articoli di psicologia della Dott.ssa Eleonora Alecci

risposte dello specialista Eleonora Alecci

 4  risposte
  Vis. Profilo

Bambino di 8 anni a forte disagio per il suo peso... che fare?

Apri domanda

Gentile Lisa, lei ci contatta in quanto preoccupata per il suo cuginetto, che è in sovrappeso e che sembra stia soffrendo. Lei descrive la sua famiglia come “invischiata” in molteplici dinamiche di “dipendenza (fumo, alcol, lavoro)”. In effetti anche i disordini dell’alimentazione possono essere considerati un tipo di dipendenza. Inoltre la dipendenza intrinseca entro il rapporto madre-figlio, che lei avverte in questo caso come problematico, si è rivelata spesso una utile chiave di lettura per comprendere simili situazioni entro il modello psicoanalitico. Le dipendenze si situano sempre rapporti. In questa ottica non appartengono esclusivamente al suo cuginetto, o a sua zia, come singoli individui: al contrario, organizzano in modo complesso i rapporti collusivi tra voi. Le dico questo perché credo che possa esserle utile per comprendere l’uso che lei stessa fa della parola “malato” (dinamiche famigliari "malate”). Lei parla di una “situazione complessa”, “invischiata”, “dove non si è accolti nella propria emotività”. Capisco che la sua preoccupazione è sostenuta da un giudizio negativo verso il funzionamento di questo nucleo familiare. Forse i vostri parenti avvertono in qualche modo questo giudizio, che magari attraversa la preoccupazione che lei e sua madre avete espresso? In questo caso la loro difficoltà ad aprirsi al dialogo acquisirebbe più senso. Io le propongo questa ipotesi con tutti i limiti posti dalla scarsezza delle informazioni in mio possesso; prenderla in considerazione e verificarla sta a lei. Aggiungo che, nonostante il suo disagio nel rapporto con questa famiglia e paura di una “chiusura” del suo cuginetto, ho compreso l’affetto che lei prova. Penso che questa possa essere una grande risorsa per lui: a volte comunicarlo è molto utile, aiuta a tenere “aperte” le porte della relazione. Un caro saluto....

Mi sto disintegrando dentro

Apri domanda

Gentile GA, mi spiace per ciò che sta passando, capisco quanto lei stia soffrendo e avverto la sua confusione. Lei descrive una situazione in cui è innamorata di un uomo che l’ha giudicata in quanto tipo “facile” - giudizio che lei trova ingiusto, e della cui ingiustizia chiede conferma anche a noi, qui. Lei dunque è innamorata di un uomo che l’ha svalutata e ferita. Mi ha molto colpito l’incipit della sua domanda: “vi scrivo perché credo di rasentare l'orlo di un bellissimo esaurimento”. Trovo curioso il significato ossimorico delle parole “bellissimo esaurimento”. Le faccio una domanda: secondo lei, questo gioco di parole in che rapporto è con la situazione che ci ha descritto? Mi sembra che lei parli di un’emozione, l’ambivalenza, che è molto complessa e che spesso “parla” attraverso vissuti sofferenza e confusione. E’ una emozione che ci attraversa frequentemente (non è “perversa”, “malata” o connotabile negativamente, come qualsiasi altra emozione); tuttavia - anche solo per il dolore che provoca - necessita di essere capita. Mi chiedo come mai lei trovi “bellissimo” esaurirsi: la invito a pensare alla sua storia, ai suoi rapporti familiari, al suo contesto di lavoro e alla sua soddisfazione in questo momento della sua vita. Le auguro di trovare le risposte alle domande che cerca. Un caro saluto....

Relazione con una ragazza più giovane

Apri domanda

Gentile Francesco, mi sembra che lei ci stia parlando, da un lato, della paura di “danneggiare” in qualche modo la sua giovane ragazza, e dall’altro della paura di essere danneggiato da lei. Sappiamo per esperienza che l’amore - anzi, l’innamoramento - è spesso legato a sentimenti di vulnerabilità, variamente proiettabili. Credo che la giovane età della sua amica sia un mezzo per parlare di questa vulnerabilità che lei avverte, e che penso sia legata anche al fatto che la vostra sia una relazione a distanza. Un caro saluto....

Lasciare il proprio ragazzo e scoprire che ha un tumore

Apri domanda

Gentile Sabrina, avverto la sua fatica in merito al proseguimento di questa relazione (“era sempre stanco, seccato di vedermi e non organizzava mai nulla per me”, “ha sempre un'ansia assurda”, “non può contribuire in nulla”) e, contemporaneamente, l’angoscia derivante dalle evocazioni luttuose che evoca (il raschiamento, il tumore). Mi sembra che lei si senta in colpa rispetto alla fantasia di abbandonare quest’uomo al suo destino. La sua situazione mi ha fatto venire in mente un altro caso, che sento in qualche modo simile al suo. La storia è quella di una ragazza a cui, da adolescente, era morta improvvisamente la madre: questa ragazza esprimeva una fortissima angoscia, frutto del senso di colpa derivato dal fatto di aver litigato con la mamma poco prima dell’incidente. Uno degli obiettivi della consulenza, in quella situazione, fu l’esplorazione della distinzione tra la “fantasia” di aver aggredito l’altro (in questo caso litigando con la madre - nel suo caso lasciando quest’uomo) e il “fatto” della perdita successiva (la morte della donna, o la diagnosi di tumore). Credo che, forse, una cosa che potrebbe essere utile in questo caso sarebbe cercare di capire quale sia la domanda che le rivolge il suo ex. Lei ha detto che la ha chiamata dopo una settimana riferendole la diagnosi. Cosa crede che le stia chiedendo? Di tornare insieme? Di vivere insieme? O di parlare delle sue paure? Non è detto che la sua richiesta sia così chiara a entrambi. É possibile che lui abbia, in realtà, bisogno di qualcosa che lei potrebbe sentire di dargli: che non sia la relazione sentimentale, ma il sostegno e la presenza affettiva....