articoli di psicologia della Dott.ssa Manuela Leonessa

risposte dello specialista Manuela Leonessa

 39  risposte
  Vis. Profilo

Uscire con un'anoressica

Apri domanda

Buongiorno Alice, capisco il suo disagio e capisco anche il desiderio di aiutare l'amica, ma non spetta a lei. Quello dell'anoressia è un problema complesso, non se ne faccia carico. Piuttosto provi a domandarsi se quella di promuovere i suoi desideri e le sue preferenze sia una difficoltà presente solo con questa amica o in più contesti della sua vita. mi faccia sapere la risposta se lo desidera....

Sofferenza e vittimismo

Apri domanda

Buongiorno Sara, la consapevolezza che dimostra nell'analizzare questo atteggiamento verso la vita è già un buon traguardo da cui partire. Non definirei comunque il suo un atteggiamento vittimista. Il vittimista è colui che tende ad incolpare persone o circostanze esterne a sé per le proprie difficoltà. Ma al di là di queste precisazioni, sicuramente il suo comportamento ha un significato profondo. Lei stessa scrive che la sofferenza sembra fornirle uno scopo alla vita. Benissimo, ognuno di noi ha bisogno di uno scopo, e lei , a quanto pare ha trovato il suo. Si tratta di scoprire perché proprio quello della sofferenza. Probabilmente placa dei bisogni, che, una volta individuati , sarà importante soddisfare in maniera più salutare. Un caro saluto....

Estrema insoddisfazione lavorativa

Apri domanda

Buongiorno Monica, immagino lei sappia che di per sé l'ansia non sia una cosa negativa, essa deriva dal desiderare qualcosa e percepire il pericolo di non ottenerla. L'ansia, quando è appropriata preserva la vita e spinge ad agire e a ottenere risultati. L'assenza di ansia conduce all'indifferenza, ma l'ansia eccessiva può anche distruggere. Ricapitolando, l'ansia sorge di fronte a un pericolo. Lei stessa dice che di fronte a un ostacolo si scoraggia prima di averlo superato. Immagino che la vita stessa per lei, in questo momento, sia una difficoltà enorme di fronte alla quale si sente inadeguata, se davvero è così, comprendo la sua ansia. Ma l'ansia, come le dicevo, può distruggere, può boicottare le nostre azioni ( a che serve sforzarsi tanto se non si ottengono risultati?) e meno otteniamo risultati più ci sentiamo inadeguati e più ci sentiamo inadeguati più proviamo ansia e più proviamo ansia meno risultati otteniamo, e ci sentiamo inadeguati, e così via: rendo l'idea? Ma vede, non è detto che lei sia davvero così inadeguata, la percezione che ha di sé probabilmente non corrisponde a verità, Si tratta solo di individuare i motivi che la spingono a percepirsi così e correggerli. C'è un bandolo della matassa da individuare, e un buon colloquio terapeutico potrebbe aiutare. Un caro saluto...

Non riuscire a guardare i miei occhi allo specchio

Apri domanda

Gentile Sofia, “È ormai da qualche anno che ho un rifiuto crescente di guardare allo specchio i miei occhi.” Prima come stava, e cosa le ha fatto perdere questa sicurezza? E' successo qualcosa di particolare? Ci può raccontare qualcosa in più della sua vita? Un caro saluto....

Non accettazione scelte di mia madre

Apri domanda

Buongiorno Alice, mi chiedo cosa sia a farla stare così male: il “tradimento” di sua madre o il fatto che qualcuno, in qualche modo, si sta sostituendo a suo padre? Quando perdiamo una persona cara, viviamo una fase di non accettazione non ci rassegniamo alla perdita e l’unica cosa che desideriamo è il suo ritorno. Lei sa bene che suo padre non tornerà, ma il fatto che il suo letto sia occupato da un altro uomo rende questa impossibilità più reale . Conflitti come quello che sta vivendo lei dopo un lutto importante sono normali nel breve periodo, ma dopo un anno dall’evento richiedono un’analisi più attenta. Potrebbe essere utile una terapia psicologica, ma non necessariamente. Provi a vedere se esistono gruppi di auto mutuo aiuto nella zona in cui vive, consulti il suo medico di famiglia, se ha fiducia in lui. Aiutarla è possibile....

25 anni e depressione profonda

Apri domanda

Buongiorno Marti, 25 anni, quasi 26, sono davvero pochi per considerarsi private di un futuro. Alla sua età ha tutto il tempo che le serve per cogliere le opportunità che la vita potrà offrirle. E direi che qui sta il punto. Da come scrive sembra che la rinuncia al trasferimento in UK abbia attivato una spirale negativa in cui pensieri, umore, fisiologia e comportamento stanno innescando una nell’altra una serie di reazioni a catena che la spingono sempre più in basso. Pensieri negativi, umore depresso, comportamento passivo e ritirato creano un circolo vizioso che si autoalimenta convincendola in maniera sempre più profonda che per lei non c’è, e non ci sarà più un futuro di speranza: sua madre la manipola e lei ha accettato di rimanere in negozio rinunciando a ciò che più le sarebbe piaciuto fare, rimanere in negozio le impedisce di raggiungere un’indipendenza economica che le permetterebbe di lasciare la famiglia di origine e sottrarsi all’influenza manipolatrice di sua, permettendole di costruirsi un futuro di maggiore soddisfazione, e il cerchio si chiude come la ruota di un criceto, girando e rigirando sempre nello stesso senso. Si tratta solo di spezzarlo. L’aiuto di un professionista le permetterebbe di correggere i pensieri che le fanno vedere tutto buio e spento, imparare a gestire le emozioni negative che la bloccano in un limbo sterile e privo di prospettive, riattivare risorse e abilità che le permetterebbero di comportarsi in modo costruttivo per raggiungere obiettivi a cui è giusto che ricominci a credere. Non è un cammino semplice, ma costruire il proprio pezzo di felicità non è facile per nessuno. Difficile però non significa impossibile, solo impegnativo. Ha voglia di provarci? Dott.ssa Manuela Leonessa...

