che ha.
Nella mia mente parte il solito martellamento
"hai visto ti sta prendendo in giro"
"vedi sta facendo delle battute"
"pensa che sei timida" e potrei continuare
Questi pensieri mi danno la morte, sfociano in ossessione, e poi in stati depressivi che mi tengono ferma a letto. Con attacchi di rabbia, e in passato pensieri suicidi.
Sento che ho tantissimi blocchi mentali, il fatto è che un periodo della mia vita dai 9 ai 17 ero diversa, ero pienamente inserita nella società. Frequentavo un accademia di danza classica, , avevo delle amcizie, ero abbastanza aperta. Anche a Scuola avevo il mio gruppo. Poi tutto è mutato sono diventata vuota, come paralizzata, la paura ha elimito tutto facendomi terra bruciata intorno. Mi sento priva di stimoli, a volte avverto come un vuoto mentale...
La vergogna che sento, è tanto forte da bloccare ogni interazione. Ho notato che davanti a un estraneo, o un parente che non vedo da tempo, il mio corpo assume delle posizioni strane divento rigida, il tono della voce è quasi assente, divento impacciata, e mostro la mia vergogna, e non so cosa dire, rimango lì immobile mentre l'altro accorgendosi di questi miei atteggiamenti mi deride
Osservo gli altri parlare come una spettatrice, e mentre tutti parlano, scherzano, ricevo le loro occhiate di commiserazione.
Ma quello che mi distrugge sono gli sguardi di mia Madre, leggo nei suoi occhi una specie di rifiuto. Come se si vergogna, di me,
E talvolta mi sforzo di dire una parola, non vengo considerata, sembra che si stupiscano di questa mia iniziativa.
Sono distrutta ricevo umiliazioni continue, nessuno mi comprende, e non so come uscirne vorrei un consiglio, so che questa non è una terapia, ma vorrei avere un parere da una persona esperta.
Grazie di tutto
Valentina

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Manuela Leonessa Inserita il 05/08/2022 - 14:53

Torino
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Buongiorno Valentina,
riesce, nella sua lunga lettera, a esprimere con grande intensità le difficoltà e la sofferenza che la vita le impone. Riesce però anche a far capire quanto grande sia la sua capacità di analizzarsi e questa è un’abilità importante.
Mi colpisce il fatto che nella sua lunga lettera spesso compaiano espressioni come “mi sento”; “mi vedo”.
Lei ha delle percezioni estremamente negative di se stessa e di come gli altri la giudicano. Fatico a credere che la situazione sia davvero così terribile, e credo che lavorando sul suo modo di percepire se stessa e la realtà che la circonda il mondo le apparirebbe meno ostile.
Funziona così: se lei si percepisce incapace la sua convinzione la porterà ad essere impacciata e alla fine tale risulterà anche agli occhi degli altri. A questo punto la disapprovazione che leggerà nello sguardo degli altri la porterà a convincersi che è incapace davvero e questo la renderà ancora più impacciata ecc. ecc.
E la spirale andrà avanti così ancora e ancora…
Quindi per interrompere la spirale è necessario correggere lo sguardo iniziale, renderlo più razionale. Ciò non significa negare le sue difficoltà e le sue imperfezioni, e chi è che non ne ha, ma ridimensionarle per trovarne anche le soluzioni.
Come dicevo, lei ha dimostrato una bella capacità di analisi, si tratta, ora, di utilizzarla nella maniera giusta.
Insomma, è semplice, ma non altrettanto facile. Dovrà lavorare su se stessa, per questo le consiglio un percorso terapeutico. Un aiuto sarebbe davvero importante per permetterle di riprendersi la vita in mano, perché mi creda, tutto nella sua storia è ancora possibile, non se lo neghi, se lo merita davvero.
Resto a disposizione se lo desidera,
dott.ssa Manuela Leonessa