Marta  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il

Palermo

L'incontro con l'altro è sempre un buon modo per uscire dalla spirale di bassa autostima/isolamento?

Salve, ho 30 anni e sono residente in una comunità terapeutica, per abuso da alcool e crack, da quasi un anno e sono quasi alla fine del mio percorso. Purtroppo non sono riuscita a migliorare il rapporto col mio corpo e con il cibo che uso spesso per soffocare l' ansia e quando mi sento triste. Sono passata dalle abbuffate nella prima adolescenza a periodi di restrizioni/controllo, grazie anche all'uso di sostanze. Adesso non riesco più a controllare il mio peso e vedermi così grassa mi fa pensare che, nonostante io abbia lavorato tanto nell'ultimo anno in comunità e mi sia sforzata di migliorarmi e smettere di massacrarmi, non ho fatto chissà quali evoluzioni alla fine. Non bevo, non fumo crack, ma è rimasto il senso di impotenza. Mi sento ancora una nullità anche se ci sto provando con tutta me stessa a credere in me. Mi sono anche iscritta all'Università (avevo abbandonato gli studi) e mi sto sperimentando nel teatro, proprio per spingermi oltre. Desidero ricostruire fuori una rete, fare amicizie, sperimentarmi in cose nuove e sane. Allo stesso tempo però sono frenata da questi pensieri che continuano a tormentarmi. Non mi riconosco. Non mi vedo sana né bella. E non è solo quello che è fuori che non mi piace. Mi sono convinta di essere una persona che vale poco a livello globale. Non penso di essere intelligente né in grado di vivere relazioni vere, profonde. Non so amare. Tutto questo sono sicura che a lungo andare mi logorerà ancora fino a farmi ricadere. Purtroppo la mia fame di relazione mi ha portato a conoscere un ragazzo, in una dating app, e lo trovo splendido. Avrei molta voglia di vederlo ma lui non sa nulla della mia condizione e in più mi sento molto intimidita da lui. Sembra molto intelligente e interessante. Io autostima zero, anche se non traspare mai dalle nostre conversazioni. Sono molto combattuta se metterlo al corrente o meno. Io sento che lui capirebbe. Solo che non so se è una buona idea aprirsi così presto. Non so nemmeno se è una buona idea iniziare a vedere qualcuno vista la negatività che permea la mia mente in certi momenti. Non voglio fare male, ne farmi male. Sarebbe bello vivere qualcosa di bello dopo tutti questi anni di sofferenza ma è come se l'amore e le cose belle mi siano precluse. Come se fossero luoghi ai quali io stessa mi nego l'accesso perché non li merito, forse. Non sono mai abbastanza. Grazie dell'ascolto.
Marta

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Manuela Leonessa Inserita il 02/12/2022 - 19:30

Torino
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Buongiorno Marta,
per prima cosa vorrei condividere con lei le impressioni più immediate che mi ha suscitato la sua lettera:
teme di non essere intelligente ma dalla sua lettera di intelligenza ne traspare e ne traspare quanto basta. Tra l’altro scrive molto bene, questo non c’entra niente ma spero le faccia piacere.
Detto ciò, lei teme di non aver fatto molti progressi ma si guardi indietro, guardi da dove è partita e guardi dov’è adesso: è alla fine di un percorso, ha voglia di mettersi in gioco, si è data al teatro, ha ripreso l’Università; le pare poco?
Forse non è abbastanza, forse c’è ancora tanto lavoro da fare, ma tanto ne è stato già fatto e merita di esserne orgogliosa.
Si tratta ora di capire come procedere: fissi degli obiettivi e ne affronti uno alla volta. Le faccio un esempio: ha accennato ad un comportamento alimentare disordinato, potrebbe iniziare da lì. Lavorare su quel disordine, imparare lentamente a gestire gli impulsi alle abbuffate e perdere piano piano peso avrebbe conseguenze benevole su più fronti, su quello alimentare ovviamente, ma anche sul suo livello di autostima e sulla sua insicurezza nelle relazioni.
E’ solo un’ipotesi di lavoro, ma non si dia per vinta, merita tanto quanto chiunque altro, ed è arrivato il momento di crederci.
Le auguro tutto il bene che c’è e resto a disposizione se lo desidera,
dott.ssa Manuela Leonessa

Dott.ssa Monia Crimaldi Inserita il 09/12/2022 - 10:54

Buongiorno,
rimango molto colpita dalle sue parole, in particolare dalla fragilità che ne traspare. Penso che sia riuscita a fare un grande percorso sino a ora, perchè comprendo che entrare in una comunità non è semplice, quindi le sue paure e i suoi dubbi mi sembrano assolutamente normali.
Le sue insicurezze e difficoltà legate al suo corpo, alla gestione del cibo e di conseguenza anche alle relazioni, richiedono cura, ma il lavoro su di sè è una costruzione lenta e faticosa. Penso che il percorso che ha già intrapreso la aiuterà a consolidarsi sempre di più. Non penso che fin'ora non abbia concluso nulla, anzi, da quanto dice, credo che i passi avanti siano stati tanti, non si lasci scoraggiare dalla strada che ancora c'è da percorrere.
Le faccio un in bocca al lupo.
Dott.ssa Monia Crimaldi
Psicologa Psicoterapeuta