Esigenza di cambiare

Apri domanda

Buongiorno Monica, il suo bisogno di piacere è comprensibile, tutti ne hanno bisogno. A qualcuno risulta facile, a qualcun altro no. C’è poi chi è così sicuro di non avere nulla per piacere agli altri, che si relega in un angolo rinunciando persino a provarci. Fin da piccolina si è sentita rifiutata, chissà poi se era davvero così magra e bruttina o solo troppo sensibile, il problema è che lei questa presunta tara se la è portata dietro, ha formato il suo carattere e oggi di fronte a chiunque si sente in qualche modo inadeguata. Ma quanto è difficile vivere così? Costantemente preoccupata di essere giudicata negativamente dagli altri? Perché dagli altri possono arrivare per lei solo giudizi negativi, non è così? Ma il punto sta proprio qui: come fa a essere così sicura che gli altri pensino solo male di lei? Certo, il fatto di averlo pensato fin da sempre rafforza questa convinzione, e certo, i suoi compagni la deridevano da piccolina. Ma tutti? Proprio tutti? Probabilmente non era così ma lei ne è convinta. mi creda però se le dico che è solo un problema di sguardi. E’ così abituata a non piacere che si sforza di farlo anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Chissà a quanta gente è piaciuta subito semplicemente perché era lei. Il suo essere se stessa merita una chance, certo c’è un po’ di lavoro da fare. Imparare a correggere il suo modo di guardare a se stessa e agli altri, superare i blocchi che le fanno vedere tutti (o quasi) come ostili e quelli che le hanno impedito fino ad oggi di apprezzarsi così com’è , con tutto il bello che c’è in lei. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa....

Quale terapia per la mia difficoltà?

Apri domanda

Buongiorno Sara, da come scrive lei mi sembra una persona già molto motivata, concreta e centrata sull’obiettivo. E’ abituata a lavorare su se stessa, si vede, e lo fa così bene da rendersi conto che oltre ad un certo risultato, da sola, non riuscirà ad ottenere. Le serve uno sguardo nuovo, uno sguardo che l’ aiuti a guardare le difficoltà da un’angolazione diversa, quindi chiede quale potrebbe essere l’approccio migliore per il suo problema. Non credo ne esista uno solo, proverò a raccontarle di quello cognitivo comportamentale, mi dirà lei se le piace. E’ un approccio pratico che mira a risolvere le difficoltà partendo dal modo in cui ci approcciamo ad esse. Prendiamo ad esempio il fatto che di fronte agli altri non riesce a svolgere compiti da lei stessa reputati semplici, come mai? Non certo a causa della loro difficoltà che lei stessa rivela essere irrisoria. Il problema risiede altrove, nella sua paura del giudizio altrui forse, o in aspettative troppo alte che lei stessa ha delle sue prestazioni o chissà dove. L’approccio cognitivo comportamentale l’aiuterà ad individuare i pensieri alla base di queste difficoltà, schemi fissi di ragionamento e di lettura della realtà che le appartengono e che la portano a interpretare certe situazioni come minacciose. Imparerà a rivedere questi schemi, a correggerli dove necessario, ad arricchirli, ad integrarli con altri pensieri più funzionali al suo benessere. Insieme a ciò lavorerà sul suo comportamento ( non a caso si parla di approccio cognitivo comportamentale) apprenderà strategie che l’aiuteranno a modificare la relazione fra le situazioni che le creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che ha adottato fino ad oggi in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di reazione. Tutto ciò dovrebbe aiutarla ad approcciarsi alle sue difficoltà in modo nuovo, ad essere più critica e consapevole dei meccanismi che attiva di fronte alle situazioni che la preoccupano a gestire e a disinnescare queste modalità ea sostituirle con altre più funzionali che l’aiuteranno a raggiungere con meno difficoltà i suoi obiettivi. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Come capire chi siamo?

Apri domanda

Cara Veronica, il percorso per diventare chi si è, è complicato per tutti e la famiglia da cui si proviene in questo processo è davvero importante. La tua storia familiare direi che è stata, forse lo è ancora, alquanto articolata e sicuramente ha avuto un peso nel determinare ciò che sei, la tua confusione, la natura e la qualità delle relazioni che intrecci tuttora. Questo lo sai, non è un caso, infatti, se in questo tuo lungo sfogo ne ripercorri le tappe. Io ti consiglierei di partire da lì, dalla tua storia familiare. Sono a tua disposizione per ulteriori chiarimenti Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Non ho ambizioni sul futuro

Apri domanda

Caro Samuele, è difficile diventare grandi improvvisamente, e probabilmente il tuo disagio nasce proprio da questo: per tutta la vita hai vissuto all’ombra dei tuoi e adesso ti ritrovi di fronte un futuro che riguarda solamente te. Una situazione del genere disorienterebbe chiunque, ma è giusto che sia così, è giusto che tu non faccia marcia indietro, perché è della tua vita che stiamo parlando. Certo le difficoltà sono tante, per la prima volta ti ritrovi a dover fare delle scelte da solo, manco ci credi di essere in grado di farle, nessuno ti ha mai dato la possibilità di provare a te stesso il contrario. Imparare a credere in se stessi è mica facile. Non hai ambizioni, dici, ma probabilmente questa assenza fa parte del problema: che senso ha fare delle scelte se non crediamo di essere in grado di realizzarle? Ma è’ arrivato il momento di prendere la tua vita in mano, Samuele. Hai dei genitori che ti amano al tuo fianco e tutta la vita davanti. Non c’è motivo di credere che tu non ce la possa fare, e un sostegno psicologico, almeno iniziale, potrebbe aiutarti a risolvere le difficoltà più grandi. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e ti faccio i miei migliori auguri, dott.ssa Manuela Leonessa...

Mancanza di tatto del mio compagno

Apri domanda

Buongiorno Anna, ogni persona ha diritto al rispetto e comprendo il senso di umiliazione e la sofferenza che il suo compagno le impone. Tuttavia diventa difficile, dalla sua lettera così sofferta ma anche così essenziale, capire i meccanismi del vostro rapporto, i motivi che spingono il suo compagno ad umiliarla. Motivi che non servono a giustificarlo, sia chiaro, ma solo a capire su quali presupposti si basi il vostro rapporto. Il punto importante però è un altro: il rispetto è un diritto sacrosanto purtroppo non sempre garantito, a volte dobbiamo conquistarcelo. L’autostima e l’assertività sono componenti del nostro carattere che ci permettono di lottare per il rispetto nelle situazioni più difficili. Ammette di essere una persona riflessiva, allora mi dica: come sta ad autostima? Nella sua lettera lei chiede un consiglio su come proteggersi dalla mancanza di rispetto del suo ragazzo. Una domanda vorrei porgliela io: che tipo di rapporto amoroso è quello in cui il bisogno primario è quello di proteggersi dagli attacchi del compagno? Non sarebbe più giusto cominciare a chiedersi come vorrebbe essere amata, per capire se il suo compagno è in grado di darle ciò che chiede? Mi scriva ancora se lo desidera. Dott.ssa Manuela Leonessa...

Ipocondria, depressione, e varie paure! Voglio davvero uscirne da tutto questo!

Apri domanda

Buongiorno Leonardo, trovo curiosa la sua lettera, e le dico perché: Si è accorto di aver già dato risposta a tutte le sue domande ? Chiede se può stare tranquillo quando ha ammesso poco prima di essere costantemente angosciato e di non riuscire a farne a meno, parla dei timori relativi alla sua salute autodefinendosi ipocondriaco, quindi è già consapevole dell’origine dei suoi mali, infine si rivolge a Psicologi on line avendo già capito che per superare le paure relative al corpo dovrà lavorare sulla psiche. Ora, se permette, le faccio una domanda io e mi risponda solo dopo averci pensato molto bene: questa sua lettera è l’ennesimo tentativo di cercare rassicurazioni ? Perché non è così che risolverà il problema: parlare continuamente delle sue paure le alimenterà anziché risolverle. Ha voglia di uscire da questa situazione, ha voglia di stare bene, non esiti a chiedere aiuto. Dalla sua lettera traspare una forte energia , la usi. La usi nella giusta direzione, ne varrà la pena. Resto a sua disposizione, Dott.ssa Manuela Leonessa...

Chiedo io il periodo di pausa e lui mi lascia

Apri domanda

La fine di una relazione d'amore è sempre dolorosa, la sofferenza può essere intensa e richiedere anche molto tempo per essere attenuata. La sua storia, inoltre, durava da tempo per questo capisco la sua l’incredulità, sembra impossibile che la persona che abbiamo amato e con cui abbiamo condiviso tanti momenti e i nostri lati migliori (e peggiori) non voglia più averci con sé nella sua vita. Cara Monica ,non si rimproveri per la sua sofferenza, dimostra solo che sa amare. Non le sarà possibile eliminare il dolore per questa perdita, non così presto almeno, può però provare ad adottare alcuni accorgimenti che l’aiutino ad elaborarla e a guardare oltre. Non neghi la sua sofferenza e non si rimproveri per ciò che sta provando, l’accolga, la condivida con qualcuno, amici, parenti. La sofferenza è come una bustina di caffè liofilizzato, se la immerge nell’acqua si scioglie, se non lo fa diventa una mappazza rischiando di rimanere bloccata nella sua mente o nel suo corpo. Si prenda cura di se stessa, ama lo sport? Pratichi attività fisica all’aria aperta, in mezzo al verde, è il miglior antidepressivo e la farà sentire più bella, anche questo non guasta. Non idealizzi il suo ex, si sforzi di ricordarne anche i difetti, questo le permetterà di avere una visione più equilibrata di quella che è stata la vostra storia. E non cerchi consolazione in lui. Si dia nuovi obiettivi, la vita continua, per lei potrebbe essere arrivato il momento di dare una svolta alla sua. Non si neghi questa opportunità, anzi la colga. E stia con le persone che le vogliono bene, la vita ha ancora molte cose da darle, Monica, sia coraggiosa. La saluto con affetto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Dipendenza affettiva in amicizia

Apri domanda

Buonasera Grazia, non riesco a comprendere i termini del suo problema: perché parla di dipendenza affettiva? Perché questa amicizia sarebbe per lei un problema? Parla di autoanalisi e comportamenti sbagliati, ha voglia di essere un po’ più specifica? Resto in attesa e la saluto caramente, dott.ssa Manuela Leonessa...

Anaffettività o altro? Problema a mostrare affetto ai parenti

Apri domanda

Buongiorno Giada, ho letto con attenzione la sua lettera in cui emerge con chiarezza il senso di frustrazione nei confronti di una manifestazione di affetto che sente come dovere. Tendiamo ad avere un’idea preconcetta dell’amore e dei gesti necessari per esprimerlo, ma chi dice che debba essere necessariamente così? Lei non mette in discussione l’ affetto per i suoi ma si rammarica di non riuscire ad esprimerlo, che cosa intende esattamente quando parla di questa incapacità ? Ci sono molti modi per dimostrare il proprio affetto a qualcuno, è sicura di essere davvero così muta? A volte non riusciamo a comunicare perché non conosciamo l’alfabeto adatto, altre volte perché sottovalutiamo quello già in nostro possesso. Penso che l’idea di rivolgersi a uno psicologo sia buona, un percorso che l’aiuti a comprendere le emozioni che prova per i suoi genitori, che l’aiuti a risolvere i sensi di colpa per ciò che ritiene sia doveroso manifestare loro e le restituisca la libertà di esprimere ciò che di più genuino c’è in lei nei loro confronti, potrebbe restituirle la gioia e la libertà di essere vera con loro. Per quanto riguarda il percorso più adatto a lei, credo che la cosa importante sia trovare qualcuno che le ispiri fiducia. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e le auguro una buona giornata. Dott.ssa Manuela Leonessa...

Ansia per il futuro e senso di fallimento.

Apri domanda

Buongiorno Luca, direi che l’ansia sta prendendo il sopravvento. Quando sono i pensieri a dominare la nostra vita e non noi a governare loro è necessario correre ai ripari. Primo perché ciò che lei pensa non deve necessariamente diventare realtà. L'ansia di non riuscire a scrivere la tesi, per esempio, di non essere in grado di trovare un argomento o relatore: e chi le dice che sarà così?, magari dovrà chiedere a più di un professore, ma perché pensare che non riuscirà a trovarne uno disposto a seguirla? La paura di non essere preso dalle aziende per uno stage: ci ha mai provato? Magari è meno difficile di quanto lei creda. Pensa di essere inferiore ai suoi compagni, crede di essere l’unico a sentirsi così? I suoi timori non sarebbero nemmeno così strani se non fossero così invadenti, ma l’impressione che ricavo dalle sue parole è che la stiano bloccando. I sui timori, insomma, sono così forti che rischiano di ostacolarla nel raggiungimento dei suoi obiettivi. Ma correre ai ripari non è impossibile. Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a distinguere le paure realistiche da quelle che non lo sono, tenere sotto controllo queste ultime e rafforzarla nel problem solving per i problemi che necessitano di una soluzione. Un percorso che l’aiuti a sviluppare la fiducia e la sicurezza interiore indispensabili per trovare la sua strada e attraversarla con entusiasmo anziché con disperazione. Le faccio i miei più cari auguri e resto a disposizione per eventuali, ulteriori chiarimenti. Dott.ssa Manuela Leonessa...

Senso di occlusione, depressione, problemi relazionali col nucleo familiare

Apri domanda

Buongiorno Salvatore, comprendo la sensazione di pesantezza e sofferenza che descrive con grande efficacia. Purtroppo quando si è immersi nel proprio disagio è difficile guardare al problema da altre angolazioni che magari nascondono spiragli inutilizzati. Eppure, di solito, se viene cambiato anche solo un elemento all’interno di un quadro, cambia tutta la composizione. Per questo motivo sono d’accordo con lei sull’opportunità di “approfondire tutta la questione” con un professionista. Resto pertanto a sua disposizione e se volesse contattarmi per parlare meglio a voce di tutta la situazione può trovarmi al numero 3333054288. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa....

Figlio insoddisfatto

Apri domanda

Buongiorno Salvatore Sicuramente il vostro piccolo cerca di dirvi qualcosa ed è saggio il vostro desiderio di andare più a fondo. Il suo racconto descrive alcune manifestazioni del disagio del bambino ma non è sufficiente ad individuarne le cause. Gli aspetti da considerare sono tanti e varrà la pena approfondirne ognuno. Mi permetto di sfiorarne uno in questa sede: secondo lei quanto pesa l’arrivo della sorellina nel quadro da lei descritto? L'arrivo di un fratellino o sorellina modifica le abitudini di vita di una famiglia ed è un momento di grande stress per il primogenito. Alcuni bimbi si adattano meglio al grande evento, altri no. Se vostra moglie una sera tornasse a casa con un altro uomo e vi dicesse: “Caro, questo è il mio amante e vivrà con noi. Dovete andare d’accordo e volervi bene.” Come vi sentireste? Ecco, questa è la rabbia e il senso di frustrazione che i bimbi accusano quando dopo i primi giorni, comprendono che il nuovo nato non è un ospite solo di passaggio: “Mamma, quand’è che se ne va via?” è tutto ciò che vorrebbero sapere. Dal loro punto di vista si stava benissimo prima, non c’era bisogno di un fratellino o una sorellina.. “Forse per mamma e papà io non ero abbastanza” è un altro dubbio che può cominciare a frullare nella loro testolina. Per come la vedono loro l’intruso catalizza l’attenzione di mamma, papà e di tutti gli altri. È qualcosa di davvero inaccettabile ed è necessario organizzarsi, ma come? Facendo come lui, ovvio. Pannolino, ciuccio e tutto il resto, regressione insomma. Oppure trasformandosi in un esserino imprudentie, ficcandosi continuamente nei guai o adottando comportamenti discutibili. Mamma è papà non gli staccheranno più gli occhi di dosso e l’attenzione sarà nuovamente tutta per loro. Naturalmente questa è solo una delle possibili chiave di lettura. Condivido il vostro desiderio di andare più a fondo, e sono sicura che la vostra attenzione vi permetterà di risolvere la situazione senza ulteriori complicazioni. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e vi auguro buona giornata. Dott.ssa Manuela Leonessa...

Mi sento sola

Apri domanda

Cara Giulia la sua lettera è un buon inizio per iniziare a prendersi cura di sé e poter dare “corpo e anima” alle numerose possibilità che le offre la vita. Penso che per lei sia necessario iniziare un percorso psicologico che possa aiutarla a gestire tutto ciò di cui parla. Le disavventure che si sono susseguite in questo ultimo periodo, unite alla solitudine, la spingono a vedere tutto nero, ma la vita non è solo questo, mi creda. Ha bisogno di credere in se stessa, fare i conti con ciò che non le piace di lei, percepirsi più “amabile” al punto che se le sue amiche non la cercano si ritroverà in diritto di andare a cercarle lei. Merita di ritrovare la serenità , ma in questo momento di buio totale ha bisogno di qualcuno che l’aiuti ad emergere dal tunnel. Dopo diventerà tutto più semplice. Mi scriva ancora se vuole o mi telefoni, se preferisce . Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Depressione resistente e Terapia Cognitivo Comportamentale

Apri domanda

Buongiorno Marco, non so dirle se un tipo di approccio potrebbe essere più efficace di un altro, molto credo dipenda dalle risposte individuali. Posso però spiegarle i presupposti di quello cognitivo comportamentale, deciderà lei se provare anche questa strada oppure no. La terapia cognitivo comportamentale (TCC) va a caccia dei pensieri negativi. E’ una terapia che chiede sin da subito al paziente di fare attenzione ai propri pensieri e in particolare a quelli che lo spingono a giudicare in maniera negativa, catastrofica e terribilizzante le varie occasioni di vita in cui si manifesta la sua sofferenza. E’ un lavoro di cesello che invita il paziente a guardare con la lente d’ingrandimento questi pensieri, ad analizzarli, metterli in discussione. Questa è la caratteristica della TCC: una grande finezza nel definire ed elicitare i pensieri consapevoli e coscienti che portano il paziente a valutare depressivamente e/o ansiosamente le situazioni. Sottolineo, perché lo ritengo importante, che la TCC lavora sui pensieri consapevoli e coscienti. Non tiene conto, cioè dell’inconscio. Questo però non significa che i pensieri consapevoli e coscienti siano tali da subito. Veniamo attraversati continuamente da pensieri coscienti ma velocissimi, che non consideriamo minimamente pur potendolo fare. pensieri che per questo motivo consideriamo automatici. Ne ha già sentito parlare? Nella sua lettera lei cita “ pensieri e convinzioni che mi curvano", "mi bloccano”. Ecco, la TCC si occuperà prevalentemente di questi. Pensieri e convinzioni che la “curvano e la bloccano” dei quali è già consapevole ma anche di quelli tutt’ora ancora automatici. Mi faccia sapere se lavorare in questa direzione potrebbe esserle utile. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Quale terapia per ansia generalizzata?

Apri domanda

Buongiorno Antonella, le rispondo più o meno come ho risposto ad un altro lettore: non so dirle se un tipo di approccio potrebbe essere più efficace di un altro, molto credo dipenda dalle risposte individuali. Posso però spiegarle i presupposti di quello cognitivo comportamentale, deciderà lei se provare questa strada oppure no. La terapia cognitivo comportamentale (TCC) va a caccia dei pensieri negativi. E’ una terapia che chiede sin da subito al paziente di fare attenzione ai propri pensieri e in particolare a quelli che lo spingono a giudicare in maniera negativa, catastrofica e terribilizzante le varie occasioni di vita in cui si manifesta la sua sofferenza. E’ un lavoro di cesello che invita il paziente a guardare con la lente d’ingrandimento questi pensieri, ad analizzarli, metterli in discussione. Questa è la caratteristica della TCC: una grande finezza nel definire ed elicitare i pensieri consapevoli e coscienti che portano il paziente a valutare ansiosamente le situazioni. Sottolineo, perché lo ritengo importante, che la TCC lavora sui pensieri consapevoli e coscienti. Non tiene conto, cioè dell’inconscio. Questo però non significa che i pensieri consapevoli e coscienti siano tali da subito. Veniamo attraversati continuamente da pensieri coscienti ma velocissimi, che non consideriamo minimamente pur potendolo fare; pensieri che per questo motivo consideriamo automatici. Ora, l’ansia è un’emozione necessaria, che ci avverte di un pericolo. La persona eccessivamente ansiosa, però, tende a vedere pericoli anche dove non è necessario e questo perché interpreta molte situazioni in maniera preoccupata. La TCC va a lavorare sulle modalità con cui la persona interpreta le varie situazioni, andando alla ricerca dei pensieri scorretti, insegnando a metterli in discussione e correggerli. La TCC, insomma, le permetterà di ricollocarsi nel mondo in maniera più serena perché le insegnerà ad essere più equilibrata e consapevole Mi faccia sapere se lavorare in questa direzione potrebbe esserle utile. Resto a sua disposizione e la saluto caramente, dott.ssa Manuela Leonessa...

Nervosismo verso il mio ragazzo

Apri domanda

Buongiorno Rossana, capisco la sensazione di frustrazione che prova, il rimpianto per ciò che potrebbe essere e non è e il disorientamento che tutto questo le procura, ma vede, nella storia di una coppia non c'è nulla di semplice, nulla va perso e tutto si accumula. Lei parla di un momento, quello attuale, in cui il suo compagno le dimostra amore come mai prima, ma parla anche di un passato in cui avete avuto alti e bassi. Quanto dei bassi della vostra storia passata ingombra il vostro presente e in quale misura? Questa è la prima domanda che dovrebbe porsi per trovare una risposta al suo quesito. Se il suo compagno fosse disponibile, una terapia insieme potrebbe aiutarvi a trovare le risposte più facilmente e risolverle. Le faccio i miei auguri e resto a disposizione , dott.ssa Manuela Leonessa...

Voglio tornare in possesso di me

Apri domanda

Buongiorno Carolina, dalla sua lettera emerge l’immagine di una ragazza molto dotata, capace, che ha attraversato la vita con determinazione, bruciando le tappe e arrivando a risultati eccellenti in maniera rapida e quasi naturale. Una ragazza che conosce le proprie abilità e alle quali si affida con fiducia. Conscia di ciò che vale ha pretese molto alte , però l’ingranaggio si inceppa: è sufficiente un attacco d’ansia per mettere in discussione tutto di sé. La Carolina che riesce bene in ogni cosa non funziona più e la nuova non sa più a chi affidarsi. Capisco il suo disorientamento e la paura che ne consegue. Ha la sensazione di non potersi più fidare di se stessa. Ma le sensazioni non sempre corrispondono a realtà. Qui il lavoro da fare è su più fronti, rivedere le aspettative, imparare a fidarsi nuovamente della Carolina che ha successo e fare la pace con la Carolina che può sbagliare, rivedere l’attacco d’ansia per ridimensionarlo e molto altro, non per ultimo l’idea irrealistica che nessuno può avere il controllo del 300% sulla propria vita, non perlomeno, per tutta la sua durata. Mi chiami se vuole approfondire. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Eccessiva gelosia, come gestirla?

Apri domanda

Buongiorno Rebecca, è difficile risponderle, la sua lettera stringata lascia aperti molti interrogativi: per esempio, ha avuto altre relazioni affettive in passato? Questa gelosia è legata al partner attuale o è un suo modo di rapportarsi con l’altro in generale? E ce ne sarebbero ancora. Perché vede, la gelosia ci dice qualcosa di lei, non della sua relazione nello specifico. Un percorso di conoscenza di sé, delle sue credenze, di insicurezze antiche che informano il presente l’aiuterebbero a comprendersi meglio e a impostare una modalità più funzionale di rapportarsi con le altre persone, fidanzate ed eventualmente non. Resto a disposizione e la saluto caramente, dott.ssa Manuela Leonessa...

Pensieri impanicanti, sensazione di malessere legato a pensieri.

Apri domanda

Gentile Giovanni, buongiorno, lei ha descritto la sua situazione e la sua sofferenza con enorme chiarezza. Immagino quanto sia difficile, e pesante, e angosciante vivere con un fardello simile costantemente sulle spalle. La sensazione che tutto ciò prima o poi la farà impazzire pare inevitabile, ma mi creda, è solo una sensazione. Tutti coloro i quali vivono uno stato d’ansia intenso come il suo temono di impazzire. Lei però ha un vantaggio, ha capito che questo nasce dalla sua testa, dai suoi pensieri, e allora è da lì che deve partire. Un lavoro con un professionista, una sorta di “ristrutturazione cognitiva”, che corregga i pensieri sbagliati e li riporti su una via salutare è indispensabile per permetterle di tornare ad uscire e vivere con spensieratezza. Mi chiami se desidera chiarimenti. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Mi sento insoddisfatta

Apri domanda

Gentile Francesca, buongiorno, Capisco quanto sia pesante e triste vivere il suo stato d’ansia, la sensazione di sentirsi in difetto e inferiore a chi questo disagio non ha. Penso che per lei sarebbe importante parlare di questo disagio con un professionista, intraprendere un percorso di conoscenza e consapevolezza che le permetterebbe di comprendere le cause del suo disagio e individuarne la soluzione. Naturalmente resto a sua disposizione per ulteriori chiarimenti. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

DOC sviluppato causa pandemia COVID, come uscirne?

Apri domanda

Buongiorno Daniela, complimenti per la sua lucidità. Ha descritto con grande chiarezza e consapevolezza ciò che sta vivendo e mi rendo conto di quanto questo possa limitare e condizionare negativamente la vita sua e di sua madre. Comprendo il desiderio di uscire da tale situazione e condivido il fatto che farlo da sola sarebbe alquanto difficile. Terapia cognitivo comportamentale o breve strategica si chiede: temo possa deciderlo solo lei. Io posso spiegarle come può aiutarla l’approccio cognitivo-comportamentale : le permetterà di capire cosa fa ( i suoi schemi mentali, i suoi pensieri e il suo modo di interpretare ciò che le accade intorno) per alimentare queste paure e il relativo comportamento ossessivo, le insegnerà a rivedere e correggere questi schemi, gestire i sintomi, eliminarli e , altrettanto importante, prevenire le ricadute. L’attende una scelta importante, cara Daniela, resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e la saluto cordialmente, dott.ssa Manuela Leonessa...

Cosa fare quando l'altro ci impone la propria assenza?

Apri domanda

Cara Chiara, capisco il dolore e la voglia di uscire da questa situazione che la fa stare male. Vivere un lutto (perché di lutto si tratta) è sempre doloroso ed è doveroso prendersi il tempo necessario per elaborarlo. La sua situazione però ha un elemento in più che merita attenzione “quella presa di contatto che possa darmi la possibilità di vomitargli addosso tutto il dolore e la delusione che porto addosso” . Saggiamente aggiunge che il suo obiettivo sarebbe poter fare pace con ciò che è accaduto; ma perché accada è necessario capire. Il suo desiderio di “vomitargli addosso” tutto il dolore e la delusione che si porta addosso nasce dalla sensazione che lui le abbia portato via qualcosa e forse dal sentimento di vergogna successivo per avergli permesso che ciò accadesse. E’ insomma un dolore che grida vendetta. Per lei sarebbe importante raggiungere la consapevolezza di cosa si agita nel suo animo per fare pace innanzitutto con te stessa. Solo dopo potrà decidere con la serenità necessaria se vale la pena cercare un contatto con M. oppure no. Resto a sua disposizione se desiderasse approfondire. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Rapporto difficile con mia madre

Apri domanda

Buongiorno Lucia, dalla sua lettera traspare tanta fatica e sofferenza, ma da parte di entrambe. Sicuramente soffre anche sua madre, intendiamoci ciò non giustifica il comportamento che ha con lei, ma partiamo da questo. Partiamo dal fatto che sua madre ha probabilmente delle fragilità che la portano a comportarsi così, e se lei riuscisse a trovare una chiave di lettura per comprenderla riuscirebbe a rapportarsi con lei diversamente. Cara Lucia, lei ha 30 anni, ed è giusto che si affranchi. Non è semplice, il fatto che viva sola con sua madre da quando aveva due anni ha reso il vostro legame sicuramente molto stretto, e il ricatto affettivo che le impone sottolineando come lei sia simile a suo padre, all’uomo cioè che l’ha abbandonata probabilmente alimenta anche un senso di colpa. Ha molto lavoro da fare. Può valutare una consulenza psicologica che l’aiuti a stare bene. Resto a sua disposizione per qualsiasi chiarimento. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Lasciare medicina

Apri domanda

Buonasera Beatrice, dalla sua lettera traspare il buio tunnel nel quale sente di essere immersa. Si percepisce delusa, disorientata, e non sa quale scelta sia migliore per il suo futuro. Temo però che stia guardando il problema dal verso sbagliato, perché, vede, solo lei può sapere cosa fare della sua vita, e tutte le difficoltà che la fanno vacillare sono difficoltà da affrontare. Proverò a spiegarmi meglio: lei si è iscritta a medicina perché voleva diventare medico, siccome però il percorso non è come se lo aspettava le viene il dubbio che medicina non sia la strada giusta, ma la domanda che deve porsi è proprio questa, cos’è che voglio evitare, le difficoltà o un futuro da medico? Perché se ciò che vuole evitare sono le difficoltà allora il percorso è chiaro ; trovare un modo per affrontarle al meglio, risolvere quelle risolvibili e trovare le risorse per sopportare quelle irrisolvibili. Non sto banalizzando il problema, mi creda. Le sto solo dicendo che ciò che deve chiarire è l’obiettivo che vuole raggiungere. Una volta chiaro dovrà lavorare su come affrontare le difficoltà, perché questa è una lezione che prima o poi tutti dobbiamo imparare: le difficoltà vanno affrontate, evitarle è il modo migliore per costruirsi una vita insoddisfacente. E se le sue sono troppo grandi da affrontare da sola un percorso psicologico per valorizzare risorse e risolvere fragilità potrebbe essere un aiuto importante. Resto a sua disposizione nel caso volesse approfondire con me il discorso. Nel frattempo le faccio i miei migliori auguri, dott,ssa Manuela Leonessa...

Perché è difficile il rapporto con gli altri?

Apri domanda

Cara Carmen, hai perfettamente ragione, relazionarsi con gli altri è difficile ed è una cosa che desideriamo tutti. Tutti vogliamo essere simpatici, conquistare la risata di chi ci ascolta, essere confermati e incoraggiati nel nostro desiderio di essere accettati dagli altri come parte del gruppo. Tutto questo non è facile, anzi è logorante e impegnativo, Simpatia e capacità sociale vanno conquistate e in questo percorso di socializzazione alcune persone incontrano più difficoltà di altre, questo però non ti deve preoccupare perché c’è la soluzione. E’ necessario individuare l’errore e attenzione, non sto dicendo che sei, in qualche modo, sbagliata; tu stessa ti definisci simpatica, buona, socievole e generosa, e io ci credo. L’errore andrà individuato in un'altra direzione, nel modo in cui guardi ai tuoi limiti, per esempio. Ci sono ragazzi della tua età che socializzano con maggiore facilità, ma se per te questo è diventato un problema tanto doloroso forse un percorso psicologico che ti dia una spinta nella giusta direzione potrebbe essere una efficace soluzione. Chiamami se vuoi approfondire. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Disagio derivante da capelli

Apri domanda

Buongiorno Lucia, se il problema le procura tutto questo disagio allora non è di poco conto. L’aspetto è importante, è il nostro primo biglietto da visita: considerarsi penalizzati a causa del proprio aspetto fisico può creare, oltre alla sofferenza, difficoltà legate all’ansia, all’autostima, difficoltà di socializzazione. Vede che non è un problema di poco conto? Le è mai capitato di incontrare una persona da lei considerata davvero brutta, che appariva disinvolta e addirittura a proprio agio con se stessa? Per farla semplice e politicamente scorretta: perché certe persone brutte si piacciono e altre più carine no? Non conta l’aspetto ma come ci giudichiamo. Lei giudica il suo aspetto inaccettabile, ma sicuramente il suo giudizio non corrisponde a verità. E’ un giudizio che merita di essere corretto. Imparare a modificare i modelli di pensiero negativo che usa per giudicare se stessa le insegneranno a valorizzare ciò che di bello c’è in lei. Oggi lei nota solo i suoi capelli corti, domani potrebbe scoprire che intorno ad essi c’è una persona intera che non è niente male. Mi chiami se vuole approfondire. Un caro saluto, Dott.ssa Manuela Leonessa...

Negli ultimi mesi sto avendo delle crisi e non capisco il perché

Apri domanda

Buongiorno Vittorio, capisco quanto male possa sentirsi, il senso di vuoto che l’opprime nei momenti di maggiore sconforto e il desiderio di abbandonare tutto, di arrendersi. Capisco anche il senso di frustrazione quando, chiedendo aiuto ai suoi genitori si sente rispondere che dovrebbe “cambiare modo di pensare”. Ma vede, non hanno tutti i torti. Questo non significa –attenzione- che lei stia male perché lo vuole e nemmeno che la sua situazione sia segno di mancanza di volontà. Tutti siamo guidati da pensieri, atteggiamenti , valori che in qualche modo caratterizzano il modo in cui ci rapportiamo al mondo; sono pensieri e valutazioni automatici, arrivano velocissimi e nemmeno ce ne accorgiamo, però informano le nostre scelte e le emozioni che ne conseguono. Funzionano come lenti di occhiali che colorano la realtà alla quale ci rivolgiamo. Le lenti che lei utilizza in questo momento le procurano molta sofferenza, dar loro un’occhiata sarebbe una buona idea. Questo lavoro l’aiuterebbe a rivedere cli schemi mentali che la portano a interpretare il mondo come un luogo pericoloso, un luogo da cui proteggersi con rabbia e impulsività, al punto da farle sentire il bisogno di abbandonare tutto e rinchiudersi in camera perché quello, per lei, è il luogo più sicuro. Mi chiami se vuole approfondire. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Non so quale passo fare e dove andare a vivere

Apri domanda

Buonasera Maria, concordo con la collega sulla possibilità di ricercare un aiuto online, efficace quanto quello in presenza, ma libero da radici territoriali. Vorrei però che s’interrogasse su un altro aspetto: i dubbi che ha su dove e come chiedere aiuto sono reali o modi per procrastinare se non addirittura evitare di affrontare le sue difficoltà? L’evitamento una brutta bestia, impedisce di affrontare i problemi e soprattutto di risolverli . Si ponga questa domanda, poi pronti, partenza e via! Vedrà che dopo sarà tutto più facile. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Ansia per i cambiamenti

Apri domanda

Buonasera C. I cambiamenti sono un salto nel vuoto, più sono grandi più destano preoccupazione. Questo è del tutto normale. Quando però l’ansia è eccessiva è giusto porsi delle domande. Ha fatto bene a fermarsi e riflettere su queste sue reazione e dovrebbe approfondire ulteriormente. Ha mai provato ansie così intense prima d’ora? Se sì, in quali occasioni? Se l’ansia eccessiva fa parte del suo modo normale di affrontare la vita le sarebbe d’aiuto capire perché, anche solo per imparare a gestire le difficoltà in modo più sereno. Se invece questa grande ansia è frutto di questo particolare cambiamento dovrebbe comunque cercare di capire che cosa la genera. Provare un po’ di timore di fronte a un grosso cambiamento è normale, piangere rovinandosi un’esperienza così importante e preziosa nella sua vita, no. Mi chiami se vuole approfondire. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Sono bisessuale ma i miei non lo accettano

Apri domanda

Buongiorno Lidia, essere genitori non è facile. A volte cercano il nostro bene ma lo fanno in maniera sbagliata. La dura reazione dei tuoi di fronte alle tue rivelazioni è abbastanza comune: li hai spaventati. Probabilmente sono preoccupati per il tuo futuro, pensano che la vita per te sarà più dura del previsto. Le persone che ci amano vogliono il meglio per noi, ma è difficile accettare l'idea che questo meglio sia diverso da ciò che si erano prospettati (un marito, un lavoro, dei figli, ecc.) Forse non sarà facile farglielo accettare e sicuramente ci vorrà del tempo. Un sostegno psicologico in questa fase della tua vita potrebbe essere importante per te, ti aiuterebbe a vivere serenamente questo momento complesso, a renderti più forte e consapevole di ciò che sei e che vuoi per la tua vita. Potresti provare a coinvolgere anche i tuoi in questo percorso. A volte i pregiudizi e gli stereotipi rendono spaventoso e inaccettabile ciò che spaventoso e inaccettabile non è. Chiamami se vuoi approfondire. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Difficoltà di dialogo con figlia

Apri domanda

Buongiorno Antonella Avere un figlio che volta le spalle è desolante, e difficilmente il genitore si rassegna a ciò, ma, mi creda, è un problema molto diffuso. Perché accade? I motivi possono essere diversi. A volte i genitori sono davvero meritevoli di questo trattamento, (penso ai casi di maltrattamento e abuso sui figli) altre volte non sembra esserci giustificazione alcuna, eppure cercando bene c’è. Valori non condivisi, per esempio, o rancori maturati nel corso degli anni e non risolti ( legati a problemi economici qualche volta, alla sensazione di essere stati trascurati o aver ricevuto meno rispetto ai fratelli) A volte è la relazione con il proprio partner ad allontanarli dalla famiglia. I motivi, insomma, possono essere tanti, la soluzione che mi viene in mente, però, è una sola: la comunicazione. E’ necessario dare a sua figlia la possibilità di spiegare i motivi del suo atteggiamento , questo potrebbe darle la possibilità di raggiungere un nuovo piano di condivisione, un compromesso perlomeno. Non è facile per un genitore accettare di salire sul banco degli imputati, spesso i confronti tra genitori e figli sfociano in litigi che minano la possibilità di un riavvicinamento. Sarebbe importante allora l’aiuto di un professionista che la prepari a a questi momenti così sofferti e che ( nel caso la figlia fosse disponibile) vi supportasse nel vostro percorso di riavvicinamento. Mi chiami se desidera approfondire. Un caro saluto, Dott.ssa Manuela Leonessa...

Lo amo o no?

Apri domanda

Buonasera Federica Sta vivendo un momento davvero strano, ma mi chiedo se la sua sofferenza sia davvero causata dai dubbi che vive nei confronti del suo ragazzo. Il senso di soffocamento, gli attacchi di panico sono da mettere in relazione alle domande che si pone rispetto all’attuale relazione o questa è solo uno strumento che le smuove interrogativi più profondi rispetto a dov’è e dove sta andando? Sono argomenti che forse sente il bisogno di analizzare? Mi chiami se vuole approfondire. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...

Ansia serale

Apri domanda

Buonasera Rebecca, l’ansia e l’inquietudine che vive nel momento in cui si appresta a riposare potrebbero rientrare in quei più vasti sintomi che esprimono lo sforzo di dormire. Più ci sforziamo di dormire più ci agitiamo, con la conseguenza che dormiremo sempre meno e vivremo il momento del sonno come qualcosa di penoso. Ho scritto su questo portale un articolo relativo all’insonnia. Lo legga se pensa che possa interessarla e mi chiami se vuole approfondire. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa...