articoli di psicologia della Dott.ssa Mirella Caruso

risposte dello specialista Mirella Caruso

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fantasmi del passato e dipendenza affettiva?

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Gentile Calipso, è praticamente impossibile capire, senza una conoscenze della sua storia personale, se i segni del passato possano influenzare la sua vita presente e in che modo. Di certo ogni persona è il frutto della sua storia personale e anche di quelli che sono venuti prima; ogni persona è fatta di ricordi, emozioni, fantasie, sentimenti, condizionamenti sociali e culturali...senza la propria storia una persona non sarebbe niente. C'è qualcosa che ritorna, l'infedeltà che parte da lontano.....

diminuire dose pasticche antidepressivi

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Gentile sig.ra Ewa, per la diminuzione del farmaco, può solo rivolgersi al suo psichiatra che conosce la situazione e può ascoltarla e decidere se è il momento di controllare la posologia. Ora però lei pone un quesito importante. La prescrizione farmacologica è stata l’unico intervento, l’unica risposta che avete dato al suo disagio? Da ciò che scrive, pare che lei abbia provato a cercare aiuto presso uno psicologo, ma questa ricerca non ha avuto un buon esito. Lei ha deciso di lasciare il Marocco, ma se è così, difficilmente troverà in quella terra qualcuno di cui possa fidarsi. Ora, se prova a diminuire il farmaco, cosa lo afficherà? Che altro tipo di risposta potrà dare al suo malessere, oltre che la prescrizione farmacologica? Il non trovare uno psicologo che faccia al suo caso, potrebbe essere un modo per dire a se stessa che deve andar via....

SOS timidezza

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Gentile Saddy, cio' che colpisce leggendo il suo post, è l'assoluta mancanza di una, pelomeno una persona che possa aiutarla. Come mai? Lei scrive che ha provato in vari modi a interagire e confrontarsi con i suoi coetanei, senza successo. Non vuole coinvolgere nessuno dei familiari nel suo disagio, teme che non possano comprendere? Prima che la situazione per lei diventi insopportabile, credo sia opportuno, ma mi pare lo stia già facendo, maturare la consapevolezza che si trova in uno stato di fragilità e che ha bisogno di aiuto. Non c'è nessuno che possa comprendere e darle una mano? Oppure, è circondata da persone piu' fragli di lei? Oppure teme che possa disturbare qualcuno, pesare su qualcuno manifestando il proprio bisogno di aiuto? L'idea di non poter avere una vita serena perchè sarà sempre sola è insopportabile: in questo caso, la sua fragilità e "debolezza" suona come benvenuta. Non potrà affrontare la vita da sola, nessuno ce la puo' fare....

Nella vita vince chi fugge?

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Gentile Cartolina o Carolina? L'impressione che ne ricavo leggendo il suo scritto è che lei sia tutt'altro che una persona fragile. Ha studiato cio' che voleva, ha trovato un lavoro, ha pure fatto un'esperienza all'estero. Sono le relazioni sociali a far paura e, forse, i legami affettivi. Mi verrebbe da chiederle se si è mai innamorata. Descrive un passato pieno di figure che l'hanno oltraggiata, derisa, umiliata. E cosi', fugge, per paura che quelle esperienze possano ripetersi. Si ripetono realmente? Nel senso, continua a incontrare queste persone cosi'prepotenti? Oppure, è la paura di incontrarle ancora che la spinge a lasciare? Oppure, abbandona appena qualcosa le ricorda quelle brutte esperienze? E' una situazione che merita di essere valutata, sopratutto per capire come mai, e quali sono le difficoltà nell'incontrare una, almeno una, amica vera. Un caro saluto....

Non capisco, perché sono sempre l'amica di tutti?

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Gentile Ragazza, è molto difficile dare una risposta che possa esserle utile, senza conoscere la sua storia e i meccanismi che inconsapevolmente mette in moto quando si trova impegnata in una relazione sentimentale. Può capitare nelle relazioni con gli Altri, di innescare dei meccanismi che si ripetono e sono negli anni immutati. E s’incontrano le stesse persone (tutte molto simili) che confermano quel meccanismo. Paura dell'amore, della seduzione, desiderio di essere accettati, difficoltà d’individuazione sono meccanismi che diventano veri e propri ostacoli alla realizzazione di un rapporto appagante e tanto desiderato. Nei ragazzi molto giovani, a volte anche in quelli meno giovani, un attaccamento alla propria famiglia di origine impedisce di cercare e realizzare rapporti più autonomi. Non sappiamo pero' se il rapporto con i suoi genitori possa essere per lei incisivo. Le consiglierei un consulto con un collega che possa ascoltarla. Saluti....

Perché piango?

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Perché piange? E sopratutto, perché piangere davanti a un pubblico la disturba così tanto? Paura di apparire fragile, infantile, mettere a nudo comportamenti non adeguati alla situazione. Il suo superiore si indispettisce perché lei dovrebbe mostrarsi piu' adulta, piu' adeguata alla situazione? Gentile ragazza, credo che il lavoro da fare è quella di esternare queste sue fragilità, farci i conti, comprendere quella sua parte bambina.Io ricordo che le cicale non piangono, ma cantano al sole d'estate..ma poi..piangono in inverno?...

Ipocondria e Ansia

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Gentile Giulia, lei è una donna appagata affettivamente e professionalmente, tuttavia è angosciata al pensiero che qualcosa possa rovinare questo stato, un virus che puo' infiltrarsi tra le pieghe della vita per sconvolgerla. I medici l'hanno rassicurata, pur tuttavia, non riesce a essere rilassata come sua madre oppure ottimista e assertiva come suo marito. Vorrei proporle uno cambio di prospettiva: che cos'è quel virus che ricerca nel sangue? E' possibile che ci sia qualcosa nella sua vita che debba essere riconsiderato, che ci sia qualche suo modo di essere, di fare che possa opprimerla? E' molto probabile che quel virus che ricerca, non sia un agente sostanziale, bensì un discorso psicologico da affrontare.Che potrebbe avere origini lontane....

Relazione dissolta in un puff!!!

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Salve Alb, c’è una cosa che mi ha colpito leggendo la sua mail. C’è stato un “fatto catastrofico” avvenuto nel suo ambiente professionale. Il fatto sembra incidere poco nella relazione, tuttavia, lei perde il lavoro e lui chiude il rapporto e sparisce. Quanto ritiene che questi due avvenimenti abbiano inciso nella vostra relazione? Perché non è cosa da poco perdere il lavoro e trovarsi in uno stato di precarietà economica ed esistenziale. Che cosa è successo di così catastrofico? La perdita di lavoro e il suo stato di conflitto nel posto di lavoro potrebbero avervi reso più vicini, in altre parole quello di vivere un periodo della propria vita di disagio e con caratteristiche simili. Chi dei due si appoggiava all’altro? A volte, quando una persona si allontana, può farlo non solo perché l’amore finisce, ma anche, inconsapevolmente, per proteggere l’Altro. Certo, avrebbe potuto avvisare....

Ansia continua: cosa fare?

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Gentile Giulia, la cosa che mi ha colpito leggendo la sua mail è nella descrizione che fa di se stessa e della sua vita: una ragazza vitale che desidera realizzare le proprie esperienze con spensieratezza e dall'altra, una vita piatta e monotona. Una ragazza socievole e alla mano, da una parte, che si aspetta e vuole sempre di più, dall'altra. "Voler fare sempre di più, anche se non sempre è possibile", scrive. Che cosa vorrebbe fare? Credo che un percorso psicoterapeutico che focalizzi questo suo desiderio di essere viva possa essere utile. A volte, non so se sia il suo caso, nelle crisi di panico è coinvolto un sentimento "illimitato", un desiderio che non si riesce a definire, nel senso che la persona non riesce a comprenderlo, a dargli nome e forma, ma si manifesta come un bisogno di fare, di andare che si scontra con una realtà quotidiana che appare ferma e coartata. Se lei ha osservato che "vuole sempre di più", qualsiasi azione che possa spingerla a modificare e arricchire la sua vita, le potrebbe sembrare inadeguata e poco significativa. Lasciandola in uno stato di stallo esistenziale, causa di angoscia....

mancanza di autostima e attaccamento ai ricordi

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Gentile Dante, la ragazza ha perso il suo uomo da un mese e qualche giorno, insieme alla sua autostima. Rimane attaccata ai ricordi perché ancora non ha superato la separazione, il tempo del distacco è davvero ancora troppo breve. Serve un po’ di tempo per elaborare quella separazione. Si comprende anche il suo disagio: se la ragazza non accetta alcun aiuto perché sente di non meritarselo, allo stesso tempo rifiuta anche il suo interesse spassionato verso di lei. Non merita aiuto, da nessuno. L'unica cosa che lei può fare in questo momento è starle vicino, ascoltandola e basta, senza dare consigli né spingerla in qualche direzione. Ma attenzione, non imponga la sua presenza, risponda a lei solo quando è lei a chiamarla. In questo momento è molto probabile che nessuno, neanche lei, possa sostituirsi al ricordo di quello. Non è facile riuscire a essere per l'altro una presenza amica, disinteressata, paziente. Sono queste competenze psicologiche che si apprendono dopo un lungo training. Se riuscite a superare questo momento, solo in seguito potrà suggerire alla sua amica la possibilità di ricorrere a uno psicoterapeuta per affrontare la scarsa autostima che condiziona la sua vita. In bocca al lupo....

ANSIA DA ESAMI

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Gentile Ire, la situazione che lei descrive non è infrequente tra persone che stanno per conseguire un diploma o chiudere un ciclo di studi. Lei accenna al fatto che tutto potrebbe essere in relazione con la sua bassa autostima e la paura del giudizio. Se così fosse, si comprende la sua ansia che potrebbe spingerla a rimandare e rimandare, entrando in un vicolo cieco. Più rimanda e più l’ansia aumenta, ed anche il senso di frustrazione. Che cosa rappresenta per lei la laurea? Che cosa comporta nella sua vita quel risultato per cui si è impegnata per tanti anni, quale cambiamento. Che cosa comporta per lei cambiare status, da studentessa a persona”adulta”, pronta a entrare nel mondo del lavoro? Quanto la spaventa tutto ciò? Le consiglierei di prendere contatto tempestivamente con un bravo psicoterapeuta, se non trova, potrebbe rivolgersi anche a un terapeuta online, sono presenti su questo sito. Saluti....

attacchi di panico

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Gentile signora Claudia, lei ha avuto i primi episodi depressivi 20 anni fa, mi pare di capire potesse trattarsi di depressione postpartum. Che cosa è successo, che cosa si è modificato nella sua vita con il passaggio di ruolo: da donna a mamma..Vede Claudia, la nostra esperienza di psicoterapeuti ci mette ogni giorno a contatto di queste situazioni: molte persone rimandano nella speranza che un problema psicologico possa risolversi da sé. Purtroppo non è così e se si risolve, si risolve solo in superficie. E la persona si porta nella vita una sofferenza nascosta, pronta a venire fuori alla minima difficoltà. L'intervento farmacologico è utile per intervenire nella fase acuta, ma un momento dopo, è indispensabile iniziare a capire, con l'aiuto di un esperto che cosa sta succedendo, cosa vogliono esprimere quei sintomi, quali siano le difficoltà e come si possa affrontare la vita in modo piu' sereno. La inviterei pertanto a cercare uno/a psicoterapeuta di sua fiducia. Saluti....

Come funzionano gli schemi fissi?

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Gentile Fruit, questi schemi, la ripetizione coartata di idee e comportamenti che s’impongono alla mente, nella maggior parte dei casi ha una funzione di protezione dall'ansia e dall'ansia libera. Sono meccanismi "difensivi" nel senso che dirigono l'attenzione e il comportamento verso schemi noti, apparentemente consolidati. In realtà la loro funzione è solo apparentemente protettiva, nel senso, come le si è accorta, spingono la persona verso schemi di comportamento ripetitivi e a volte anche limitati. Le dirò di più. Questi schemi di comportamento sempre uguali, condizionano il modo di rapportarsi, le relazioni con gli altri. Per questo ci si trova a dover fare i conti sempre con la stessa tipologia di persone, come dire, se si ha scarsa autostima, s’incontreranno sempre persone dominanti e simili. Non c'è nulla di magico in tutto questo, noi tutti siamo condizionati da un inconscio sociale, come scriveva Jung, che ci condiziona e che contribuiamo a creare. Credo che possa approfondire la questione col suo terapeuta per capire a cosa servono quei pensieri, quelle emozioni nell'economia psichica, da cosa proteggono e se la proteggono. Saluti....

deja vu

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Gentile Zoe, il sogno fa parte della vita e ciascuno di noi sogna, indipendentemente dal fatto che lo ricordi oppure no. L'episodio che lei descrive è abbastanza comune: odori improvvisi, sensazioni, esperienze passate, volti emergono all'improvviso nella nostra quotidianità a ricordarci che l'essere umano è complesso e molto più profondo di quanto racconta a se stesso.In questo anche la sua bellezza. E' molto probabile che la sua psiche stia cercando di comunicarle qualcosa. Andrebbe preso in considerazione anche quello "sbandamento" sia durante le attività quotidiane che a riposo. Opportuna una valutazione esperta per capire cosa le sta succedendo. Saluti....

Sono una pazza confusa

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Ha ragione Vittoria a sentirsi confusa. Perché? Mi pare che lei non si ritrovi e, nonostante cerchi di riprendersi ha notato come ripropone nella vita e nelle sue relazioni sempre lo stesso dualismo: cervello-cuore. L’ha fatto anche qui’. Lo psicologo non lavora solo “di cervello” e non è uno studioso della psiche freddo e distaccato, ma ci mette anche il cuore e il coinvolgimento personale, altrimenti non gli sarebbe possibile comprendere le emozioni e i sentimenti dell’Altro. Si coinvolge e sente insieme all’Altro. Tuttavia, ha imparato a controllare la sua emozione, a saperla interpretare e distinguere ciò che è suo da ciò che è dell’Altro. Non è un amico, perché un amico può essere interessato e non sa essere “oggettivo” mentre lo psicologo deve fare solo l’interesse del suo paziente/cliente. Lo fa per lavoro e anche, si spera, per amore del suo lavoro. Quindi, la scissione psicologo/amico non può funzionare. Certo che lei si trova ad avere dei rimpianti: se cerca solo il “cuore”, ben presto potrebbe avere a che fare con i problemi reali della vita, perché il mondo esiste, di là delle nostre emozioni. Se cerca nelle persone solo la ragione, si muoverà in un mondo freddo e desolato, rigido. Se cercherà uno psi, ricordi che non potrà essere suo amico, ma sarà per lei molto di più....

Il Coraggio di cambiare

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Gentile Vanessa, l'analisi che lei fa della sua situazone è molto lucida e precisa: non cè la fa più a vivere una vita scelta da Altri che la rende una spettatrisce passiva, mentre il mondo si muove vorticosamente. La sua insoddisfazione è piu' che comprensibile. Non riesce tuttavia ad andare avanti, a fare un primo passo in qualche direzione. Ci sono tante domande che meriterebbero una risposta. Se si muove e inizia a fare scelte consapevoli, chi potrà offendere? Che cosa lascia e cosa potrebbe trovare? Qual'è il cambiamento che fa fatica a intraprendere... E poi, qual'è il peso che lei attribuisce alla responsabilità...se fa una scelta in una direzione piuttosto che in un'altra, sa che potrebbe sbagliare, potrebbe pentirsi e voler tornare indietro. Tuttavia, anche una scelta sbagliata puo' essere modificata, aggiustata, resa piu' adeguata ai propri bisogni e desideri conformemente al principio di realtà. Non c'è mai una chiarezza di obiettivi al 100% quando si intraprenda qualcosa: si inizia e, con il contributo di qualcuno (amici o con un aiuto piu' professionale) e servendosi della propria intuizione, si chiariscono anche le proprie scelte che divengono via via piu' evidenti e consapevoli. In cambio, ottiene una crescita personale, un rafforzamento della sua personaltà. E' meglio sbagliare e modificare, piuttosto che non scegliere. Rischia di rimanere spettatrice di un mondo che le si muove davanti, separato da lei da una barriera invisibile, ma angosciante. Provi a fare un primo passo....

Dubbi e sopravvivenza

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Gentile signora,credo che lei stia sopportando, da sola, un peso troppo pesante. Non si capisce, da cio' che scrive, se suo marito oggi lavora, ma mi pare che l'impegno economico della sua famiglia sia solo o in buona parte a suo carico. Se lascia quel lavoro che la obbliga a mettersi in relazione con persone da cui non si sente compresa, rischia di trovarsi in un tunnel, dipendente da chi? Chi puo' prendere il suo posto? C'è molta solitudine in cio' che scrive, è chiaro che, in questo stato, non puo' essere serena per affrontare in modo adeguato un ambiente di lavoro non proprio semplice. Un aiuto psicologico le sarebbe di grande utilità....

Ansia e panico

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Gentile Rossella, lei è sul punto di poter compiere una scelta importante: quella di lasciare la sua terra per seguire un ragazzo di cui è innamorata. Si descrive come una persona normale, senza particolari problemi. Un attacco di panico è sopravvenuto e lei lo ha ricondotto alla possibilità per lei vicina di potersi trasferire, cambiare. Ora vede, l'attacco di panico nella maggior parte dei casi ha dietro di sé un grosso conflitto, legato al desiderio di cambiare, di costruire una vita piu' stimolante e appagante da una parte, e dall'altra, da legami di dipendenza da cui non ci si riesce a separarsi. L'idea stessa del distacco porta con sé la paura dell'abbandono, sensazioni antiche di essere lasciati da solo a gestire situazioni troppo grandi. Ora credo che è il caso di domandarsi se la sua situazione di oggi sia strettamente legata a quella della scelta. Dovrà decidere a breve, ma se rinuncia ad andare, chissà che non si ritrovi nella stessa situazione subito dopo. Cioè, vorrei suggerirle l'ipotesi che questa paura sia in sé e solo marginalmente legata al rapporto col suo ragazzo. In bocca al lupo....

Depressione e suicidio

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Salve Vanessa, ci sono due situazioni che meriterebbero un approfondimento. Scrive che gli Altri l’hanno sempre vista come una persona positiva che sa affrontare qualsiasi situazione, quindi è probabile che appaia agli occhi degli altri e di se stessa come una persona forte, determinata, capace. Pare abbia sempre nascosto le sue debolezze. Come mai ha dovuto farlo? E non ha mai trovato un ambiente favorevole per poter esprimersi liberamente anche in quelle fragilità che, come esseri umani abbiamo tutti? Oppure, ha dovuto mostrare al mondo la maschera di una persona "compatta"...E questo, anche nel privato? L'altra situazione che andrebbe approfondita è il pensiero che, con la sua "assenza" non mancherebbe agli altri. Ne è proprio convinta? Credo che lei abbia bisogno di ripensare la sua vita, gli sfortunati eventi che capitano può essere un'indicazione della necessità di un cambiamento a livello emotivo e relazionale. Che forse si è stancata di affrontare la vita come ha fatto finora..In fondo, l'idea di suicidio che cos'è se non il desiderio di una vita piu' appagante, di una vita migliore. Le consiglierei di provare a cercare una, almeno una persona con cui potersi aprire e poi, anche l'aiuto di un professionista. In bocca al lupo....

Il mio cervello non è più se stesso

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Gentile Sofia, se non ci sono problemi di natura organica (si è fatta visitare dal suo medico?) è molto comune la correlazione tra insonnia-risvegli notturni e sogni. In genere, la persona "fa resistenza", in modo inconsapevole al sonno, per timore che, l'allentamento del controllo vigile, possa indurre sogni strani e incomprensibili. Lei stessa afferma di fare sogni proprio bizzarri. Ci sono altre situazioni, in cui è proprio il bisogno di"mantenere il controllo" vigile che non permette alla persona di riposare adeguatamente, un bisogno di continuare a mantenere i pensieri della veglia e di organizzarli in funzione della giornata successiva. Nel suo caso, indubbiamente un consulto con un terapeuta di impostazione psicodinamica, le sarebbe di grande aiuto....

Lavoro, vita e ansia continua...

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Gentile G., sono tante le situazioni che cita meritevoli di un approfondimento. E' un fuori-sede a Milano, nel senso è uno studente-lavoratore o è a Milano per solo per lavoro? Ha cercato e ne ha trovato uno, a maggio, che lo ha soddisfatto, nel senso che era proprio cio' che stava cercando, razionalmente, ma che poi ha lasciato. Spinto dalla sua irrazionalità, scrive, forse aveva bisogno di cercare qualcos'altro..o cosa...oppure, sentiva di avere un'età in cui si puo' ancora cercare? I suoi obiettivi di carriera si sono affievoliti e quindi la sua autostima ne risulta minata. Certo, il lavoro è fondamentale nella misura in cui ci consente di collocarci nel mondo, costruire la propria persona in relazione agli altri. Costruire un valore. Le consigliere di ricorrere a uno psicoterapeuta che l'aiuti a comprendere gli sbalzi di umore che la disturbano. Altro elemento da considerare è quel suo essere una persona "compulsivamente ordinata". E' molto probabile che il nuovo lavoro abbia messo in discussione alcune abitudini e forse anche le sue certezze. Saluti....

Ansia e attacchi di panico non gestibili

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Gentile signora, la situazione che descrive è abbastanza complessa e non credo che si possa dare un rimedio , un unico rimedio che possa aiutarla. Ha avuto un periodo pessimo ed è scappata in Irlanda, credo che lei non possa mettere da parte quel suo vissuto di "morte imminente" che la crisi d panico porta sempre con sé. La persona che ne soffre, porta con sé il terrore di morire, lì per lì. Colpisce il fatto che lei chieda di essere aiutata a venir presa sul serio. La crisi di panico non è uno semplice stato ansioso, ma l'esperienza angosciante della morte imminente. Difficile capire per chi non ne soffra o per chi non è uno specialista. Credo che una buona psicoterapia potrebbe aiutarla a rielaborare queste emozioni, a trovare qualche ragione, ad aiutarla a costruire un futuro con piu' ampie prospettive. Se ha difficoltà con la lingua, un buon rimedio al momento potrebbe essere richiedere dei colloqui online, che la aiutino ad affrontare la situazione e programmare al meglio la sua vita. Saluti....

Mai una ragazza

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Gentile Francesco, ci sarebbe da appofondire la situazione che descrive, di cui inizia ad avvertire una certa ripetizione nel tempo. I motivi per cui ha notato questa sua "difficoltà" o modo di essere ripetitivo, possono essere i piu' vari possibili. Difficoltà a confrontarsi con le ragazze, paura di entrare in relazione, timore di lasciarsi andare, o perdere il controllo..non lo sappiamo. L'unica cosa a cui accenna è il "bisogno", ma non so se sto usando un termine corretto, di conquistarne una, per poi stancarsi rapidamente dopo. Questo comportamento la rassicura? E che "fretta" ha di tornare a casa...si sente piu' protetto? La inviterei ad approfondire questa problematica, che potrebbe dirle molto di sé. Saluti....

Pianti continui

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Gentile Marianna, cio' che colpisca nella sua richiesta, è un grande senso di solitudine: intere notti passate a piangere e la percezione di camminare su un filo che potrebbe rompersi da un momento all'altro. Una solitudine mitigata dalla presenza e dal conforto delle amiche, loro ci sono e l'ascoltano volentieri, anche se non possono avere gli stumenti teorici e tecnici per aiutarla. Le donne ci sono, gli uomini no. E qui' c'è il vuoto. Sarebbe interessante capire da dove proviene questo "vuoto", quest'assenza o impossibilità di relazioni con l 'altro sesso, se è sempre stato così o quando questa "mancanza" è arrivata. La spiegazione che si è data, di essere atteratta dalle donne è una spiegazione che potrebbe essere vera o falsa. Se sarà vera, non potrà che prenderne atto perché sarà il suo cuore a imporsi. Se sarà falsa, potrà trovare le ragioni di una difficoltà o impossibilità ad avere un rapporto d'amore con l' altro sesso che oggi la fa soffrire....

Ansia durante i pasti e successivo vomito

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Gentile Simona, è importante che lei si rivolga al più presto al suo medico di base, il quale potrà prescrivere tutte le indagini biochimiche e strumentali per poter escludere qualsiasi patologia su base organica. Fatto ciò, è fondamentale che si affidi a uno psicoterapeuta che le ispiri fiducia, per poter mentalizzare quell' ansia eccessiva, che oramai ha preso il suo corso autonomo e che condiziona cosi pesantemente la sua vita. Se non ha nulla di organico, potrà chiedersi col suo terapeuta, simbolicamente, che cosa ha bisogno di "buttar fuori". Si tratta di sostituire le parole, le emozioni, a un gesto, il vomitare, che sta diventando quasi un riflesso condizionato: "vedo il cibo, quindi vomito". È andata già un pò troppo oltre....

Ho seriamente bisogno d'aiuto

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Gentile signora, da quello che scrive sembra che incontri sempre lo stesso tipo di uomo, che ha più o meno le stesse caratteristiche. Più grande di lei, incapace di assumersi le proprie responsabilità, opportunista e capace di violenza fisica. Di fronte a questa tipologia maschile, lei è quella che deve affrontare le situazioni, anche quelle più dolorose, in perfetta solitudine. D'altronde glielo ripetono spesso tutti : lei è la roccia capace di superare ogni difficoltà che la vita le pone davanti. Il dolore si è fatto lacerante e sottopelle, pronto a ricordarle che le ingiustizie subite sono state insopportabili e non più accettabili. Un freno che le impedisce di guardarsi attorno e a lasciarsi andare a nuove relazioni affettive e sentimentali. Credo che dovrebbe fare un lavoro su se stessa, per elaborare quella perdita importante :suo padre è andato via portandosi via tutto, in che senso? È diventata una roccia dopo quella perdita oppure essendo una roccia nessuno si è preoccupato per lei? Se lei è una roccia, ciascuno si sente autorizzato a comportarsi da irresponsabile? Tanto ce la puo' fare ... Aggiungerei ancora, essendo una bella ragazza, qual'e il peso dall'invidia che deve portarsi sulle spalle? Come vede le tematiche da approfondire sono importanti e cariche di significati che, ben elaborati, potrebbero sciogliere quei vissuti dolorosi. Saluti....

Ho paura di essere o diventare gay

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Gentile Massimiliano, come ironicamente scrive, le "pippe mentali" possono essere le più varie e fastidiose. Queste rappresentazioni mentali che con un rimuginio continuo opprimono la persona, hanno però una loro funzione nell'economia psichica; servono cioè a canalizzare l'ansia. Questa può essere "libera" cioè esprimersi senza un oggetto preciso e sotto una forma che si avverte come "nervosismo" fino alle crisi di panico che investono il respiro, il cuore, i vari apparati con la sensazione di morte imminente. Il rimuginio ossessivo è un modo della nostra mente per convogliare l'ansia in qualcosa di "sensato". Qualcosa contro cui combattere. Qualcosa di sensato che è preso dalla nostra cultura, dalla società in cui viviamo. Uno dei dibattiti più vivi nei nostri tempi è sul mondo omosessuale e i suoi diritti. Ciascuno può sentirsi investito da queste tematiche e fare i conti con se stesso, con la più o meno accettazione oppure col rifiuto fino all' omofobia. La paura dell'attrazione omosessuale può essere un modo per canalizzare l'ansia, renderla comprensibile. La sua mente oscilla dall'ansia, al rimuginio all'ipocondria. Credo che ha bisogno di capire da dove proviene, che senso ha, quali sono le paure che la opprimono. Sul fatto se lei abbia o meno tendenze omosessuali noi qui non possiamo risponderle. A rispondere sarà il suo cuore, se e quando si innamorerà. Crede che potrebbe innamorarsi di un uomo?...

Angoscia

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Gentile Ele, che cos'è la morte? Noi da essere viventi non possiamo comprenderla, perché, come diceva Eraclito, tutto scorre e se ci siamo noi, la morte non c'è, se c'è la morte, non cisiamo noi. Eppure, quella brutta sensazione che tutto passa e noi non riusciamo a controllare nulla, ci rimane a volte attaccata addosso e puo' provocare ansia e angoscia per il tempo che fugge via inesorabilmente. Si sente sola, non ha piu' i suoi cari vicino. Altri genitori le stanno accanto. Quanto si sente compresa/accettata da loro? Le consiglierei di approfondire questo sentimento angosciante del tempo che fugge via, è probabile che si senta poco protagonista della sua vita oppure legata ancora ad una infanzia dolce nella quale si sentiva protetta. Buona giornata....

Anaffettività e dipendenza affettiva

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Gentile Gemma, lui bello, brillante, colto. L'altro, quello di prima, un compagno delizioso con cui aveva creato una storia perfetta. Nel mondo reale, è tutto diverso. In una città nuova, egli è il suo unico punto di riferimento. E' molto difficile gestire una relazione nella quale l'Altro sia l'unico oggetto d'amore, sovrainvestito di qualità, affetti e responsabilità. Mi verrebbe da chiederle se ha altre relazioni, amicizie, interessi, passioni. Il rapporto duale, quello intenso, esclusivo, puo' essere appagante e coinvolgente nelle prime fasi dell'innamoramento. Se rimane duale, troppo autocentrato, troppo chiuso in sé, rischia di diventare un rapporto soffocante. Il prototipo del rapporto duale è quello madre-bambino: un bambino che succhia da un seno (o sostituto del seno) generoso. E' un rapporto di dipendenza, non potrebbe essere altrimenti. C'è bisogno di un terzo: un'amicizia, un interesse, un impegno a migliorarsi...Ora, nel suo caso, non sappiamo se questa lettura possa essere giusta: potrebbe semplicemente aver trovato la persona sbagliata. Oppure, la storia si ripete e trova sempre uomini "perfetti" da cui poter avere tutto......

Fine di una relazione

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Gentile Fabio, vorrei dirle che uno psicologo non può rispondere alla richiesta di consigli da parte di una persona. Se lo facesse, è come se lasciasse passare un messaggio: io non sono capace di gestire la mia vita, e chiedo a qualcuno che lo faccia al posto mio. L 'incontro con uno psicologo implica un percorso di consapevolezza su come si è e non si riesce a essere, insieme all'acquisizione di tutti gli strumenti per poterlo fare. La sua relazione è finita e lei sta molto male, ed ha il dubbio oppure l'idea di essere stato troppo passivo in questa relazione, oppure troppo dipendente, senza autonomia, oppure incapace di ascoltare il disagio della sua ragazza e le difficoltà della coppia. Il consiglio che mi sento di darle è cercare di lavorare su questi aspetti, non sappiamo quanto questa "mancanza di autonomia" o "passività" fino alla difficoltà di empatia possano essere massive e interferire nelle sue relazioni presenti e future. Dott.ssa Mirella Caruso Milano, via Giovanni Pacini, 42....

Bulimia?

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Gentile ragazza, credo sia importante per lei mantenere ed approfondire un dubbio che le è venuto in questi ultimi mesi e che probabilmente l'ha spinta a scrivere qui': " mi rendo conto che qualcosa non va in me"...e "se fosse qualcosa di piu' serio"? Da ani la sua mente è occupata dal problema del peso, della forma fisica. Questo problema ha canalizzato le sue forze, impegnato la sue energie. E' dimagrita e non si' è fermata al raggiungimento dell'obbiettivo, è andata avanti. Poi ha ripreso i chili. Con una alimentazionesana e l'attività fisica si è rimessa informa. Ora rischia di ingrassare di nuovo e si sente ancora"grossa, flaccida, brutta". Il dubbio che le è venuto in mente potrebbe essere: ma, se non fosse solo un problema legato al peso, al corpo? Quel "qualco'altro" potrebbe essere qualche sua difficoltà a......Problemi con gli altri...di accettazione...noia...umore triste? Cosa c'è in sé stessa che non accetta? Non lo sappiamo, accenna soltanto a un probabile stress dovuto al cambio di lavoro. Mantenga questa dubbio che si accompagna all'abitudine o al bisogno, che pare sia diventato ossessivo, del controllo del peso e del suo corpo....

Problema di natura psicologica

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Buongiorno Francesco, se qualcuno ha scelto al posto suo è probabile che lei glielo abbia permesso. Per ragioni che non sappiamo. Sente "la presenza di suo padre" nella sua interiorità, e cerca di liberarsene con una scarica eiaculatoria.Un momento di libertà o forse anche, di ribellione. Non si relaziona ai compagni e le sembra di vivere una vita non sua. Sì, come lei avverte, le farebbe bene un percorso psicologico per uscire da questa stuazione che sembra oramai immobile. Tanti auguri!...

Transfert che ritorna

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Gentile Chiara, il transfert, cioè il trasferimento di sentimenti ed emozioni che appartengono al mondo interno della persona e che nel corso della terapia si proiettano sul terapeuta, non si manifesta solo all’inizio della terapia, ma è una costante che la accompagna fin dalla prima telefonata d’appuntamento. In maniera più o meno profonda e con fasi alterne. Il terapeuta può essere in modo quasi impercettibile all’inizio, ma poi in modo sempre più intenso, a volte padre, a volte madre, a volte un fratello o quell’amico lontano. Indipendentemente dal sesso del terapeuta. Se si manifesta il transfert, vuol dire che la terapia sta funzionando, poiché in essa non si racconta soltanto, ma si rivivono emozioni, sentimenti, comportamenti. Senza questo coinvolgimento la terapia diverrebbe un racconto di avvenimenti accaduti nel passato o che succedono nel presente e dopo un po’ non ci sarebbe più nulla da dire. O meglio, gli argomenti sarebbero così poco approfonditi. Se leggo bene tra le righe di ciò che scrive, mi pare che si senta “troppo coinvolta”, troppo dipendente oppure non in grado di controllare la situazione? Oppure sente un disequilibrio tra ciò che prova e ciò che dovrebbe essere e sente di investirlo troppo delle sue emozioni? In ogni caso, il transfert, più che essere un intoppo alla terapia, come diceva Freud, esso è uno strumento efficace che permette al terapeuta di osservare da vicino ciò che succede nel mondo psichico della persona e al paziente di toccare-con-mano le proprie emozioni. D’altronde il transfert non è un fenomeno specifico della terapia, secondo molte scuole di psicoanalisi, esso avviene spesso, nelle nostre relazioni sociali. Ci sono donne che incontrano sempre lo stesso tipo di uomo, uomini che incontrano lo stesso tipo di donna. Non cambia molto nelle relazioni omosessuali. Ora è fondamentale che lei ne parli col suo terapeuta senza timore, questo potrebbe portarla a un bel passo avanti nella terapia. Come nella vita di tutti giorni, quando si prova un amore oppure un odio immotivato nei confronti di una persona, è sempre bene chiedersi: mi ricorda qualcuno? La saluto....

Buio totale

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Buongiorno Paolo, storie di una sera, l'incontro fuggevole con un' amica di letto, contribuiscono a rafforzarle una buona percezione di sé stesso. Poi si innamora e quì iniziano i problemi. L'amore è una passione, un sentimento che dura nel tempo. Come si sente rispetto all'amore, cosa teme, da cosa si vuole proteggere...credo che sia questa la problematica che le si pone davanti....

Sono io il problema???

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Gentile Lorenzo, credo che ci sarebbe da capire che cosa la impedisce di avere una relazione piu' intima con le donne. Timidezza, paura della "performance", timore di non essere all'altezza. Le problematiche possono essere le piu' varie. Bisognerebbe anche capire che tipo di rapporto ha con il suo corpo. Un/una psicoterapeuta potrebbe aiutarla molto. Tanti saluti....

Dare un nome a ciò che mi succede

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Salve Elisa, ciò che lei descrive non è un disturbo che rientri in una categoria psicopatologica o in un disturbo vero e proprio. Conosciamo tuttavia il meccanismo psichico di base. Ricordi, situazioni, eventi oggetti apparentemente insignificanti, sono investiti di un’emozione, un affetto, una carica emotiva che non ha alcuna relazione con quella rappresentazione mentale. O perlomeno così appare. Il meccanismo difensivo si chiama “spostamento” ed è agìto dall’Io in modo inconscio, per tenere lontane dalla coscienza alcune emozioni che al momento sono "disturbanti" per la persona. Questo meccanismo comporta l’impiego di un’energia costante per mantenere una rappresentazione mentale lontana dalla coscienza. (E’ anche il meccanismo d base nella formazione delle fobie). C’è da aggiungere che il ricordo, l’oggetto “neutro” ha una relazione simbolica con l’oggetto reale. La sua capacità di osservazione le ha fatto considerare come importante un sentimento di vergogna, unita a bassa autostima e forse qualche problematica legata al corpo. E’ già un passo avanti, quello successivo sarebbe quello di provare a capire da cosa fugge e che cosa cerca di mettere da parte. Un saluto. Dott.ssa Mirella Caruso- Milano....

La storia che si ripete...

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"..mi sento alla continua ricerca di qualcosa che non mi appartiene"... Gentile Denise, è una bella osservazione la sua. Da cio' che scrive, sembri che lei si sia confrontata finora con persone non in grado di soddisfare il suo bisogno di amore pieno, in grado di ricambiarla e di dare cio' che lei offre. Trova sempre l'uomo sbagliato. Se c'è lei, non c'è lui. E viceversa. La magia dell'amore dura poco, giusto qualche mese o qualche anno che serve a darle la speranza o l'illusione che l'amore possa esistere. A questo punto la domanda è... perché, come mai trova sempre la persona sbagliata o meglio che cosa cerca veramente? Cerca l'amore oppure un uomo da amare...Potemmo ipotizzare, ma è un' ipotesi ardìta non conoscendo la sua storia, che abbia qualcosa da colmare..un vuoto interiore forse? Un amore, un bisogno tanto grande che non può essere soddisfatto..Se è così, la sua relazione col partner è certamente condizionata da questo bisogno e lei si confronterebbe ogni volta non piu' o solo in parte con un uomo reale, ma con questo suo bisogno/desiderio di ottenere cio' che sfugge....

Mio padre soffre di depressione e ho bisogno di consigli

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Gentile Antonino, credo sia fondamentale per lei e suo padre avere ancora un incontro con lo psichiatra per chiarire la diagnosi e gli effetti del farmaco prescritto. Il sycrest si prescrive nel disturbo bipolare di tipo 1, un disturbo dove si alternano fasi "euforiche" a disturbi depressivi. Questo però è un campo che appartiene alla psichiatria, di sicuro il suo medico potrà rispondere a tutti i suoi quesiti. Come psicologi possiamo però porle una domanda: suo padre ha mai avuto un aiuto psicologico? Una psicoterapia? Da anni oramai, la pratica clinica ci ha dimostrato che anche i disturbi più gravi ottengono migliori risultati se il trattamento farmacologico è accompagnato da un supporto psicologico o psicoterapia. E' la persona, con l'aiuto di un esperto, che può iniziare a capire cosa c'è da modificare nella propria vita, superando ostacoli e insoddisfazioni. E può iniziare a farlo solo quando i sintomi sono gestiti e non più così irruenti e conclamati. Saluti....

Omofobia in famiglia

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Gentile Davide, c'è più di una cosa che meriterebbe un certo approfondimento. Per prima cosa, il titolo della sua mail. Omofobia? Da cio' che scrive non mi pare che il suo "coming out" abbia creato particolari comportamenti di rifiuto e situazioni pesanti da gestire. Certo, suo padre non l'ha mandata giu', il suo unico figlio che non porterà avanti la genìa di famiglia, nessuna donna che potrà essere accolta come figlia. Credo che però cè da riflettere su qual' è e possa essere la sua vita futura, quale disegno di famiglia ha in mente. Perché proprio su questo, credo, possa fondarsi lo scontro con il genitore. " non so come aiutarlo ad accettare di far parte d una famiglia non tradizionale"...La famiglia di sua padre, la sua attuale, è di certo tradizionale. La sua quella futura, no. Lei vorrà creare una famiglia col suo compagno? Quando? Ci sono dei problemi per i quali è impedito a poterlo fare? Come lo immagina questo distacco, potrebbe essere doloroso? Saluti. Dott.ssa Mirella Caruso-Milano....

L'innamorarsi di un altro mi ha fatto capire che è il momento di cambiare?

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Buongiorno Daniele, senso di equilibrio e sicurezza contro il bisogno di indipendenza e forse anche, il bisogno di crescere, di andare avanti, di realizzarsi. Un rapporto in cui si sente al sicuro, protetto, ma dal quale si sente un po' dipendente? Quegli attacchi di panico che la soffocavano che cosa esprimevano, cosa le stavano dicendo? Un amico che se ne va: la morte improvvisa, è una possibilità per tutti noi e fa parte della vita. Noi come esseri umani non riusciamo a comprenderla, la sentiamo vicina però quando non siamo piu', quando non possiamo essere cio' che vorremmo essere, quando il nostro percorso sfugge e sentiamo di vivere una vita che ci comprime o che non accettiamo piu'. Sono tematiche esistenziali che stanno alla radice delle crisi di panico...Lei ha un'ottima capacità di guardarsi dentro e attorno a sé, questa è una grande risorsa che potrà sfruttare al meglio cercando di capire i nodi che la opprimono. Se le serve un contatto, mi chiami in privato. Buona giornata....

Non riesco a mangiare e peso sempre meno

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Gentile Erika, credo sia importante che si rivolga ad un centro per i disturbi alimentari, oppure cercare un terapeuta che le ispiri fiducia, oppure, semmai riusca a creare in casa una situazione di privacy, lontana da tutti e ricorrere all'aiuto di uno/a psicologa online. Creare cioè un luogo, uno spazio in cui possa sentirsi al sicuro e accolta. Dove?...

I miei problemi sono dovuti all'insoddisfazione che provo?

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Gentile Fra, laureata in infermieristica con una passione per la letteratura e il cinema. L'infermieristica richiede una grande dedizione per gli altri, un prendersi-cura della persona sofferente in tutti i suoi aspetti, a volte anche uno spirito di sacrificio. Il cinema si fonda sulla creazione di personaggi e di storie, nutre l'immaginario così da permettere alla persona che guarda di osservare e riconoscersi, identificarsi e ridere o piangere o riflettere se lo spettacolo funziona. L'attore, l'attrice, sono protagonisti, anche se svolgono parti secondarie. Sono centrati su se stessi, anche se hanno in mente un pubblico. Ora mi pare che lei abbia la necessità urgente di diventare protagonista della sua vita, recuperare un senso, cercare altro. Si è sempre sentita un po' "casalinga"ma ha voglia di vita, di emozioni, di gente. Da dove iniziare? Da ciò che ha voglia di fare e non ha mai fatto, scegliendo a partire da quelle che sono le sue priorità inderogabili. Mi pare che però il discorso sia più profondo, ovvero che lei realmente abbia bisogno di costruire se stessa in modo diverso da come abbia fatto finora. Costruire un senso nuovo, avere nuove ambizioni oppure riprendere quelle passate ma dotandole di nuovi significati: il lavoro da infermiere, come tutti i lavori, può essere bello o brutto a seconda di come ci si approccia alla vita. Saluti. dott.ssa Mirella Caruso-(Milano)....

Ansia da prestazione: come affrontarla?

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Buongiorno Geralt, è molto probabile che questa paura di "fare cilecca", di non farcela, di non funzionare piu' come prima, abbia poco a che fare con il compimento del rapporto sessuale e la sua soddisfazione. Difatti poi tutto va per il meglio. Anche per la sua compagna? Lei è un giovane uomo di 27 anni ed ha una vita davanti. C'è qualcosa che le fa pensare che possa essere cambiato qualcosa nelle sue emozioni, nei sentimenti, nella sua vita? Qualcosa che la fa sentire piu' distante nella realizzazione di sé come uomo e che fa piu' fatica a raggiungere. Se è così, la paura di "fare cilecca" ha solo una relazone di tipo simbolico con l'erezione e il rapporto sessuale: funziona bene, ma forse cè qualcosa che non lo è piu' come prima e che la fa faticare e di recente anche ossessionare. Saluti....

Soffro di distimia?

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Gentile Stefani, sembra che in questo momento la sua vita non abbia una direzione, un progetto da realizzare, un'idea di futuro. Tutto sembra bloccato a un presente che a tratti diventa difficile e ansiogeno perché ripetitivo e che esclude gli altri. Ci prova, poi si blocca per timore di sbagliare. E allora non si muove più. Credo che possa cercare di affrontare questa inibizione e capire cosa la trattiene, cosa teme possa verificarsi, recuperare energie e iniziare a progettare le sue aspirazioni e desideri. Saluti....

É amore? cosa fare?

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E' amore? Speriamo di sì. Se lo è e lo sarà potrà pian piano recuperare il desiderio e lasciarsi andare al coinvolgimento affettivo e sessuale.Una violenza subìta, una prevaricazione, una brutalità. Non c'è amore, sentimento, coivolgimento, ma un agìre gli istinti piu' brutali di un uomo che ha perso la propra umanità, mezzo uomo e mezzo animale, capace solo di una scarica immediata. C'è anche una parte istintuale nel rapporto sessuale, ogni nostro gesto, ogni movimento è sempre un fatto complesso che parte dal corpo, diventa emozione, sentimento, pensiero, relazione, rapporto con l'altro, rapporto tra i sessi. Rapporti sociali. Recuperare la fiducia nell'altro sesso, la relazione affettiva, l'amore potrà condurla a lasciarsi andare al vortice amoroso e vivere finalmente. Certo che è stanca di non potere ancora, si porta ancora dentro i segni di quella brutalità che le impedisce di accedere alla bellezza del sesso e dell'amore. Credo che sì, sia arrivato il momento di non essere piu' un soggetto passivo e prendere la vita nelle sue mani. Certo che un/a esperto potrà aiutarla. Saluti. Dott.ssa Mirella Caruso- Milano....

Come mi devo comportare?

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Gentile Marco, dispiace davvero che lei abbia portato dentro di sé per tanti anni quei soprusi e prevaricazioni da parte di bulletti che l'hanno preso di mira. Bulli che hanno paura dell'omosessualità o di chi è diverso da loro. E' molto facile, apparentemente, "buttare" addosso a qualcuno, qualità e caratteristiche che si fa fatica a riconoscere in sé. Il meccanismo si chiama "proiezione": si vede nell'altro ciò che si nega in sé stessi. La famosa "trave" d Gesù. La paura di non essere come loro, adeguato agli standard dei più, lo ha portato a rifugiarsi nella solitudine e distaccato dagli altri. Ma il lavorìo interiore ha continuato ad scavarle dentro, tanto che ha deciso di voler verificare se, casomai, quelli avessero ragione. Il suo senso di inadeguatezza e indecisione tuttavia è rimasto e le impedisce ora di avviare relazioni profonde con le donne. Marco, io credo che lei debba definire bene che tipo di uomo è. Mi pare che non si adegui così facilmente ad alcuni standard sociali di "normalità". Avere la fantasia e la paura di essere gay a volte può voler dire essere diversi, non adeguarsi, avere un bisogno di non-conformismo, paura di tradire i propri valori profondi. Se invece si hanno preferenze riguardo le persone del proprio sesso, esse verranno comunque fuori, si può cercare di sfuggirle solo al prezzo di grandi lacerazioni interiori. Credo che abbia bisogno di trovare la propria strada, magari con l'aiuto di un esperto, e tirare fuori quel suo sentirsi poco adeguato, senza essere emarginato. Saluti. Dott.ssa Mirella Caruso-Milano....

Procrastinare e demotivazione

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Gentile Lore, è direi, un brutto periodo, è caduta in un circolo vizioso: se fa qualcosa, lo fa per senso del dovere; se non lo fa insorgono ansia e preoccupazione per il futuro. La motivazione sì, è labile o assente. Alla base della motivazione ci sono desideri e bisogni che talvolta sfuggono alla persona, oppure sono conflittuali, oppure sembrano poco adeguati e irrealizzabili in riferimento al contesto sociale. Un percorso di psicoterapia credo possa aiutarla a sbloccare la situazione e a riprendere la vita nelle sue mani. Un saluto. dott.ssa Mirella Caruso- Milano....

Suoceri ingombranti

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Gentile Angelica, quel suo pensiero durante la gravidanza, in riferimento alle parole di sua suocera, suonano molto pesanti. "...non si sa mai..." Che cosa voleva dire e come ha interpretato quella frase, forse che lei non fosse capace a portare a termine...così come è successo alla sua amica...Poi è andato tutto bene, sua mamma vicina, a questo punto qualcuno le dice che potrebbe non essere più così indispensabile...Mi pare che la situazione sia andate fin troppo oltre e ci sia la necessità di capire meglio da parte sua, scrivere qui' sul sito, è già un primo modo per chiedere aiuto e cercare di andare oltre. Si sente, si è sentita altre volte "poco adeguata" alle situazioni? Oppure, fa fatica a mettere un freno nelle situazioni in cui qualcuno cerca di invadere la sua sfera privata..Se cercherà di rispondere a queste domande, con sé stessa e con l'aiuto di qualcuno, vedrà che il problema con i suoceri sarà molto ridimensionato. Succede così quando si fa una buona terapia: quando si chiariscono le problematiche dentro di sé e il proprio modo di essere-nel-mondo, dopo anche tutto l resto cambia. O sarà molto modificato. Saluti. dott.ssa Mirella Caruso. Milano....

Paralisi nel sonno

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Gentile Giulia, ha attraversato un momento molto difficilede della sua vita, qualche anno fa poi, con la forza della sua tenacia e con l'aiuto di un collega, è riuscita a venirne fuori, tanto che ha messo al mondo un altro figlio. La vita contro la morte. Fa fatica ora ad addormentarsi come se l'abbandono allo stato di sonno porti ad un appuntamento, a una situazione che la spaventa perchè non gestibile con le paralisi somatiche e quella orribile sensazione di essere prigioniera di un sogno oscuro. Al momento dell'incidente non era presente, era a casa per curarsi di una malattia al cuore, lo ha scampato ma che cos'è, quanto la preoccupa ancora quel disturbo? Fa delle visite di controllo? Cerca di uscire dal sogno opponendosi, "non mi avrai", Giulia però devo dirle che l'nconscio non è il serbatoio di brutture e paure, ma tutta la sua psiche le sta inviando dei messaggi: c'è qualcosa che teme, che la spaventa ancora. Credo che, essendo una donna così coraggiosa, possa iniziare a "porre un orecchio", a sentire cio' che la sua mente potrebbe suggerirle..Saluti. dott.ssa Mirella Caruso- Milano....

Penso di avere un problema grave e psicologico

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Gentile Marco, lei sta attraversando una fase di lutto in cui, a distanza di un anno , le ferite e la perdita sono ancora laceranti. Riesce ad essere forte con i suoi familiari, lo fa per loro, ma ha smesso di curare la sua persona, gli studi, gli amici. Le dicono di essere forte, ma sono arrivati rimpianti, timori, e l'idea perdurante di non essere stato un buon figlio. Suo padre voleva comprarle un gioco..chissà che senso si puo' dare a questa affermazione. Marco credo che necessiti al piu' presto di un supporto psicologico che l'aiuti a elaborare queste emozioni che la turbano e le impediscono di crescere: ha una vita da costruire, ma è opportuno in questo momento che qualcuno accolga la sua fragilità e il suo bisogno, tutto comprensibile, di poter essere addolorato....

Che fine hanno fatto le emozioni?

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Gentile Gennaro, è riuscito nella vita a raggiungere degli obbiettivi, a diventare un uomo affermato, ma le delusioni subìte da parte di persone affettivamente significative, l'hanno portata a chiudersi, a essere indifferente, a non sentire più. Per fortuna, quel "piccolo" fratello, è diventato importante perché le suscita ancora qualcosa e probabilmente è ancora il legame con la sua famiglia di origine. C'è la necessità di riconsiderare la sua storia e comprendere quali emozioni ha dovuto mettere da parte, da dove nasce quella "delusione" che ha provato e cosa si aspettava avvenisse. Non possiamo valutare il suo percorso terapeutico, non abbiamo elementi sufficienti, a volte, ma non sarà la sua situazione, le persone affermano di essere state da uno "psi" poi si capisce che si trattava di altre figure professionali. Nel suo caso, con la necessità di comprendere come e in che modo il suo passato e la sua storia influiscano nel presente, condizionandola, le consiglierei un percorso psicoanalitico/psicodinamico. Saluti. dott.ssa Mirella Caruso- Milano....

Il mio idolo è morto

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Gentile Noemy, il motivo per cui sta male non è per niente banale o stupido, ma assolutamente comprensibile. Lui, con la sua musica, le ha fatto compagnia per molti anni, sentendolo risuonare e vibrare nelle corde della sua interiorità e fuori , nella stanza e sentendolo cantare nell'aria attorno a sé. Una passione che le ha permesso una condivisione con altri ragazzi, amanti della stessa musica. Sì è vero, non lega facilmente con le persone, forse che le sembrano troppo "banali" e poco comprensivi? Ora si sente "incompleta" come se anche una parte di sé fosse morta. E' comprensibile, quella persona probabilmente rappresentava per lei una sorta d’ideale, un Ideale dell'Io direbbe la psicoanalisi, una persona che possiede molte caratteristiche che si vorrebbero avere, un "alter ego" amabile e desiderabile. Proprio poiché ideale, sta al di là, non è raggiungibile. La passione comune e la condivisione di musica, canzoni, testi permette di incontrare, anche se a volte virtualmente, altre persone. Ora credo possa essere utile per lei cercare di capire che cosa quell’ artista ha rappresentato per lei, quali siano le qualità amabili che vorrebbe avere e che non ha ora, quali corde hanno fatto risuonare dentro d lei. Vorrebbe iscriversi all'Accademia di belle Arti, certo, forse potrebbe riprendere un percorso che al momento sembra sia interrotto, ma forse non lo è. Un percorso che ha a che fare con la costruzione di se stessa, e riguarda ciò che ora è, ma vorrebbe essere. Saluti. Dott.ssa Mirella Caruso-Milano....

ansia ed elaborazione del lutto.

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Buongiorno Virginia, in questo periodo difficile, da quello che scrive, sembra non abbia avuto il tempo per elaborare la perdita di suo padre. Suo madre ha reagito malissimo alla scomparsa del marito e si è lasciata andare. Lei ha dovuto assentarsi da scuola e trasferirsi nella casa dei suoi al fine di gestire una situazione materialmente ed emotivamente molto difficile. Come se fosse figlia unica, essendo la sorella lontana, dovendo essere "grande" e l'unica responsabile della casa. Non c'è tempo e spazio perché lei possa lasciarsi andare al dolore, non può, la mamma è troppo fragile. Credo sarebbe opportuno che possa condividere le preoccupazioni e responsabilità con la sorella, ma bisognerebbe capire meglio che tipo di rapporto c'è tra di voi, e la possibilità per lei di poterlo fare. Le consiglierei un percorso con un/una collega, per elaborare in maniera approfondita la situazione. Saluti Mirella Caruso-Milano.- Milano....

Insicurezze che logorano la relazione

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"Vedendo la situazione con razionalità i miei comportamenti sono estremamente infantili e paranoici"... Gentile Alice, sì, credo che lei abbia fatto esperienza di situazioni in cui non comprende i suoi atteggiamenti e non si riconosce più, non è così come immaginava di essere. Il suo ragazzo è comprensivo e affidabile e chiede a lui di essere fedele per paura che possa essere dubbioso del rapporto e tradirla, com’è già successo, ma allora fu lei a non essere ancora convinta dei propri sentimenti. Lui la rassicura, ma ciò non basta, anzi, più lui la rassicura, tanto più lei non si sente degna del suo amore. E allora cosa teme, di cosa ha paura veramente? Da ciò che scrive, è probabile abbia toccato parti di sé che non conosce, su cui teme di perdere il controllo e cerca rassicurazioni. Rassicurazioni che la relazione possa non essersi guastata e l’amore rimanga ancora a proteggerla. Se non riesce a guardarsi dentro e agisce e vive l'emozione incontrollata senza comprenderla, le cose potrebbero diventare molto difficili. Ha però iniziato un percorso di psico, è importante ora che cerchi di tirare fuori ed elaborare queste parti di sé incomprensibili e disadattive. Se una parte di se stessa riesce a "guardarsi" e a non riconoscersi più, è già sulla buona strada. Saluti. Dott.ssa Mirella Caruso-Milano....

pancia secondo cervello

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Gentile Maria, lei descrive i sintomi ricorrenti dovuti a una somatizzazione dell'ansia. Bisognerebbe però esaminare bene la situazione, essendo difficile fare una diagnosi a distanza. La paura che possa succedere qualcosa di brutto, l'ansia che prova in molte situazioni, può esprimersi con sintomi che toccano il corpo. Se è così, l'unico rimedio possibile è quello di comprendere che cosa le sta succedendo, il periodo che attraversa, che cosa vorrebbe evitare e di cosa è spaventata. Un percorso di psicoterapia sarebbe utilissimo, anche perché ha dovuto di recente lasciare situazioni lavorative e affettive e l'ansia sta interferendo sul suo percorso universitario, bloccandola. Mi contatti pure in privato se ha bisogno di altre delucidazioni. Dott.ssa Mirella Caruso-Milano....

Aggressività verbale

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Buongiorno Viola, al di là del fatto che lei possa piacersi così com'è, cioè una persona con un’intelligenza emotiva accentuata che la rende amabile agli occhi di amici e familiari, è molto probabile che "metta in atto", inconsciamente, nel teatrino della sua psiche e nella vita, i meccanismi relazionali tra i suoi genitori, come ha suggerito. Suo padre che alza la voce, aggredisce la mamma con frasi denigranti e offensive. Una "passività" non accettata, perché? Suo madre è stata troppo passiva oppure suo padre troppo irruento e che cosa la passività determinava: un blocco nel fare, un controllo, una tendenza ad accettare passivamente il dolore? E Viola dov'era, che cosa faceva in quelle situazioni? Ecco, credo che sarebbe opportuno mettere in discussione questi modi relazionali che si porta dentro, perché ciascuno di noi assorbe le emozioni, i sentimenti, i pensieri e i gesti dell'ambiente in cui è cresciuto. Si sente giudicata dal suo partner, la disturba molto sentirsi simile, per alcun aspetti, a sua mamma? Oppure, avrebbe potuto fare qualcosa per evitare di.. La sua intelligenza emotiva potrà aiutarla molto a cercare di comprendere: nel caso in cu lei ripeta inconsapevolmente nella vita uno schema che si ripresenta immutato negli anni e con i nuovi partner, la via è di provare ad andare oltre, cercando altri modi di essere e una nuova libertà . Saluti....

Come gestire tutta questa ansia?

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Gentile Susanna, lei ha attraversato di recente alcune vicende familiari che l'hanno portata alla chiusura in se stessa e alla fatica di uscire da casa. Avvenimenti probabilmente importanti che meritano di essere presi in considerazione. L'ansia nel frattempo è aumentata, insieme alla paura di non riuscire a "reggere il carico" e svenire, inerme, sotto lo sguardo di molti. Credo si utile per lei fare una distinzione tra "gestione" e "comprensione". La gestione potrà riguardare la pressione sanguigna, troppo bassa, ma qui il suo medico le saprà dare indicazioni appropriate. Per la parte psichica invece, la "gestione" potrebbe non essere sufficiente, ma sarebbe importante capire cosa è successo e come gli avvenimenti hanno inciso sulla sua psiche e sulla persona. Temi che potrà affrontare in modo diretto con un/una psicoterapeuta che le ispiri fiducia. Saluti. Dott.ssa Mirella Caruso-Milano....

È giusto quello che sto facendo?

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Gentile Sara, da quello che scrive, la situazione sembra molto compromessa e si trova a vivere in un incubo avendo a che fare con un "Dittatore" al quale non è mai stato posto un limite. Bisognerebbe capire se questo è il suo vissuto interno e/o anche obbiettivamente la situazione è compromessa. Essendoci la presenza di un minore poi, bisogna valutare se e in che modo il suo benessere possa essere influenzato negativamente. Cercare di sorvolare, minimizzare, potrebbe produrre effetti ben piu' difficili da gestire. Le consiglierei pertanto di rivolgersi con serenità alla sua ASL di competenza, al consultorio, per una valutazione della situazione. Sembra che sia solo lei e la sua sensibilità ad averne avvertito la pesantezza, negli anni nulla è cambiato, anzi si fa tutto piu' complicato. Credo che lei, anche come persona, debba fare i conti con questo "dittatore"interno verso il quale tutti sembrano essere accondiscendenti. In ogni caso, la situazione sembra essere complessa e merita una giusta considerazione e valutazione in sede opportuna. Non è mai stato fatto nulla finora, nessun intervento psicologico e di sostegno familiare: c'è da cominciare, da qualche parte, purché si cominci......

Consigli su comportamento "mangia / sputa"

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Gentile Alessandra, qualsiasi consiglio le si possa dare in riferimento al problema, potrebbe non essere efficace per superarlo. Ha avuto un periodo di anoressia, poi ansia con panico, ora una nuova problematica. Si è mai fatta seguire da uno psicoterapeuta? Lei sta attraversando indubbiamente un periodo di disagio notevole, il sintomo che la disturba potrebbe essere un modo per esprimere una problematica, qualcosa che non riesce ad ingoiare, a mandare giu'. Lo sputa fuori e lo allontana da sé, dalle sue viscere. E in questo modo potrebbe avere la sensazione di un controllo emotivo sul problema, ma è fittizio, perché poi si accorge che la strategia in sé ha preso il sopravvento su tutto. Spero possa approfondire al piu' presto. Cordiali saluti....

Blocco emotivo a lavoro

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Buongiorno Maria, chissà che cosa rappresenta per lei questo "Nuovo" lavoro e che cosa cambia nella sua vita rispetto a come è stata fin'ora. Il "Nuovo" per sua natura, porta con sè cambiamenti importanti: lei è pronta? Questo "Nuovo" si puo' riempire di molti significati: potrebbe essere aver raggiunto un' autonomia, ma forse anche un impegno non sostenibile. Essere diventati indipendenti oppure essere presi in una rete da cui non si potrà piu' uscire..Un percorso con un/una collega le potrà essere di aiuto per capire, prima di rinunciare a un lavoro che potrebbe essere una opportunità di crescita. La saluto....

Disturbo di mia madre

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Gentile Marianna, il medico ha prescritto il farmaco Olanzapina Teva dopo aver visitato la signora? Suppongo di sì, in ogni caso, credo che sua mamma abbia necessità di controlli appropriati e piu' appofonditi, direi abbia bisogno, da quello che scrive, di un controllo psichiatrico ed anche neurologico. Se non tocca cibo inoltre, la situazione potrebbe essere davvero molto faticosa. Si rivolga pertanto ancora al suo medico per indagini piu' approfondite: solo quando la signora si sarà un po' stabilizzata, si potrà intraprendere un percorso psicologico per sanare le sue ferite d'amore....

Risolvere definitivamente il problema dell'insonnia

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Gentile Francesca, sarebbe interessante capire se sogna, quando si addormenta. E che tipo di sogni fa. L'insonnia, quando non vi siano problemi di natura somatica, è legata a una difficoltà a lasciarsi andare, a un ipercontrollo del sistema di vigilanza, a una paura di accedere ai propri desideri. Difatti lei la spiega con la paura di non-performare e di non riuscire a rispondere secondo degli standard che si è imposta. La paura del giudizio e del fallimento, nonostante i suoi successi oramai evidenti, sta la' a ricordare che non può, non è possibile lasciarsi andare. Che cosa rappresenta , cosa nasconde questa paura di "lasciarsi andare", è importante che lei possa dare una risposta a questa domanda e trovare la strada per poter godere dei suoi successi, senza temere di poter fallire. Saluti....

Ho mentito al mio fidanzato sulla mia laurea

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Gentile Maria, ha toccato il fondo, afferma, ma proprio quando si è nel baratro più profondo, c'e' la possibilità di risalita e iniziare a pensare di aver diritto a poter essere più sereni e pretendere anche un po' di felicità. Non le è venuto in mente allora, quando stava molto male, di poter chiedere aiuto? Ha iniziato a mentire per non destare preoccupazioni ai suoi e tenere le persone "a distanza" dalla sua sfera intima ( anche ad un possibile terapeuta), privata e nascondere le sue paure e difficoltà. Poi ha continuato a farlo, sempre per nascondersi. Sembra che vi sia una lacerazione, una scissione tra ciò che è e vorrebbe essere, tra ciò che si propone e quello che fa, tra ciò che appare e come è. Direi che sarebbe interessante esplorare questa sua "fragilità" nascosta, chissà che poi partendo da là, possa recuperare energie nuove per investirle in altri progetti e in un nuovo modo di essere. L'apparenza è sempre menzogna se è troppo slegata dal proprio Io più intimo. Se viceversa c'è un legame tra i due, se la finzione diventa anche una rappresentazione, una manifestazione esteriore del proprio modo di essere, beh, allora si apre la meravigliosa strada del teatro, e della vita. Saluti....

Depressione, come uscirne?

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Gentile Alessia, succede spesso che le origini di un malessere non abbia nessuna causa apparente, nessun motivo evidente. Anzi, molto spesso l'origine di un disagio è solo scatenata da un avvenimento reale. E' vero, esiste una depressione reattiva alla perdita: un lutto, un trauma, una separazione, una perdita scatenano sentimenti di angoscia, un vissuto di lutto, umore depresso e altre manifestazioni che pero' scompaiono dopo un certo periodo di tempo. Ma solo se l'avvenimento non trova terreno fertile dentro di sé, se non trova altri traumi, altri conflitti. Ora lei accenna a una inquietudine diffusa, un senso di angoscia, una difficoltà ad avere fiducia. Un malessere generalizzato e pervasivo che le impedisce di apprezzare anche le cose positive che indubbiamente ci sono nella sua vita. Il desiderio dov'è? Pare si sia smarrito. Sì credo che un percorso psicoterapeutico possa aiutarla molto a cercarlo nelle pieghe del malessere e a dare un senso alla propria vita. Un caro saluto....

Relazione a distanza - ingiustificata paura di perderla

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Gentile Aldo, la sua lettera suscita una serie di domande di non poco conto. Direi che non è possibile in questa sede darle una risposta esauriente, non potendo esaminare a fondo quali siano i suoi timori e dubbi. Una prima lettura farebbe pensare a due persone che si amano profondamente e, si sa, come dicevano gli Antichi, "gli Dei hanno invidia della felicità umana" quasi a ricordarci che la felicità svanisce presto e non possa appartenere al genere umano. Dal racconto emerge pure che lei è stato per la sua ragazza una specie di psicoterapeuta. Prima stava male, insicura e a disagio con la famiglia, con problematiche legate allo studio e a tratti, idee di suicidio. La sua attenzione e la forza dell'amore l'hanno guarita. Forse una dipendenza, chissà, ma l'amore non è dipendenza? Ci sono nella nostra vita varie forme di dipendenza, in parte consapevolmente accettate: dalla pubblicità, dalla moda, da un amico, da un partner. La dipendenza può verificarsi anche in un rapporto psicoterapeutico ed è comprensibile: una persona sta male e si affida con fiducia a un professionista che possa aiutarla. Che sia però un professionista che segua un codice deontologico è indispensabile, perché il percorso sano è quello di rendere la persona autonoma, consapevole di se stessa e dei propri condizionamenti, libera anche dallo psi. A volte le persone si affidano a qualcuno improvvisato, che ha fatto un mini-corso di formazione e poi se lo rivende "Come aiutare a...e liberarsi di...e avere successo nella vita" senza sapere che le conseguenze possono essere disastrose. Finti guaritori che non seguono neanche le più elementari norme sulla privacy. Oppure viceversa, se non ci si affida per niente, cercando di mantenere un controllo eccessivo, di essere ipercritici, i risultati possono essere nulli, non sfiorano minimamente il disagio e le difficoltà. Ora credo che lei si trovi ora nella situazione di essere preoccupato per i suoi "successi" e teme che la dipendenza sia oramai un fatto certo. Questo le fa paura, come un terapeuta alle prime armi. E teme che, quando quel fascino, quell'aura di suggestione termini, possa trovarsi con una persona sofferente. Può essere però anche che ora la dipendenza sia reciproca e forse teme anche lei di poterla perdere, quando la vicinanza la porterà a guardarsi intorno. Ed essere così abbandonato, come ha già fatto sua moglie, in un primo momento. Non vorrei addentrarmi troppo a fare congetture, non conoscendola direttamente, è anche possibile che abbia la solita paura degli innamorati: ovvero che tutto possa finire presto perché questo è l'amore che, come tutte le cose, fugge via. La saluto....

A cosa è dovuto il mio comportamento a letto?

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Gentile Eleonora, già, la situazione non aiuta a permetterle di aprirsi completamente all'Altro ed esprimere le proprie emozioni. 5 minuti e finisce tutto, l'Altro ritorna alla sua quotidianità da cui lei, da amante, è esclusa. ".. si crede superiore a me"... E' lui che esplicitamente lo afferma? Difatti, come età è molto più grande. Un uomo maturo. Lei si sente da meno, sia per il ruolo "da amante", per il poco tempo dedicatole, ma molto probabilmente anche per la differenza di età. Eppoi è una ragazza timida. Che potere ha nella relazione? Sente che è lui a gestire tempi, modi, incontri, cosa dare e che cosa scambiare, fermandosi a un certo punto. Perché poi subentra l'Altra. Parlare di potere e dei suoi meccanismi all'interno di una relazione amorosa potrebbe sembrare assurdo, ma, di fatto, a volte e troppo spesso, siamo troppo lontani dal sentire, percepire e vivere pienamente l'amore. La bellezza di Eros. Quel suo "tirarsi indietro” un attimo prima potrebbe, ma sarebbe tutto da verificare in sede di colloquio, un modo per controllare la relazione, sentirsi meno schiacciata dalla sua "superiorità" e una manifestazione più o meno cosciente di esprimere la propria insoddisfazione. La saluto....

Non so come aiutare il mio compagno

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Gentile Chiara, è comprensibile la sua richiesta di aiuto per il suo compagno rivolta a un sito di professionisti. Chiede come e in che modo può aiutarlo, cercare ed esprimere le parole giuste. Quelle parole che a volte sono così inefficaci, che le sembrano tranquillizzanti, ma che peggiorano talvolta la situazione. Soffre di attacchi di ansia con trasformazione in panico fin dai tempi dell'adolescenza e non ha mai cercato in tutti questi anni un professionista psicoterapeuta che potesse aiutarlo a comprendere ciò che gli stava succedendo. Ora, dice, il problema è di tipo economico. E si rimanda, lasciando lei in una situazione d’impotenza e lui con pensieri terribili che talvolta fanno pensare a una possibile soluzione estrema. Anche per liberarla dal peso della situazione. Direi che i servizi pubblici delle ASL sono disposti per intervenire alle richieste dei cittadini. Magari le sedute offerte sono poche oppure i tempi d’ attesa sono lunghi. Tuttavia, ritengo sia un buon modo per iniziare. Per muovere qualcosa. Le chiederei però se, secondo lei, il problema economico sia l'unico ostacolo a impedire al suo compagno di rivolgersi a un professionista. Oppure che altro? Capita nella nostra vita professionale di incontrare persone che mostrano una certa difficoltà a esprimere le proprie emozioni, le rabbie, le frustrazioni ed anche la tenerezza e l'affetto che si provano nei confronti delle persone e nelle situazioni quotidiane. Mandano giù. Nella pancia. O nella gola. Nel cuore. Allora diventa molto più facile parlare di sintomi fisici e pensare che possa esserci un farmaco che agisca senza troppe storie. Senza la fatica di dover lavorare su di sé e trovare le parole per "tirare fuori" il proprio disagio. Lei vorrebbe aiutarlo, è ammirevole questo suo bisogno di essergli vicino, ma oltre ad offrire il suo amore è difficile per lei "trovare le parole giuste". Quello è un fatto terapeutico e richiede una lunga formazione. Potrebbe certo provare a farlo riflettere sul suo mondo interiore, su cosa prova, parlarne, distogliendo l'attenzione dai sintomi fisici. Sapendo però che, se lui si lascerà andare, il suo aiuto potrà essere limitato a stargli vicino, ad amarlo, ma difficilmente a comprendere il suo mondo interiore. Per rispondere alla sua domanda, lei potrebbe cercare di indagare se il suo è solo "un problema economico”, oppure fa davvero fatica a guardarsi dentro. La saluto....

Sminuita dal marito

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Gentile Claudia, direi che c'è molto non-detto, non discusso, non chiarito tra voi due. Se ho fatto bene i calcoli secondo ciò che ha scritto, avete affrontato la IUI o fecondazione intrauterina quando eravate trentenni, più o meno. Un percorso che è durato a lungo in cui si è sentita sola e sostenuta unicamente dai suoi genitori. Come mai lui è stato coinvolto poco oppure si rifiutava di partecipare? Che fosse solo un problema suo? Voglio dire, prima di procedere all'intervento, suppongo sia stata fatta una diagnosi riguardo alla difficoltà di concepimento. Una diagnosi se non proprio certa, vista la molteplicità delle variabili in gioco in quelle situazioni, ma perlomeno probabile. Da chi dipendeva la difficoltà di concepimento, da lei da lui o da entrambi? Siete stati seguiti da uno psicologo? Credo che la situazione sia stata poco approfondita dal punto di vista delle emozioni in gioco, nel senso di chiarire cosa poteva voler dire dover ricorrere a un intervento molto "tecnico" per risolvere la situazione. Non posso addentrarmi in congetture, non conoscendo la sua storia, vorrei dirle però che da quel momento in poi tutto è cambiato. Probabilmente vi siete confrontati poco su quella "infertilità" e cosa potesse significare per l'uno e per l'altro. Un altro elemento che mi viene da rilevare nelle sue parole è la sua passione per la danza. L'ha praticata per molti anni. Una danzatrice non può portarsi troppi chili in eccesso. Di là dalle considerazioni sminuenti di suo marito, come si sente lei ora a non poterlo fare più, a non essere più come prima… La saluto....

Sorella in cerca di consigli

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Gentile Andrea, non è “nessuno” per dare una sentenza, scrive, e teme di essere “esagerata” ponendo il dubbio se e come intervenire. Sua sorella sminuisce, dicendo che gli uomini sono tutti così, assenti e un po’ arroganti. Pare che lei abbia colto un problema e nessuno fa nulla. I bambini crescono identificandosi con alcuni aspetti del padre, il più piccolo inizia a dare segni di malessere. La sorella si offende se addita il marito come il responsabile della situazione. Sarebbe interessante sapere se è lei la sorella maggiore. A volte, capita, che i fratelli “minori” non accettino i consigli dei maggiori. La responsabilità di ciò che accade in quella famiglia potrebbe essere però di entrambi. A un comportamento aggressivo del marito, corrisponde un atteggiamento passivo di lei che nega e giustifica, e non dice per salvare le apparenze. Ora più che cercare colpe e responsabilità, credo che un modo per aiutarla sia cercare di cogliere i segnali del suo disagio, facendola aprire al pianto e alla sofferenza che si porta dentro. Senza parlare, senza giudicare. E’ solo in questo modo, con la sua vicinanza affettiva e attenta che potrà consigliarla di farsi aiutare da un esperto professionista. Il suo aiuto può servire solo nella misura in cui riuscirà ad ascoltare e a “sentire” senza pregiudizio. Essendo lei troppo coinvolta nelle dinamiche tra voi due e con la sua famiglia, ogni cosa che dice o fa potrebbe essere interpretato come gelosia, amore e possessione verso la sorella, bisogno di supremazia, saccenza ecc. ecc....

Padre?

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Gentile Raffaele, suo figlio, vostro figlio è stato cresciuto da Altri pagati per farlo. E’ stato educato a essere bravo, a lasciarsi guidare nella vita da un senso del dovere imponente e condizionante. Anche lei ha avuto il medesimo tipo di educazione, ma, a un certo punto, avrebbe voluto scegliere per se stesso, non più seguendo obblighi e costrizioni imposte da altri, dalle circostanze, dalla convenienza o dalla morale corrente. Sarebbe interessante approfondire la sua storia per capire come questo “no” si sia espresso, che forme abbia preso nella sua vita oltre che il diniego di dover crescere un figlio per consegnarlo a un destino certo. Il desiderio di poter vivere senza procreare fu soppiantato dal rifiuto oppositivo dei parenti. Suo figlio è arrivato e consegnato alle cure amorose degli educatori scelti. Lui si è adeguato, a parte “qualche piccola trasgressione”. Quale? Penso che proprio su questo bisogno di “trasgredire”, di poter essere anche altro rispetto a modelli preordinati, che possiate iniziare a parlare più in profondità; in fondo, a distanza di una generazione, avete avuto i medesimi problemi da affrontare. E’ diventato un bel ragazzo assennato e bravo, ma direi che “tendere l’orecchio” verso il suo/vostro bisogno di poter essere anche altro, forse anche più creativi e a passo con i tempi, potrebbe aprire una strada nuova, dove tutti e tre possiate incontrarvi. In fondo, anche le dinastie regali più antiche e importanti, sopravvivono negli anni poiché qualcuno si oppone e dice NO....

Lui mi ama, forse troppo

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Gentile Mirella, è difficile per lei, scrivere delle sue emozioni, poiché è sempre stata una ragazza introversa. Le emozioni tuttavia si fanno sentire ed esplodono in modo irruento nelle crisi di panico o nelle situazioni di alimentazione incontrollata. Sotto le crisi di panico e i disturbi alimentari c'è umore triste, assenza, un senso grigio di esistenza vuota fino alla depressione. Ha perso molti lavori, teme ora di allontanare anche il suo compagno. Direi che un percorso di psicoterapia è davvero indispensabile, questa sua richiesta fatta qui', su un sito di professionisti, potremmo anche intenderlo come una richiesta di aiuto, come un desiderio di venirne fuori? Lui cerca di aiutarla, di darle speranza, lei si sente chiusa in una bolla da cui non riesce a uscire. La bolla, la chiusura affettiva ed emotiva verso il mondo, per quanto possa essere serrata e opprimente, lascia però sempre uno spiraglio attraverso cui è possibile vedere una luce. Credo che anche in Scozia lei possa trovare un bravo terapeuta con cui lavorare. Se non trova, può valutare l'idea di iniziare ad approfondire le sue problematiche ricorrendo al colloquio online, che potrebbe essere utile perlomeno in questa fase iniziale in cui si sente così in preda allo sconforto totale. La saluto....

Aiuto, difficoltà a fare amicizia

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Salve Martina, si aggrappi a questo dubbio che le è venuto; "forse non ce la faccio da sola". Oppure se ce la fa, vive con grande sofferenza. Perché? Si fida poco degli esseri umani, quindi, anche di un/una psicologa psicoterapeuta che potrebbe aiutarla. Di chi può veramente fidarsi, l'essere umano in fondo è malvagio, visto quello che fa. Direi proprio potrebbe iniziare con uno psicoterapeuta, il quale così, "a occhio" le suscita simpatia. Quella paura di vomitare in pubblico, di buttare, far uscire fuori tutto il suo malessere, è un groviglio emozionale da prendere in considerazione. Ho uno studio a Bologna, dove ci sono anche altri validi professionisti. Saluti....

Parlare da soli inscenando dialoghi su argomenti della vita

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Gentile Maria, nessuno di noi è veramente mai solo con se stesso. Ognuno parla dentro di sé interloquendo con un amico, un parente, il vicino di casa, una figura del passato. Talvolta anche a voce alta, come fanno i bambini. Cioè racconta a se stesso la propria storia, reinventandola. Recita. Il teatro è connaturato all'essere umano, una forma d'arte primaria, ancora prima del cinema. La solitudine, di fatto, non esiste. E' proprio su questo bisogno di raccontare e ri-raccontare a se stesso la propria storia che si fonda l'efficacia della psicoterapia. Nelle sedute, si racconta di sé e degli altri sempre con elementi nuovi, modificando la storia presente e passata che talvolta è stata dolorosa. Parla di una "vita parallela" in cui è diversa da quello che è in realtà: dove è ciò che vorrebbe essere, ma non è. E' molto probabile che lei abbia delle potenzialità non espresse, un bisogno di essere anche in altri modi che non può venir fuori nella realtà. Se è così, questa recita solitaria e privata serve da "compensazione" alla frustrazione di non poter essere altro. Credo che potrebbe essere tutto più interessante per lei, se facesse entrare in questo gioco un pubblico, fosse anche una sola persona. Saluti....

Cambiare o non cambiare?

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Buongiorno Claudia, il problema che lei pone può avere due diverse soluzioni. Con la prima, si può ritenere essere il problema, l’atteggiamento della sua collega-capo la quale manifesta comportamenti "poco consoni" con le persone e sulla situazione lavorativa, ritenendo di avere privilegi dovuti all'anzianità di servizio e, in modo più o meno esplicito, relativi alla parentela con i vertici dell'azienda. Se è questa persona il problema, allora non resta che seguitare quella decisione che ha già preso a luglio: andare oltre il part-time e licenziarsi. Magari troverà un altro lavoro più appagante, ma se incorrerà ancora in un capo diciamo cosi'...poco democratico, allora si riproporrà il problema nuovamente. La seconda soluzione che le suggerisco, è quella di considerare "lo psicologico" che influisce o più profondamente contribuisce ad alimentare questa situazione. Ha scritto di una sua tendenza a essere molto " accomodante “e forse anche passiva nelle situazioni. L’ha fatto perché le serviva quel lavoro o perché la sua etica, probabilmente le impone un impegno serio nelle situazioni. Quest’atteggiamento "accomodante" si manifesta anche al di fuori del lavoro? Sta per sposarsi, come immagina la sua futura vita matrimoniale? "Ma come...il problema è quella là e lei mi parla della mia passività"...in un dialogo immaginario con lei, potrebbe essere questa una sua risposta, o di qualcuno che legge sul sito. Se però noi siamo convinti che il problema sia al di fuori di noi (magari è proprio vero!), qual è la soluzione? Andarsene, fuggire lontano, oppure viceversa, cercare di modificare la situazione, diventare dei sindacalisti o, allargando il discorso, fare politica, tentare di cambiare la società. E’ una possibilità. Viceversa, se va via e qualora la "passività" sia un tratto dominante della sua personalità, ritroverà lo stesso problema altrove. Succede così, le problematiche non superate ritornano sempre. La mente gira su se stessa. Di certo, dopo aver lavorato su questa sua caratteristica, potrebbe interagire in modo diverso, sottraendosi alla "cattiveria" e "acidità". In fondo, un mostro è un mostro fino a quando le persone ne hanno paura; un re è opprimente fino a quando qualcuno non riesce a dire che egli è nudo. Le consiglierei di approfondire la questione con uno psicoterapeuta. Saluti....

É solo paura?

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Gentile Cristina, da cio' che scrive emerge che questo ragazzo possa trovarsi al momento in uno stato di "confusione" che gli impedisce di vivere appieno i suoi sentimenti e la propria affettività. E' un bene che questa sua "confusione" sia arrivata ora e non magari tra due/tre anni. Credo sia opportuno per lui riconsiderare le "ferite" che si porta dentro, cio' che è andato male, il suo rapporto con le donne. La saluto....

Sono ritornati gli attacchi di panico e l'ansia

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Buongiorno M., non si capisce da ciò che scrive, se la psicoterapia è stata interrotta oppure no. Quello che mi sento di dirle è che gli attacchi di panico richiedono un profondo lavoro su se stessi per costruire con il terapeuta una personalità più adeguata a ciò che si desidera, a ciò che si è veramente. Le persone che soffrono di attacchi di panico hanno storie le più varie e non si trova mai un'unica causa, tutte, però hanno in comune l'essersi messe da parte negl anni e non aver costruito se stessi in modo armonico, essendosi troppo spesso adeguate alla situazione. Molto è stato scritto, le cito soltanto Nicola Ghezzani o Renato Pozzetti, che usano anche un linguaggio semplice. Non riesco a dirle altro perché la sua richiesta è focalizzata molto sul sintomo. Ed è comprensibile vista la grande sofferenza. Una curiosità...lei si è firmata come Michela, ma nella homepage del sito è Mattia. Non credo sia una svista della redazione, a volte capita, le persone si firmano con due nomi diversi....

genitore figlio

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Gentile Eliana, la scomparsa di suo marito ha portato a due conseguenze importanti: il ritorno nella casa dei suoi genitori insieme a suo figlio e la confusione dei ruoli. E' tornata a essere figlia e insieme probabilmente anche sorella. La nonna, madre di due figli. Il figlio non l'ascolta piu'. La funzione educativa è passata alla nonna, che è anche la parte economicamente piu' forte. Questo "ritorno" in famiglia, al di là dello stato di necessità dovuto alla perdita del marito, come l'ha fatta sentire..ha mai percepito un senso di sicurezza e accoglienza? Un ritorno al passato? Bisognerebbe approfondire in che modo è arrivata a questa situazione, pare che ad un certo punto abbia perso il controllo e suo figlio le è sfuggito. Sta per andar via e iniziare una nuova convivenza e lui cosa farà?...

Una crema applicata solo una volta ha causato depressione in mia Zia?

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Gentile Angelo, è chiaro che la situazione è di per sé assurda, se considerata in senso letterale: nessuna crema può "soffocare" e non resiste a ripetuti lavaggi. Come in un sogno, l’interpretazione letterale non ha alcun senso. Una visita dermatologia non può fare altro che diagnosticare nulla. Tuttavia la sofferenza della signora è notevole ed è da prendere in considerazione, anche perché la sua vita è peggiorata progressivamente. C'è qualcosa che si porta dentro di sé che le causa un dolore profondo, che non si riesce a lavare. E' il senso simbolico del messaggio inconscio. Lavarlo vuol dire portarlo via da sé, liberarsene. E' molto probabile che un anno fa sia successo qualcosa di significativo nel mondo psichico della zia e l'applicazione della crema è diventata la fantasia di base attraverso cui esprimere tutto il dolore. Per che cosa? Le consiglierei di ricorrere a uno/una psicoterapeuta esperto che possa aiutarla a "tirare fuori" quel dolore. E' necessaria anche una visita psichiatrica: da ciò che scrive pare possa esserci l'inizio di un’ideazione delirante. Saluti....

Bugiarda compulsiva o personalita' multipla?

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Gentile Stefania, sta facendo un dottorato in genetica psichiatrica, una materia affascinante, che può portare a una serie di domande. Capita spesso agli studenti e specializzandi nelle materie "psi" così come agli studenti di medicina, di avvertire su di sé tutti i sintomi descritti nei libri. Ora di là da una diagnosi, lei descrive una situazione che teme possa sfuggirle di mano: ha difficoltà a legarsi saldamente a un compagno e si sente spinta a cambiare, mantenendo più relazioni contemporaneamente. La diagnosi di personalità multipla (disturbo dissociativo) è molto impegnativa e poco riscontrabile oggi: grandi romanzi sono stati scritti, il più celebre riguarda la figura di Dr Jekill e Mr Hyde di Stevenson . Ai giorni nostri, si incontrano persone che portano dentro di sé aspetti conflittuali, in contrasto tra loro, ma che si esprimono contemporaneamente. Bugiarda compulsiva: questa diagnosi porta con sé una connotazione moralistica, non trova? Lei si chiama Stefania, è presumibilmente italiana e vive a Londra per completare il dottorato. Fino a quando? Torna spesso? Come si trova, si è inserita nella vita della metropoli in odore di "brexit"? La sensazione di "precarietà", di vivere una situazione che cambia velocemente, una "liquidità" della propria esistenza, la mancanza di punti di riferimento forti, caratterizza il vissuto di molti ragazzi che vivono all'estero. In una situazione così cangiante, i punti di riferimento sono necessari e importanti. Dove e quali sono, in che luogo trovarli, o meglio, dove colloco me stessa? Sono domande importanti che potrebbe aver bisogno di condividere con qualcuno. Di là dalla diagnosi, credo che possa avere la necessità di capire quali siano i suoi bisogni, cosa desidera veramente, quali sono i suoi progetti futuri. Se non trova un terapeuta sul posto, valuti la possibilità di poter richiedere degli incontri online. La saluto....

Disfagia, dispnea etc. (ipocondria)

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Gentile P. credo che una "pacca" sulle spalle possa non essere sufficiente. Che cosa comunicarle con quella rassicurazione e quel tocco: no guarda che in realtà stai bene, vai avanti o, ancora oltre, è tutto frutto della tua immaginazione. Ha ricevuto ampie rassicurazioni da parte del medico che le ha fatto una diagnosi e prescritto un farmaco. Guarirà, ci vuole ancora qualche settimana. Le rassicurazioni non bastano e quindi potrebbe soffrire di una malattia neurologica, e poi ci sono quei crampi, la fame d'aria, le fascicolazioni. Questi sintomi possono essere tutte forme attraverso le quali si "convoglia" l'ansia, il malessere, le difficoltà. "Sento di aver perso la mia vita, che questa mi sia scivolata dalle mani come una saponetta su di un pavimento intriso d'acqua e quindi ogni qual volta cerchi di riprenderla in mano questa continua a scivolarmi", scrive. Se la vita e il senso della vita scivolano via, chiedendosi giorno per giorno come e dove indirizzare i propri passi, beh… il senso di angoscia è palpabile e percettibile: si sente addosso. E’ una bellissima metafora, complimenti, la vita come una saponetta che sfugge via su un pavimento bagnato: credo che proprio da qui’ possa ripartire. Si tratta di cercare nuovi significati, esplorare altre direzioni e puntare a nuovi obiettivi. Questo le permetterebbe, con l’aiuto di uno psicoterapeuta, di “dirottare” la sua attenzione dai sintomi alla costruzione di un nuovo se stesso, a dare un valore e significati nuovi a ciò che sta facendo. Non lasci passare troppo tempo, non ha senso continuare a subire quella sofferenza indicibile. Saluti....

Assenza di Sesso, Amore e Relazioni

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Gentile Mari, certo che è comprensibile la sua situazione: non avere mai avuto una relazione affettiva, a 25 anni può essere un problema. Parlarne poi con un' amica o un parente non risolve certo il problema. Un' amica ti può ascoltare, può esserti vicino affettivamente, ma non contribuisce a risolvere l problema. Parlarne, equivale a fare uno sfogo momentaneo che dura poco, non avendo l'amica le competenze necessarie a indicare una possibile soluzione in modo che la persona possa scegliere e ritrovarsi. Percepisce che qualcosa è andato storto nella sua vita, non come avrebbe voluto, credo sia necessario approfondire la sua storia con uno/a psicoterapeuta che possa aiutarla. La saluto cordialmente....

Neomamma, decidono tutto gli altri. Di quale figura professionale ho bisogno?

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Gentile Viola, emerge una richiesta di aiuto dalle sue parole, come se oramai la situazione fosse diventata insostenibile. Un imminente trasferimento in casa della suocera potrebbe segnare la sua capitolazione definitiva, è questo che la preoccupa? Scrive che va già da uno psicologo e questo le fa onore e di certo chi pensa ancora che andare dallo psi equivale ad essere una persona disturbata vive nell'ignoranza e non ha capito ancora quante risorse personali si possono acquisire facendo un buon lavoro su se stessi. Ne ha parlato con il suo terapeuta di questa situazione? E' uno psicoterapeuta? Provi ad approfondire, se lo desidera mi contatti in privato. Saluti....

Fobia di Pensare (irrisolvibile?)

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Salve Corrado, per risolvere la sua situazione bisognerebbe comprendere bene in quale momento si trova nella sua vita e come è arrivato a questa situazione "ansiogena" che le causa così tanto disagio. Potrebbe essere che si trovi in un momento di stanchezza, di stress dovuto allo studio intenso oppure potrebbe trattarsi dell'inizio di una ideazione ossessiva che le compromette lo studio e la tranquillità. Ha iniziato ad avere difficoltà a leggere anche "libri di piacere" credo intenda libri diversi dai manuali universitari, quindi è molto probabile, ma bisognerebbe approfondire, che lei si ponga qualche domanda alla quale non riesce a dare una risposta, una spiegazione. Che la martella. Non riesco a dirle altro. Buona giornata....

Non riesco più a sostenere gli esami

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Gentile Laura, può capitare di sentirsi bloccati a proseguire durante il percorso universitario. Ho incontrato persone nella mia professione che stavano per "mollare" a pochi esami dalla laurea. Per superare questa situazione bisognerebbe comprendere la sua esistenziale oggi, cosa significa per lei laurearsi, intraprendere una professione, fare l'avvocato oppure come indirizzare il suo percorso dopo il conseguimento della laurea. La difficoltà a dormire, il tremore, gli attacchi di nausea sono sintomi da non sottovalutare, è comprensibile come possa sentirsi stremata. Cerchi un professionista che le ispiri fiducia. La saluto cordialmente....

Ansia e depressione sono ereditarie?

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Gentile Alessandro, lei pone una domanda molto complessa su cui la scienza e la ricerca hanno posto l’attenzione nel corso oramai di molti decenni. Decidere cosa si trasmette attraverso l’ereditarietà e cosa attraverso l’ambiente è una domanda alla quale la ricerca sta dando molte risposte: ciò che si acquisisce nel corso della vita è tanto importante quanto la trasmissione del codice genetico. Anzi, le moderne neuroscienze stanno dimostrando una notevole “plasticità” del cervello, per cui ciò che si acquisisce nella vita modifica in modo significativo la struttura delle sinapsi e delle reti neuronali. Cerco di rispondere in modo più diretto alla sua domanda. Ha il timore che i disturbi depressivi della sua mamma possano aver lasciato una “traccia” dentro il suo corpo, dentro la sua mente per cui gli attuali attacchi di panico sarebbero ricongiungibili a tal ereditarietà. Posso dirle che non sempre c’è questa relazione diretta. Una “predisposizione” può esprimersi o meno a seconda che l’ambiente sia favorevole o non lo sia. I fratelli ad esempio possono essere molto diversi tra loro. Se uno ha un disturbo mentale, l’altro può essere un artista o un funzionario pubblico. Quindi il fatto che sua mamma sia stata depressa può avere una scarsa relazione con il suo malessere di oggi. Di là della ricerca teorica, posso dire ciò che ho trovato nella mia esperienza clinica e in quella di molti colleghi. Succede molto spesso di osservare come un nucleo affettivo, una problematica importante non risolta da tutta una vita possa passare a qualche figlio. Non a tutti però. Le faccio un esempio. Grosse problematiche d’integrazione sociale, un nucleo mentale psicotico mascherato possono trasmettersi. E’ come se il genitore rimandasse al figlio il compito di guarire da ciò che non ha potuto o saputo risolvere. D’altronde tutto ciò è comprensibile. Se una donna ad esempio ha grosse problematiche con la figura femminile, cosa trasmetterà alla figlia? La cosa positiva è che quella persona ha la possibilità di cercare le proprie ragioni e di cambiare. Attraverso le sue amicizie, l’arte, lo studio, la psicoterapia avrà modo di indirizzare la propria vita in modo diverso e sicuramente più pacifico ed appagante. Direi perciò che i suoi attacchi di panico possono darle la possibilità di iniziare a cambiare ciò che c'è da modificare. Grazie per questa domanda. Saluti....

Mia moglie non riesce ad avere orgasmi

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Gentile Fabio, bisognerebbe comprendere quale sia il rapporto di sua moglie con il piacere, in generale. Se lo desidera, mi faccia contattare in privato. Saluti....

Paura di rimanere sola

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Salve Beatrice, sarebbe opportuno elaborare (ripensare) quel rapporto con il suo ragazzo interrotto due anni fa. La tradiva..e poi? Si è sentita mortificata..poco adeguata..messa da parte... quali sono state le sue emozioni, gli affetti, i pensieri? Da quando è terminata la relazione, ha iniziato a occuparsi di se stessa, a diventare migliore, a studiare. E allora perché dovrebbe ancora occuparsi degli uomini che tradiscono e fanno star male? Se si pone disponibile per una relazione affettiva potrebbe avere il timore di soffrire, di essere bistrattata, messa da parte.Viceversa, se tiene lontana da sé ogni relazione, può occuparsi della sua vita ma...il tarlo della solitudine la assilla, il suo inconscio "ricorda" che il desiderio dell'Altro non può essere messo in sordina. Credo sia opportuno che possa approfondire questa situazione. Cari saluti. Dott.ssa Mirella Caruso- Milano....

Come capire se andare dallo psicologo è la soluzione giusta?

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Gentile Alyson, si mostra come una ragazza "estroversa", ma trattiene dentro, non comunica per timore che possa mostrarsi come una persona insicura. Questo meccanismo le porta sofferenza e inizia a "fare acqua". Voglio dirle che un percorso psicoterapeutico non è fatto solo di parole, ma anche di silenzi, comportamento non verbale, modo di stare nella relazione. Un terapeuta ha tutti gli strumenti per aiutarla e condividere insieme a lei quelle emozioni "trattenute" che non riesce ad esprimere, rispettando i suoi tempi. L'obbiettivo di una terapia non è rendere la persona piu' debole, ma al contrario capace di mostrare i propri punti di forza e talvolta anche la propria fragilità, cioè la propria umanità. Saluti. Dott.ssa Mirella Caruso....

Nausea e vomito in ogni occasione di intimità

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Gentile Lili, quella "invasione di campo" da parte del suo compagno sembra aver agito come uno stimolo condizionato, attraverso cui la sola vicinanza di un compagno la espone ancora alla nausea e al vomito, in altre parole al rifiuto. Di là delle sue convinzioni personali, delle scelte religiose o esistenziali, sarebbe opportuno approfondire questa situazione che ora le provoca disagio. Una scelta di vita difatti e tale solo quando è libera e consapevole, non danneggia gli altri e si configura come adesione sincera a un modo di essere. Viceversa, talvolta molte scelte e comportamenti possono essere frutto di paure, angosce, evitamento e razionalizzazioni che servono a "tenere lontane", non affrontare alcune situazioni e rimandare esperienze significative. Si lasci aiutare da un/una psicoterapeuta che possa ascoltare senza giudicare e la aiuti a superare le sue paure e a conoscersi meglio. La saluto....

mastectomia e ansia

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Gentile Patrizia, un intervento chirurgico qualunque esso sia, richiede un approfondito sostegno psicologico sia prima sia dopo l'intervento. A maggior ragione se l'intervento riguarda l'ablazione di parti così delicate come la mammella, il seno che è in relazione con l'identità di una donna. Paure, senso di mutilazione, timore di non farcela sono angosce profonde che devono essere accolte. La difficoltà di comunicazione con il personale non ha aiutato a trovare una figura con cui potersi aprire. Credo che da qui' possa iniziare la sua ricerca. Se non trova sul posto, valuti la possibltà di chiedere dei colloqui online, anche attraverso questo sito. La saluto....

Gelosia retroattiva - partner sessuali: quale tipo di professionista serve?

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Gentile Emanuele, dice bene, è una "fissazione dolorosa" che rischia di minare il rapporto col partner e la sua tranquillità. Al di sotto di questa "fissazione" che rischia di trasformarsi in un'idea ossessiva assillante e opprimente, possono esserci molte cose: paura di essere messo da parte, confronto con l'altro partner, senso d’inadeguatezza, un crollo dell'idealizzazione che può riguardare l'Altro, ma anche se stesso, un bisogno di controllo...ecc. ecc..Lavoro a Milano, se vuole mi contatti in privato. Buona giornata....

Sarei una figlia orribile se non intervengo più e scelgo di andarmene ?

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Gentile Vanessa, a ventidue anni, si può cominciare a lottare per cercare di ottenere una piena indipendenza economica che possa permettere di lasciare la famiglia e rendersi indipendenti e autonomi. E' il destino dei figli quello di separarsi dai genitori per crescere, per diventare adulti. Certo si porta dentro di sé il senso di colpa per voler andare, lasciare suo padre che deborda e sua mamma che subisce , ma bisogna ricordare sempre che ciascuno di noi è responsabile delle proprie azioni e non può scaricare tale responsabilità agli altri. Si sente un "mostro" al pensiero di lasciarli da soli, lei è l'unica rimasta, ma se la sua mamma vuol venire via con lei, che sorta d’indipendenza è? Credo sia indispensabile lavorare su questi pensieri ed emozioni per poterla aiutare a costruire una vita per sé meno condizionata dalle problematiche familiari. Suo fratello si è "salvato", Vanessa non può farlo? La saluto....

Perché allontano tutti?

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Gentile Viola, un percorso di psicoterapia basato su un legame sincero, di collaborazione e forse anche di affetto che si potrà sviluppare, è alla base di ogni buona psicoterapia che possa avere dei risultati evidenti. Nel suo caso, creare un buon legame potrebbe essere l'inizio della risalita. Lavoro a Milano, provi a contattarmi. Buona giornata....

Innamorata dello psicologo

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Gentile Noemi, la forte attrazione o anche l’innamoramento nei confronti del/della psicoterapeuta è un fatto molto comune che se succede, è un indice di buon funzionamento di una psicoterapia. La psicoterapia può mobilitare non solo sentimenti “amorosi”, ma anche emozioni quale rabbia, indifferenza, competizione, invidia, rifiuto ecc. Anche in questi casi, la psicoterapia sta funzionando a patto che si abbia la disponibilità e la forza di poter affrontare e parlare di questi sentimenti. Senza scappare. Lei si è ben documentata ed ha incontrato la parola “transfert”. Questo è un concetto elaborato all’interno della psicoanalisi. Il paziente rivive all’interno della stanza analitica, emozioni e sentimenti del passato che “proietta” sul proprio analista. E’ un indice del buon funzionamento della terapia perché aiutata dal terapeuta, proprio attraverso l’osservazione “in vivo” di quelle emozioni, la persona ha modo di osservare, scrutarsi e prendere coscienza, di ciò che si porta dentro e nella vita. Un laboratorio scientifico. Altri psicoanalisti dopo Sigmund Freud hanno chiarito come il transfert possa essere un fenomeno non solo confinato nella stanza analitica e che si manifesta, è “agìto” in molti nostri incontri, con le persone che incontriamo e che amiamo, oppure odiamo. Ha presente quando incontriamo una persona nuova e ci sembra di conoscerla da sempre…verso cui proviamo una “istintiva” attrazione…..ebbene, quella persona ha in sé delle caratteristiche che ci ricordano qualcosa o qualcuno…una donna può innamorarsi sempre dello stesso tipo di uomo: che sia molto simile a suo padre o anche molto diverso. Ora però lei dice, non era solo transfert, lei si è innamorata di quell’uomo e non di un fantasma. Mi sento di condividere questa sua affermazione. Nonostante la “neutralità “ del professionista che DEVE agire secondo codice deontologico, il paziente riesce a percepire qualcosa di quella persona, il suo stile, la sua umanità. Il terapeuta non può comunque lascarsi andare ma deve rispondere alla domanda iniziale, quella con cui si è iniziata la terapia: voglio star meglio, voglio guarire. Il fine della terapia è dunque il superamento del transfert. Restituire la persona ai suoi amori, alla sua vita. Riguardo all’interruzione della sua terapia credo sarebbe opportuno che lei chiarisse chiedendo ancora un incontro con il collega. Ha bisogno di una risposta. In generale posso dirle che prima di iniziare una psicoterapia sarebbe opportuno sapere che tipo di psicoterapia si sta scegliendo. Se molti psicoterapeuti possono essere preparati su tecniche e concetti COMUNI a tutte le psicoterapie, il transfert è un insieme di manifestazioni e comportamenti che hanno la loro sede di elezione all’interno di una psicoterapia psicoanalitica o psicoanalisi. In bocca al lupo....

Difficoltà ad eccitarmi

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Gentile Enrico, da ciò che scrive, ma bisognerebbe approfondire, non mi pare ci sia nulla di "patologico" nella sua mancanza di erezione. Provi a domandarsi come si sentirebbe se potesse farlo: essere "più selvaggio" per dominarla e possederla probabilmente non è nelle sue corde. La sua ragazza soffre di doc e dermatillomania, la cosa che può cercare ora è starle molto vicino e amarla per dimostrarle che l'amore va oltre il bisogno di sofferenza e rifugge da forme più o meno mascherate di sadomasochismo. La saluto....

Gravidanza: cosa mi sta succedendo?

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Gentile Marta, la gravidanza porta con sé importanti modificazioni psico-fisiologiche che impongono alla donna un cambiamento significativo nel suo status sociale , nei suoi rapporti e nel suo modo di essere. Fantasie e pensieri "strani" possono essere presenti e turbare la serenità, nel loro essere così ansiogeni. Credo che abbia bisogno di un aiuto psicologico che la sostenga e insieme elaborare quelle fantasie disturbanti, trovando un modo tutto suo, personale, per essere madre. La saluto....

Gay non attratto da gay?

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Gentile Gabriele, come lei sa la parola “gay” deriva dal francese (provenzale gai) che significa gaio, allegro. Il riferimento di questo termine all’omosessualità arriva solo negli anni ’20 in America, dove il movimento gay inizia a costituirsi come movimento di emancipazione e rivendicazione dei propri diritti. Allegramente ritrovarsi nelle piazze ancheggiando (ma non tutti) ed esprimere un urlo per il riconoscimento. E’ comprensibile la sua convinzione: se una persona è gay vuol dire che desidera, ama una persona del proprio sesso. Non un’imitazione dell’altro sesso. La sua è la posizione imperante nell’antica Grecia, dove attraverso la pratica omosessuale e della filosofia, dell’arte e della musica, della ginnastica, attraverso la “Paideia” e il rapporto con un Maestro, un uomo aristocratico acquisiva la virilità e uno status sociale. (A Saffo per il mondo femminile). Se ha modo di guardare gli antichi dipinti sui vasi attici, vedrà due uomini con la barba che si baciano. Forse è quella l’omosessualità che turba di più. Tuttavia, il discorso non è così semplice. Le varianti omosessuali sono molte e ciascuno può scegliere e amare chi crede, secondo la propria inclinazione, se il rapporto è consenziente. Non dimentichiamo che molte persone hanno la necessità di farsi riconoscere socialmente e un bisogno di esprimere la propria “diversità” di poter essere altro rispetto al modello predominante. E che dire ancora del rifiuto di molte persone gay ad aderire al modello maschile dominante? E poi, che cosa vuol dire oggi essere maschio? Il discorso è complesso, ma ciò che ci interessa ora è comprendere quel suo disagio verso l’uomo-che-imita-la donna. Quasi fosse un’indispensabilità, una prerogativa dell’essere gay. Tant’è che ha sentito la necessità di travestirsi da donna, per trovare un uomo. Credo che possa esserle di aiuto fare chiarezza nel suo mondo interiore, capire che cosa cercare e come mai finora non ha trovato ancora una relazione sentimentale veramente appagante. Ci sono molti omosessuali con barba e che indossano vestiti maschili in molti settori della nostra società. E’ un modo di essere. Come mai non vi siete ancora incontrati? La saluto....

Marito passivo aggressivo

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Gentile Daniela, è comprensibile questa sua difficoltà nella relazione con il marito e il tentativo di superare questo conflitto. Tuttavia, non le si puo' dire nulla di sensato se non si comprende appieno la situazione. Questo comportamento è solo tra di voi oppure è una modalità che emerge in altre situazioni? Nella sua storia, ha avuto altri comportamenti simili? Che rapporto ha con le altre donne? Lui avverte un disagio per questo comportamento, vorrebbe cambiare? E lei signora Daniela, ha incontrato sempre questa modalità relazionale negli uomini? Ha letto su internet e si è documentata, ha fatto bene. Tuttavia, metterei in evidenza il fatto che si è saltato uno step: quello della diagnosi o meglio, per usare un termine meno medicalizzato, la comprensione della situazione. Solo dopo si potrà capire quali siano i possibili cambiamenti che possono essere ricercati. Ha mai pensato di chiedere un consulto? Cari saluti....

Conoscenza online. Fiamma. Il nulla.

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Gentile Elena, non è facile lasciarsi andare all'amore, anche quando ci sono segni di un rapporto che inizia a funzionare. Sembra che ciascuno dei due, e ve lo ripetete spesso, non voglia "bruciare le tappe" per cercare di costruire un rapporto valido, profondo. Non vorrebbe che "andassimo in overdose e ci stufassimo" e quindi, quando il contatto diventa più stretto, si allontana. Mette una barriera. Fa uso di droghe, quali? Quanto ci sta dentro la dipendenza da sostanze? Le suggerirei di non sottovalutare quest’aspetto. Molte persone che assumono sostanze (dal tabacco alle droghe pesanti) hanno l'illusione di poterne controllare l'uso e gli effetti, che non si lasceranno imprigionare, che sono più forti. In che modo si pone rispetto a questo suo uso, ne percepisce la pericolosità? Direi che può approfondire quest’argomento insieme con lui, magari proponendogli l’incontro con uno psicoterapeuta. Il rischio è, ma bisognerebbe capire la situazione, che ci sia una paura di overdose di amore, mentre il vero rischio è un altro. Cari saluti....

Disturbi ossessivi

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Gentile P91G, la prima cosa che mi ha colpito in questa sua richiesta, è il nickname che si è scelto: P91G è un nick molto…meccanico, fa pensare a un robot. E talvolta quei pensieri ossessivi possono essere talmente opprimenti e ripetitivi, da far percepire la propria vita come incanalata in un meccanismo asfissiante. Bisognerebbe capire a cosa "servono" quei pensieri, quali paure nascondono, che cosa evitano. A volte, dietro i pensieri ossessivi c'è la paura della morte. Un pensiero che s’intravede nelle sue fantasticherie, mi sembra abbastanza consapevole. Vive all'estero da quanto tempo? In che modo si è integrato, ha avuto delle difficoltà? Che cosa ha lasciato dietro? Tutte domande che possono essere affrontate all’interno di una relazione terapeutica. Si può fare online? Al momento, non abbiamo evidenze tali da poter affermare con certezza che funzioni, anche se l'esperienza di molti colleghi che la praticano già da molti anni è positiva. Come nella seduta offline, ciò che è importante è l'impegno della persona e la sua capacità di autosservazione, di guardarsi dentro e fuori di sé. La mia esperienza finora è positiva ed è stato importante e lo è ancora rappresentare emotivamente per la persona un punto di riferimento mentre si vive in una terra sconosciuta, una sorta di legame con la terra di origine. Sarebbe importante avere la possibilità di fare ogni tanto sedute in studio per vedersi "di persona". Quando succede, è un’emozione unica. Cari saluti....

Conati invalidanti

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Gentile Marianna, da ciò che scrive, sembra che questi conati siano una manifestazione dell'ansia, una sua conversione somatica. Difatti vanno a periodi e si accentuano nelle occasioni nelle quali ha un contatto con gli altri o quando pensa di poter essere più esposta alla considerazione e al giudizio altrui. Tuttavia sarebbe opportuno che in primis si sottoponga a una serie di esami clinici e strumentali per escludere una patologia organica. Che cosa dice il suo medico di medicina generale? Fatto ciò, è indispensabile chiarire in che modo è nato questo disturbo, che situazione emozionale viveva quando è sorto, di cosa ha paura veramente, che cosa vuole evitare per paura di non farcela. Se lo desidera, si metta in contatto in privato. La saluto....

Cosa mi consiglia per riprendere il mio sonno naturale?

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Gentile Martina, ha subìto un cambio di reparto che le rende il lavoro molto faticoso sia perché non le piace quella specialità sia perché l'ambiente è molto faticoso e stressante. Si è data da fare ed ha superato la prima prova di un concorso e tra qualche giorno si licenzierà. Tutto questo avrebbe potuto tranquillizzarla, ma non è stato così. Continua a non dormire e a rimanere in uno stato di attivazione psichica. E' molto probabile che ci sia qualche problema in più, in altre parole che il rifiuto per il servizio nel reparto di chirurgia generale sia solo la superficie di un malessere più globale. Vive a Milano, città che non la entusiasma. Come si trova? Si è ben inserita, ha degli amici, degli affetti? La inviterei ad approfondire....

Dolore al petto e digrignamento denti

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Gentile Giulia, da ciò che scrive, sembra che NON vi sia alcun problema evidente che possa essere riconducibile al suo malessere: una famiglia serena, un fidanzato, un lavoro tranquillo, palestra. E poi quei problemi "fisici" che si sono manifestati e sono aumentati in questi ultimi tempi. E' molto probabile che stia vivendo una situazione di conflitto interiore che trova il suo spazio di espressione simbolica solo attraverso i sintomi fisici, una conversione somatica dell'ansia. Se però si concentra su un sintomo, ne potrebbe comparire qualcun altro. Le posso suggerire di non sottovalutare questa situazione, anzi provare a invertirla: capire cioè che cosa il corpo le sta dicendo, quali emozioni contrastanti sono rappresentate attraverso quei dolori al petto, lo sbandamento, il digrignamento dei denti. Scrivendo queste righe, ho provato a immaginare il suo corpo: una ragazza curata, che frequenta assiduamente la palestra quindi con un fisico prestante. Ha i capelli corti? Eppure il suo corpo le sta dicendo qualcosa......

Relazione extraconiugiale con un ragazzo più piccolo

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Gentile Giulio, l'unico consiglio che si può dare in questa sede è di fare in modo, avere sempre nella mente e nel cuore l'idea che c'è un bambino che deve essere tenuto al riparo dalle problematiche degli adulti. Immagino che questa sia una sua preoccupazione importante. Ha costruito una relazione con una donna da cui ha avuto un figlio. Non è riuscito a mettere da parte i suoi desideri omosessuali o meglio, la sua parte omosessuale nella bisessualità. E' come se in questa nuova relazione ritrovi oggi una parte di sé dimenticata, il suo essere RAGAZZO, forse una parte adolescenziale che spinge a essere nuovamente considerata. Sarebbe davvero interessante, in un percorso di psicoterapia, esplorare come si coniugano queste due spinte: passività/attività, i desideri passivi nel rapporto omoerotico mentre in quello eterosessuale è più attivo? L'altro consiglio che mi sento di darle è dunque approfondire questa situazione, le emozioni e i sentimenti, la possibilità di poter fare delle scelte serene ma solo dopo aver messo in campo tutte le forze in gioco. La saluto....

Non riesco a staccarmi psicologicamente dal mio ex

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Gentile AnnaRosa, da ciò che scrive, l'altro uomo è ancora presente nella sua mente e nella sua vita e sa che lui aspetta ancora. Tutto ciò la pone in uno stato di confusione e di angoscia. Direi, un vero e proprio conflitto dove non è possibile prendere nessuna decisione, perché ciascuna di queste implica una scelta precisa: o uno o l'altro. Provi a immaginare che il primo si stanchi, alla fine, come si sente? Proprio questa impossibilità di decidere, la percezione di stare su un punto fermo genera angoscia. Sarebbe importante capire che cosa rappresenta per lei il primo ragazzo, com'era in quella relazione, che cosa appagasse che oggi non ritrova più. O forse oggi trova dell'altro, ma le manca ciò che aveva prima. Oppure, nella scelta ha ricevuto troppe pressioni, sia dal suo attuale compagno sia da un suo senso del rispetto. Approfondire il suo senso di colpa potrebbe portarla a scoprire parti di sé forse poco conosciute. Saluti....

Perché mia moglie ha bisogno di questa fantasia?

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Gentile Rino, Sigmund Freud quando iniziò a studiare la mente umana e la sessualità degli individui si accorse di una fantasia nascosta di cui raramente le persone parlano. Quando si fa l'amore, a letto, si è almeno in tre. O forse anche in quattro. Ovvero, c'è la presenza immaginaria di altre due persone, attraverso e con le quali poter scatenare le fantasie più perturbanti. A volte la persona immaginaria può essere dello stesso sesso. Tutto ciò non rappresenta un problema per la coppia anzi, è proprio la fantasia liberata che alimenta il desiderio sessuale e la sua soddisfazione. Aiuta. Tutto ciò non rappresenta un tradimento dell'altro, perché la fantasia è libera e l'immaginario di ogni persona appartiene a se stessa come le idee e la libertà di decidere. Fa parte dell'individualità di una persona. Ai giorni nostri la situazione si è complicata. Attraverso le applicazioni preposte e le chat, quella fantasia immaginaria si sposta dal piano intimo, personale a quello virtuale dove, proprie perché si è in un campo ancora non-reale, ciascuno può mascherarsi o, è meglio dire, tirare-fuori parti più o meno nascoste di sé. Attraverso l'anonimato ci si esprime. Nella sfera sessuale, questo può aiutare il rapporto anzi, lo stimola. Come dice sua moglie, lei è proprio focosa perché alimenta con la chat la sua fantasia erotica. E poi fa l'amore con lei, non con l'altro. Le ha passato il telefono. Quando si lascia distrattamente in giro o addirittura si porge all'altro, è perché più o meno inconsciamente, l'altro lo veda, lo legga. C'è da chiedersi perché sua moglie ha voluto farsi scoprire. Vuole che lei partecipi al gioco? Non riusciva può a nascondere il gioco virtuale e temeva di poter essere scoperta? Non riesce più a tenere nascosta, neanche a se stessa quella parte di sé? Teme di non riuscire a controllarla? Non possiamo saperlo, in questa sede. Ora lei teme che il gioco virtuale possa diventare reale e distruggere la vostra relazione ormai consolidata da anni. Nel mondo delle chat e del virtuale, questo può succedere e cioè che una persona metta in atto comportamenti e fantasie prima immaginari che prendono la via del reale. A volte questo gioco può essere molto faticoso, e addirittura pericoloso: la persona si confronta da sola con una parte di se che non conosceva e può rimanerne molto turbata. Quando si affronta una parte della propria personalità senza l'aiuto di una guida, può essere molto duro. Non perché quella parte sia sconvolgente di per sé, ma perché la persona va preparata. Arrivano spesso nei nostri studi persone stravolte da terapeuti improvvisati, fautori di verità assolute, guru di tecniche orientali o di pragmatismo occidentale che promettono terapie in tempi rapidi e poi, nel momento in cui la persona inizia a stare veramente male a contatto con le proprie verità, non sanno più come muoversi. Ora mi pare che sua moglie sia consapevole di ciò che fa, anzi le ripete che il vostro rapporto è sereno, la vita sessuale intensa proprie perché lei si concede questo "gioco". Rimane il dubbio: come mai le ha passato il telefono? Credo che la signora possa approfondire con un terapeuta se e in che modo quella parte di sé spinga a essere messa in atto, a passare dal virtuale al reale. E capire che cosa le ha mostrato e perché ha voluto farsi scoprire. La saluto....

Cuore diviso a meta'

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Gentile Elena, la sua situazione emotiva e affettiva meriterebbe un approfondimento perché a tratti può confondere. Suo marito è "l'uomo ideale" in che senso? Mi pare che utilizzi quest’aggettivo riferito a lui in senso "comune": è l'uomo che dà sicurezza, quello che ti fa star bene e sentire essere in un nido protetto. Era questo il suo ideale di uomo quando era giovane? Che cosa è cambiato negli anni… Proprio in virtu' di questa protezione, può emergere ora una parte di sé più profonda e passionale. Là può lasciarsi andare e vivere momenti intensi e specchiandosi in lui, ritrovarsi. Poi il suo principio di realtà le dice che deve tornare alla sicurezza e al comfort della famiglia. C’è un bambino. E' comprensibile la sua confusione: è molto probabile, ma bisognerebbe approfondire, lei abbia intuito che l'uno non può esistere senza l'altro, ha bisogno di sicurezza e di passione, contemporaneamente. In questo momento le trova in due uomini diversi e opposti. E' una situazione ambivalente che può provocare un disagio non da poco. Come superare questa scissione potrebbe essere oggetto di un lavoro terapeutico importante. La saluto....

Problemi con il mio ragazzo

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Gentile Angela, mi pare che la vostra vita in comune sia andata avanti, in quest' ultimo periodo, su binari paralleli ma diversi. Lei si è affermata sul lavoro, lui ha subìto tante delusioni. Non è emerso. " Sono arrivata a fare quello che faceva lui " ...in che senso? Bisognerebbe capire che ruolo gioco all'interno della vostra relazione questo muoversi a velocità differenti: lei è soddisfatta come va avanti la sua vita lavorativa, lui no. Anche se tutto sommato "non ha tutta questa voglia di arrivare" . E' stata fortunata nel trovare ciò che cercava oppure è una donna capace, determinata? Ci sono tanti spunti da chiarire per poter affrontare quell'uragano di solitudine in cui sembra essere precipitata. Saluti....

Se il mio ragazzo è depresso come posso aiutarlo?

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Gentile Sara, non ci dice qual è il motivo per cui il suo ragazzo si rifiuta di ricorrere all'aiuto di un professionista. Pensa di potercela fare da solo? Ha notato cambiamenti importanti nel suo comportamento da quando ha iniziato a lavorare. La stanchezza è comprensibile, visto i turni massacranti cui sono sottoposti i medici con il personale in genere sotto organico. Anche l'irritabilità può essere comprensibile, se è dipendente dalla stanchezza. Certo questo stato non aiuta nel lavoro quotidiano e nel rapporto con i pzz, con le loro famiglie e con il personale della struttura. Neanche nella vita privata. Con l'apatia siamo già un passo oltre. Che cosa pensa il suo ragazzo di questo suo stato, ha scelto il lavoro dove è capitato oppure ha preso ciò che ha trovato...Vorrei però rispondere alla sua domanda..come può convincerlo a farsi aiutare..Se è sottoposto a turni massacranti dovrebbe prima di tutto tutelare se stesso: sia la sua salute psichica sia anche mettersi al riparo da eventuali errori che potrebbe commettere a discapito di qualche paziente. La relazione medico- paziente è il primo motore della cura. Un medico distaccato e psichicamente lontano non è un buon medico e gli strumenti scientifici di cui la medicina dispone, non sono sufficienti a farne un bravo medico. Se infatti non sente con partecipazione ed empatia il suo paziente, ma ascolta filtrato da un velo, potrebbe commettere qualche errore per diagnosi sbagliate. Un percorso di psicoterapia, se ben fatto, potrebbe marcare la differenza tra un medico che lavora con fatica e uno che ha trovato in sé una motivazione forte e che si impegni per la salute e forse anche il benessere dei suoi pazienti...

Apatia, ansia, a chi rivolgersi?

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Gentile Alex, qualcuno un giorno domandò se solo attraverso la pratica della psicoterapia si potesse arrivare ad approfondire le proprie dinamiche interiori, prendere contatto con se stesso, conoscersi fino in fondo. Possono esserci altri modi oppure l'unico percorso è quello a stretto contatto con una figura, un terapeuta che stia accanto nella ricerca e nella costruzione di un altro se stesso? Direi di no. Credo che ci sono altri modi per prendere contatto con le proprie emozioni, i convincimenti più profondi. I viaggi, l'arte, la lettura appassionata, la musica. Il teatro è un potente strumento di conoscenza di sé e una costruzione di altri personaggi che sono emanazioni e trasformazioni di se stesso. Ora può succedere e credo sia la cosa che è capitato durante il suo lavoro di "risveglio del corpo", abbia toccato emozioni profonde, un senso di perdita di consistenza del reale, una mancanza di senso. Più in superficie, mille dubbi riguardo alla professione e ad altre possibilità che si sta mettendo da parte. E si è sentito solo. La differenza tra un percorso di conoscenza di se stesso tramite altre discipline o pratiche e la psicoterapia è proprio questa: lo psicoterapeuta ti è sempre accanto e ti aiuta, passo dopo passo ad affrontare i dubbi, le perplessità, le paure, le motivazioni profonde, i desideri. Non si può fare da soli. Credo che un/una terapeuta di orientamento psicoanalitico/psicodinamico, per la profondità di tematiche insite nella sua domanda, faccia al caso suo. Saluti....

Mi odio

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Gentile Claudio, nel 2017 ha iniziato una psicoterapia durata circa otto mesi, ma considerando le pause anche di meno, che mi pare avesse dato buoni risultati. Che cosa è successo, come mai ha interrotto il percorso..si è sentito nudo, scrive. Questa parola potrebbe avere molti significati e da qui' possiamo fare solo delle congetture. Si è sentito scoperto, messo-a-nudo in una situazione in cui i vecchi meccanismi difensivi (la ricerca della perfezione, l'idealizzazione di se stesso) non funzionavano più perché oramai inadeguati, oppure il toccare "da vicino" la conflittualità con il proprio genitore l'ha disturbata non poco... E che cosa sentiva verso l'analista nel momento in cui ha deciso di interrompere: paura del giudizio, del confronto, risentimento, rabbia, la necessità di mantenere una posizione? Un bisogno di proteggerlo? Sì, anche questo può essere un motivo d’interruzione. Tenga presente anche che a volte si può interrompere una terapia proprio nel momento in cui sta funzionando: i motivi possono essere i più vari, ma è come se la mente ponesse un blocco, un irrigidimento e non riesce ad andare avanti. Un blocco che ha ora nei confronti di suo padre. Un blocco che andrebbe analizzato. Credo che proprio da qui' possa iniziare, sia col vecchio terapeuta sia con uno nuovo. Non saranno certo le pagine di un quaderno a poterle dare una risposta. Cordiali saluti....

Depressione-distimia

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Gentile Lidia, da ciò che scrive è sempre stata una ragazza assennata: brava a scuola e una laurea in medicina col massimo dei voti. A 17 anni, un viaggio su un'isola lontana le ha dato l'occasione di uscire dalla quotidianità e di fare esperienza con un mondo nuovo, diverso. Lontana dalla sua famiglia. E' molto probabile, succede, che in queste situazioni una persona possa entrare a contatto con parti di sé poche esplorate, con esigenze e bisogni a lungo messi in quarantena. Il confronto con altri ragazzi può giocare un ruolo decisivo, con altri modi di vivere in un confronto che può essere spiazzante. E' riuscita a tenere a bada i sintomi ansiosi, ma ha poi incontrato fantasie e rimuginii di tipo depressivo. E' comprensibile la sua stanchezza: mettere da parte quelle fantasie appare come uno sforzo immane, e poi non trova nient'altro. Che cosa vogliono dire? Qual è la loro funzione.. C'è qualcosa nella sua vita che spinge per essere riconsiderato, non più messo a lato ma accolto. L'anedonia le provoca ansia insieme alla percezione di star buttando via la sua vita, non vedo nulla di contorto in tutto questo: l'anedonia, cioè l'assenza di piacere nelle cose che si fanno, non è compatibile con una vita serena e appagante. Cari saluti....

Abortire o no?

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Gentile Arianna, una scelta non lo è mai al 100%: c'è sempre qualcos'altro che la contraddice. Soprattutto quando la decisione di voler un figlio implica un cambiamento così radicale della propria vita. Non è facile. Credo sia indispensabile che possa esplicitare le sue emozioni, i sentimenti contrastanti, le paure in un colloquio o una serie di colloqui approfonditi. Saluti....

10 anni di attacchi di panico

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Gentile Giulia, nonostante gli attacchi di panico e la paura della paura durino da circa dieci anni, è riuscita comunque a organizzare la sua vita. Ha studiato, trovato un lavoro e poi il coraggio di andare, cambiare città, da sola. Poi quella paura della morte, del disfacimento psichico è tornata, ma nonostante ciò è riuscita ad affermarsi, ad avere una promozione sul lavoro. E' come se, ma andrebbe approfondito, nella sua vita vi fossero due linee: una progressiva che la spinge ad andare, a fare e un'altra che la spinge indietro. L'ossessione per il cibo e i dolori certo la preoccupano molto. Mi pare che lei abbia un'ottima capacità di introspezione quando parla di paura della morte che è certo legata alla malattia di suo padre, ma è una paura costitutiva dell'essere umano. Alcuni la percepiscono con maggiore profondità. Questo capacità di guardarsi dentro e attorno, potrà aiutarla molto in un percorso psicoterapeutico che mi pare sia diventato oramai indispensabile. Saluti....

Confusione mentale e distacco dalla realtà

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Gentile Alessandro, sì, immagino la grande fatica a gestire la vita quotidianamente, il lavoro, gli altri. Descrive molto bene quello che sente: è come se vivesse ancora la vita all'interno di un videogioco. Non completamente però, altrimenti sarebbe già di là, verso un versante pericoloso di tipo psicotico. E' probabile che la precedente terapia abbia messo un freno verso quel lato. "Sono egoista... ho sviluppato un profondo senso di superiorità..non sopporto il contatto fisico"... in fondo questi atteggiamenti non sono altro che modi per "difendersi" dalla realtà e dalla propria fragilità, tenendole a distanza. Credo che sia indispensabile per lei poter riprendere un percorso di psicoterapia che la aiuti a ricostruirsi, a creare un legame tra sé e la realtà che sia più consistente e corposo, scoprendo chi è, cosa desidera manifestare e trovare in relazione al mondo che la circonda. Saluti....

Sono esclusa dalle feste di ex famiglia, come comportarmi?

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Gentile Soonia, a volte le persone scrivono per chiedere consigli su cosa decidere, come fare e comportarsi. Credo che tutto ciò sia spinto dalla motivazione a poter trovare degli spunti di riflessione, per poi agire. Può immaginare la nostra fatica, dovendo scrivere qualcosa di sensato avendo a disposizione solo poche righe. E qualcosa di sensato si può dire solo conoscendo la situazione della persona, le sue emozioni, come sta affrontando la vita in quel periodo. Poi però è essa stessa a scegliere, quando ha avuto molti elementi a disposizione, conoscendo più in profondità le forze in gioco, può decidere con maggiore serenità. Qualsiasi consiglio e stimolo ad agire sarebbero arbitrario. Qualche incontro con un esperto potrebbe darle argomenti più aderenti al tipo di problematiche che presenta. Detto ciò, credo che debba valutare il legame del suo compagno con la sua ex famiglia, da cui si sente esclusa come un legame che dura da moltissimo tempo, lui ha avuto la prima figlia a diciotto, il secondo dieci anni dopo. Continuano a sentirsi ancora una "famiglia" forse anche “LA Famiglia”, organizzando compleanni e feste natalizie assieme in luoghi da dove lei è esclusa/si sente esclusa. Voi due vivete separati, sebbene le due città non siano molto distanti. Credo che possa parlare con il suo compagno ma, ancora prima, sarebbe opportuno approfondire questo sentimento di "esclusione" che comunque la disturba proprio perché non sa quanto sia in rapporto alla situazione "reale”, oppure quanto la vostra relazione sia troppo dipendente o accondiscendente ad abitudini consolidate. Saluti....

Mio figlio ha paura che io muoia

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Gentile Antonella, si legge tutto il suo smarrimento guardando il "terrore negli occhi" di suo figlio poiché la mamma non rispondeva più alle sollecitazioni. Proviamo a immaginare che quella scena non sia stata reale, ma sia stata sognata da suo figlio: ha fatto un brutto sogno, terrorizzato le racconta che la mamma si era addormentata e non rispondeva più. In fondo, è la stessa situazione. Con l'interpretazione dei sogni le immagini non vanno decodificate in modo letterale (succede in pochi casi), ma esse hanno un significato simbolico. C'è tutta una cultura antica, anche popolare, legata alla traduzione delle immagini del sogno in altro: numeri, profezie, significati. La stessa cosa succede con le paure. Rimandano a qualcos'altro. La paura di prendere l'ascensore ( o di guidare la macchina) non è la paura del mezzo in sé, ma rimanda all'emozione terrificante di rimanere incastrati, di non avere più il controllo in una situazione esistenziale ed altro. Ora ci sarebbe da comprendere di cosa ha paura veramente suo figlio: teme un distacco per l'imminente adolescenza? Non essere più al centro della mente materna? Possiamo immaginare tante cose. Senza ascoltarlo, sentirlo, non è possibile capire alcunché. Risuona però quella sua preoccupazione e bisogno di andare avanti. E' molto probabile abbia colto in modo profondo la difficoltà del ragazzo a gestire quell'emozione ( nel senso che l’ha percepita in tutta la sua “energia”) e giustamente non sa cosa proporgli, che risposta dare in modo da poterlo rassicurare. Cari saluti....

La mia vita: apatia e insicurezza

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Salve Mirco, sappiamo oramai da molti anni che una prescrizione farmacologica può essere d'aiuto soprattutto se affiancata da una psicoterapia che possa mettere al centro i vissuti, le problematiche di una persona e trovare un altro modo, più soddisfacente e sano, per andare avanti. La sua apatia può essere comprensibile se si mette in relazione con un passato "turbolento “che ha subìto, ma in cui ha dovuto agire, per aiutare la mamma a liberarsi dall'oppressore. Non sappiamo in che relazione stanno queste due cose, di certo è che varrebbe la pena di comprendere se c’è un senso di perdita che le è rimasto e che continua a portarsi dentro. Saluti....

Parlare da sola in pubblico

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Gentile Sara, ciascuno di noi quando rimane da solo, intraprende sempre un dialogo con le persone che fanno parte della quotidianità, del passato, con gli amici pelosi di casa, persino con gli oggetti. "Dove ti eri cacciato..ti ho trovato.."si può dire al proprio cell che si era surrettiziamente "nascosto". Ci sono stati anche studi sperimentali (da Vygotskij a Ruggeri) che hanno dimostrato un’attività elettrofisiologica delle corde vocali (si "muovono") anche in assenza di linguaggio. Le corde vocali si attivano anche col pensiero. In questo momento che sto "parlando" a lei, le mie corde vocali sono in attivazione, anche se sto zitta. Ne consegue che noi non siamo mai soli e che la solitudine è impossibile per l'essere umano. Vorremmo chiuderci nelle nostre case, fare a meno di tutti, poi sentiamo l’urgente bisogno di contatto umano e sociale. Lei ha fatto un passo in più: comunica sempre, ad alta voce, anche quando non è opportuno anzi, esso diventa un segno di profondo smarrimento e disagio. Un comportamento che le ha preso la mano ed è diventato "automatico", costringendola a chiudersi sempre di più. Quello che le posso consigliare ora è di lavorare sulla sua sfiducia anche quella verso gli psicoterapeuti. Si può lasciare andare, in un contesto di psicoterapia non sarà giudicata né sarà rifiutata. Le diagnosi possono essere utili, ma in fondo dicono poco della persona: ognuna è un soggetto unico e il/la terapeuta la accoglierà come se non avesse più memoria dei propri studi, come se non sapesse nulla. Saluti....

Problema di coppia

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Gentile Danilo, dire "tutto ciò che passa per la mente" alla propria ragazza, ma anche ai propri cari, agli amici o a chiunque altro, come ha avuto modo di verificare (ne ho parlato come uno sciocco) può essere controproducente ed anche molto distruttivo. Le parole possono ferire, l'altra persona può non essere pronta a capire. Questo non vuol dire che bisogna mentire, soprattutto in un rapporto di coppia è essenziale rendere partecipe l'altro delle proprie emozioni e sentimenti. Condividere, tenendo presente comunque che le proprie parole possono scavare dentro. Questo vale per tute le relazioni, anche quelle più occasionali. A volte ci sono delle persone che si offendono per una parola detta di troppo alla quale ha dato un significato personale, oppure per un “grazie” non detto al momento opportuno. Ce ne accorgiamo dopo. Quel modus operandi che ha preso la sua mente e la obbliga ad avere fantasie sessuali , a scambiare materiale spinto sta diventando non più sopportabile: il meccanismo è diventato automatico. Sta chiedendo alla sua ragazza di essere aiutato a poter essere con lei sincero e leale, ma è una richiesta che credo non possa essere soddisfatta. Il luogo dove si può dire tutto ciò che passa per la mente è la stanza di uno psicoterapeuta che possa accogliere quelle parole e comportamenti e, insieme, darle un significato nuovo. Come ha avvertito, quest’atteggiamento di dire tutto può essere distruttivo non solo per se stesso, ma anche per la sua relazione. Saluti....

Problemi di accettazione

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Salve Camilla, è stata davvero in gamba a gestire una situazione familiare difficile dove la sua mamma è stata oppressa dalla depressione lasciandole il problema di crescere protetta senza il suo aiuto. Emozioni e rabbia oggi si presentano nella sua relazione e la conducono a uno stato di sconcerto. E così succede. Situazioni psichicamente forti, emozioni non elaborate tornano a ripresentarsi nella vita, quasi spingessero la persona a prenderne atto, a farci i conti. Sigmund Freud parlava di "coazione a ripetere" (vedi) per indicare la tendenza della psiche a ripetere per riorganizzare esperienze passate vissute dolorosamente e passivamente, nel tentativo di liberarsene. Emozioni che talvolta si ripresentano ne sogni. Il suo sconcerto di oggi, la rabbia e la paura potrebbero essere motivate dalla percezione di avere a che fare con la medesima situazione: perché a me, ancora! Un percorso di psicoterapia sarebbe utile per elaborare quell'abbandono, anche se lei ha fatto di tutto per costruirsi come una persona forte e serena. I sintomi psichici come gli stati depressivi o gli attacchi di panico, mi consenta, non sono frutto di debolezza psicologica bensì il contrario: un sintomo arriva quando non si può cambiare, quando è difficile, quando non si possono intravedere altre possibilità. Quando si rimane tenacemente attaccati al modo di vivere abituale, che può essere, anche molto compatto e impenetrabile alle sollecitazioni del mondo esterno. Un tempo noi si andava tutti "in analisi", oggi la maggior parte delle persone arriva con sintomi conclamati, quando oramai non ce si fa più. Il suo ragazzo si sta facendo seguire? In bocca al lupo....

Paura di essere diventato gay

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Gentile Gianluca, succede proprio così, più si ha paura di una situazione, tanto più quella cosa s’insinua nella mente e accade. Ha iniziato con la paura di non farcela e di non farcela "abbastanza" durante il rapporto sessuale. L'ansia da prestazione ha preso il sopravvento e la risposta e il rimedio che si è dato, è stato prendere un farmaco. Subito dopo la paura si è spostata: e se fossi gay? Scrive che è sempre stato un tipo ansioso. Quando si subisce uno stato ansioso, la paura può prendere varie forme. Si può trattare di un'ansia indefinita, una "nebulosa in via d organizzazione" scriveva il grande psichiatra Henry Ey, oppure l'ansia "si lega" a un oggetto specifico: una situazione, uno stato esistenziale, una fobia. Così si può aver paura di uscire da casa, di essere diventato mancino oppure avere la fobia dei piccioni. Il lavorio psichico che "lega" l'ansia, permette di tenere lontano l'oggetto temuto (evitamento della situazione) e difendersene. Ora bisognerebbe capire a cosa si riferiscono le sue paure, che cosa teme veramente e come si è modificata in questo periodo la sua immagine interiore di "maschio", come avrebbe voluto essere, come non è più. Il suo essere maschio in rapporto ad altri maschi. Potremmo anche dire che si è stancato di voler dimostrare a se stesso di avere donne in serie? Dov’è finito il desiderio?...

Paura delle novità

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Gentile Andrea, nonostante le sue insicurezze e paure, pare abbia trovato attorno a sé persone comprensive e colleghi facilitanti il suo lavoro, anzi "mi fanno da balia", scrive. E' la prima volta che le capita? Oppure è sempre stato insicuro, tendenzialmente ansioso, ma ha poi trovato il modo di aggirare l'ostacolo, sebbene portandosi addosso incertezza, angoscia, e terrore di sbagliare? Pare che non abbia ancora potuto mai fare affidamento solo su se stesso, sperimentare le proprie capacità, scoprire in quale luogo interiore possa sentirsi al sicuro. Un percorso di psicoterapia sarebbe utilissimo. Un caro saluto....

Indicazioni su psicoterapia da seguire

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Gentile Silvia, la situazione che ha vissuto e perdura, è abbastanza complessa e non è possibile darle qui un'indicazione che possa esserle utile. Si percepisce un senso di solitudine, una difficoltà a trovare una figura terapeutica che la faccia sentire di essere al di fuori del rischio, la possibilità di poter stare ancora peggio. Al momento le consiglierei di aprirsi con il suo terapeuta ed esprimerle i suoi dubbi e il suo bisogno di sentirsi supportata in questo momento. Un caro saluto....

Troppa ansia, che fare?

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Gentile Vito davvero definisce molto bene lo stato ansioso che la logora "come un parassita da dentro". Non c'è un’indicazione precisa che si possa dare se non la necessità di intraprendere un percorso di psicoterapia che possa esplorare il modo in cui sono nati quei sintomi, Il suo chiudersi in casa, il rapporto con i genitori, con i coetanei e con gli altri. Poi quel sentimento di colpa e di autoaccusa: “anziché studiare mi sono chiuso e sono stato superficiale, ora la pago”. Comunque, nonostante tutto, è stato bravo, è riuscito a uscire dalla famiglia e provare a riprendere il percorso là dove si era interrotto. Eppure l’ansia… A Catania troverà senz'altro un/una collega che possa aiutarla, che le ispira fiducia. Se non riesce, valuti la possibilità di poter fare delle sedute online. In bocca al lupo....

Come darsi un senso?

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Gentile Stefano, le poche righe che scrive riflettono bene il vissuto di una persona che fa fatica a entrare nel flusso della vita e, sentendosi escluso, cerca e continua a cercare stimoli nuovi che possano dare qualche sollievo. Poche righe, scarne. Può essere una ricerca faticosa, estenuante se non si sa bene cosa cercare, che cosa proietta psichicamente nelle situazioni, che cosa vorrebbe ricevere. Non trova niente perché da se stesso non parte nessuna forza desiderante, nessuna motivazione. E gli stimoli che arrivano dall'esterno possono essere confusi, banali, poco adeguati. Un percorso di psicoterapia potrà aiutarla a definire che cosa sta cercando insieme agli strumenti per poterlo fare. Saluti....

Cerco lo psicologo più adatto per questo problema

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Gentile Danilo, i pensieri intrusivi che la disturbano possono avere vari significati. Possono essere in relazione con il rapporto con la sua partner oppure potrebbero riguardare le donne in generale e quindi il suo essere maschio con altre donne, o anche potrebbe essere un' idea incipiente di tipo ossessivo che serve a tenere imbrigliata la sua mente in pensieri e azioni che la distolgano da altro. Bisognerebbe avere informazioni e vissuti più ampi e approfonditi prima di poterle indicare il tipo di percorso più adatto. Saluti....

Non riesco a stare da sola

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Buongiorno Martina, da queste poche righe che scrive, si possono intravedere alcuni temi che meriterebbero di essere approfonditi. La tendenza all'appoggio, in primis, se non c'è nessuno disposto a farle compagnia, si sente esclusa forse anche dalla possibilità di avere una vita felice. Non c'è un fare per se stessa, ma un fare per colmare...cosa? Quando rimane da sola è in preda all'ansia..come mai..che cosa teme veramente? Ha paura di non avere gli strumenti per affrontare le situazioni, per scegliere, gestirle? Qual è il suo rapporto con la responsabilità? Credo sia opportuno possa affrontare queste problematiche. Tanti saluti....

Dipendenza affettiva?

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Gentile Giorgia, io le consiglierei di non utilizzare descrizioni e diagnosi, magari cercate su Google, per comprendere qualcosa sul proprio vissuto e sui comportamenti. E' importante però tenere conto di questo suo desiderio di comprendere: come mai non si lega ai suoi partner nonostante riesca a provare una certa passionalità. Potremmo pensare anche che, proprio per la sua giovane età, ancora non ha incontrato la persona giusta che la faccia innamorare, oppure, all’ altro opposto, che la relazione amorosa la spaventi in qualche modo e quindi cerchi rapporti destinati a finire. In questo secondo caso può esserci una problematica che sarebbe opportuno approfondire, poiché rischia di farle ripetere nel tempo esperienze e relazioni che la soddisfano solo in parte e che rimangono superficiali. Si è mai innamorata?...

Vita di coppia confusa

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Gentile Rosy, è comprensibile la sua frustrazione sentendosi messa da parte in una relazione che oramai è diventata abitudinaria soprattutto nel rapporto sessuale. Sarebbe utilissima una terapia che permetta di esplorare che cosa sta succedendo tra di voi oppure che possa chiarire a suo marito le emozioni e i sentimenti che prova, per scegliere in maniera più consapevole. Lui ha minimizzato, dicendo che quelle persone possono essere molto "femminili" e attrarre proprio per quell’avvenenza. Poi le viene il sospetto che la sua scelta ricada proprio nei confronti di persone sessualmente "passive". Di contro, lei è una donna emancipata che attribuisce importanza alla sessualità e allo scambio emozionale. Una grande confusione, sì. Se suo marito potesse fare chiarezza dentro di sé, magari esplorare queste fantasie e i suoi sentimenti: una donna emancipata da una parte e dall'altra un trans che si mostra come femmina-femmina ma con attributi. La saluto....

Problemi di ansia

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Gentile Alice, potrà decidere da se stessa se riprendere il suo percorso con la psicoterapeuta di prima, oppure cercarne una nuova. La cosa importante che emerge in questa sua mail e che le consiglio di portare in terapia, è la difficoltà di separazione dalle figure genitoriali e camminare nello scenario della vita in modo indipendente e autonomo. Ha sempre avuto difficoltà al distacco, anche se temporaneo, fin dalla scuola elementare. La paura del giudizio da parte dei coetanei, sopravvenuto dopo probabilmente in età adolescenziale, è un freno ora alla socializzazione. Quest'anno dovrà affrontare l'esame di maturità, il primo step verso l'indipendenza, in direzione del mondo del lavoro o dell'università. Che cosa farà dopo? Saluti....

Sono in pericolo? è un soggetto pericoloso o è solo una fase?

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Gentile Veronica, credo che le persone giuste alle quali rivolgere queste sue osservazioni siano lo psichiatra e lo psicoterapeuta che seguono il suo ragazzo. Se soffre di un incipiente delirio paranoideo, esso va affrontato con i farmaci di nuova generazione che sono molto efficaci nel contenere l'ideazione delirante e con un’adeguata psicoterapia. Si faccia sentire con loro, se lo desidera, per esprimere le sue preoccupazioni e paure. Se avrà modo di relazionarsi ancora con egli stesso, l'atteggiamento migliore potrebbe essere una comprensione empatica del suo disagio, cercando di instillargli il dubbio che sta attraversando un momento difficile, che passerà se segue un percorso di cura con serietà e impegno. Le dico però che quest’atteggiamento di empatia potrebbe essere molto difficoltoso o addirittura inadeguato se prima non si è stabilizzato farmacologicamente. Se ha il dubbio che lui possa manifestare aggressività e mettere in atto i suoi fantasmi, credo sia davvero opportuno consultare al più presto lo psichiatra di riferimento. Saluti....

Quando il lavoro è un inferno

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Gentile Luca, indubbiamente il quadro che descrive della situazione lavorativa è molto forte e difficile da sopportare quotidianamente. Quando qualcuno, fosse anche un capo, si prende la libertà di vomitare addosso alle persone con cui lavora tutta la rabbia e la frustrazione che lo attanaglia senza alcun controllo, senza mediazione, c'è qualcosa che andrebbe ridefinito. Ci sarà pure qualche responsabile dell'ufficio che sarà a conoscenza di questa situazione. Perché non interviene? Nessuno si è accorto di niente? Potreste pensare di fare squadra tra colleghi dello stesso gruppo e proporre un confronto. Questo però è un primo livello di lettura della sua mail. Credo ci sia altro. " ..Il sogno mi faceva capire che non ero io la causa perché incapacitato a difendermi", scrive. E' molto probabile, ma bisognerebbe approfondire meglio, come mai si senta così senza difese, succube di una situazione oramai divenuta ingestibile. " Mi chiedo se e dove ho sbagliato". "Ho represso il mio leone interno". Si è verificata altre volte questa situazione? Quando? Se alcune sue esperienze personali, vissuti interiori di cedimento legati alla sua vita extra lavorativa, si sommino alla situazione che vive oggi, è comprensibile come l'ambiente di lavoro possa risultarle così terrificante. La saluto....

Ansia da coronavirus

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Gentile Francesca, la cosa che mi colpisce in questa sua mail è quel suo sentirsi al sicuro solamente quando sta a letto, probabilmente avvolta tra le lenzuola o forse anche da un morbido piumone. Come se non trovasse nelle altre stanze di casa un luogo in cui potersi rilassare e non sentire una minaccia incombente che potrebbe attaccarla e ferirla. Non c'è protezione. Potrebbe essere utile in questo momento difficile che stiamo vivendo, provare a cercare in casa alcuni luoghi, spazi, momenti solo per sé. Un posto in cui possa essere sé con se stessa, in cui non entra nessuno, che possa leggere, scrivere o disegnare, ascoltare musica. Subito dopo, tornare alla sua quotidianità, a fare ciò che c'è da fare. Tenere quel posto come un luogo in cui potersi rifugiare. Se lo desidera, in quel luogo discreto potrebbe essere raggiunta tramite cell e skype da un terapeuta, per creare insieme situazioni in cui possa sentirsi protetta e rafforzare la percezione di sentirsi al sicuro. Un luogo da portarsi dentro. Si è firmata con nome e cognome....

Da dove iniziare?

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Buongiorno Enrico, quando si entra nella stanza di uno psicoterapeuta capita spesso che prima della seduta si pensi a ciò che si vuole dire, soprattutto nei primi mesi di terapia. Si fa un riassunto rapido nella propria mente, ma nella maggior pare dei casi succede che si parli d'altro. Capita a volte che si possa partire da un oggetto, dall’immagine di un quadro della stanza, il colore del maglione della psi. Non sono cose irrilevanti. Non è importante sapere cosa dire, ma esprimere ciò che si sente. Ciò che si prova. Come ci si sente al lavoro, le emozioni rispetto ai familiari, agli amici, alle donne, a se stesso. Anzi, più il discorso non è organizzato e ci si lascia andare a co’ che “arriva” in quel momento, tanto più c’è la possibilità di “toccare” corde importanti. Sarà il terapeuta poi a trovare un filo comune tra tutte quelle emozioni e sentimenti e potrà farle notare dei nessi nuovi, delle coincidenze alle quali non aveva fatto caso. Non c'è un giudizio in questo, ma solo l'osservazione di ciò che si sta rendendo evidente. Quando questo avviene, vuol dire che la terapia sta funzionando e la persona esce da quel portone (o con un click chiude skype), si sente molto più sollevata. A volte anche commossa. Potrebbe iniziare proprio da qui: la paura del giudizio. Come pensa posso essere giudicato dagli altri? La giudicano bene, male, sono indifferenti? Quella confusione e argomenti che si affollano nella sua testa, credo indichino l'urgenza di "tirare fuori", di comunicare con qualcuno che accolga, senza giudicare. In bocca al lupo....

Rapporto con migliore amico

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Gentile Alessandro fa tenerezza immaginare il vostro rapporto: una bella amicizia, un amico al quale fare riferimento per parlare, confidarsi, scambiare emozioni, esperienze, idee. Paga anche per lui talvolta, in amicizia i soldi contano poco basta stare insieme, condividere bei momenti. Lui però è ingrato e spesso si comporta facendo entrare altre persone in mezzo. Li sente come "intrusi"? Teme che Marco possa sostituirla in questo rapporto esclusivo scegliendo altre persone? Potrebbe abbandonarla? Credo che si potrebbe dare una risposta allargando il campo, cercando di porsi domande in modo più ampio. Che cosa rappresenta per lei Marco? Che cosa vorrebbe da lui che non fa.." Gli voglio bene come se fosse mio fratello”, scrive. Ha dei fratelli? E' figlio unico? Qual è il suo rapporto con gli altri ragazzi in generale.Sono domande importanti: se Marco ricambia il suo affetto ed è sincero verso di lei (non un ingrato) è molto probabile che, inconsciamente, si stia sottraendo a un suo bisogno che in questo momento fa fatica a riconoscere. Una difficoltà a socializzare? Un fratello fantasticato che non c'è o se c’è non è come lo vorrebbe? La prova che l'amicizia possa esistere? " non ha quasi mai dimostrato l'affetto di cui ho bisogno..".. di cosa ha bisogno che non può essere esaudito pienamente? Saluti....

Come gestire un momento d'ansia?

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Gentile Carmela, sembra che da dieci giorni oramai, sia iniziato per lei un periodo in cui è subentrata una fase di "attivazione psichica" e uno stato ipervigile che non le permette di prendere sonno. Il timore che quel mal di gola sia il primo sintomo e altri ne potrebbero arrivare. Se si lascia andare, si rilassa e si abbandona al sonno potrebbe perdere il controllo della situazione e l'auscultazione vigile del suo corpo. E più si vorrebbe dormire, tanto più si rimane svegli. Succede. Provi a non imporsi il sonno e cercare un’attività che la distolga un attimo dall'obbligo di dormire; potrebbe essere la lettura di un libro che le piace oppure ascoltare musica rilassante. E' un momento difficile per tutti, per ora possiamo solo aspettare che passi. L'attesa, siamo tutti in attesa. Chissà quante persone nel cupo della notte, svegli come lei, stanno aspettando che passi per ricominciare. Da là, dove ci siamo fermati. Un abbraccio....

Non provo amore per nessuno

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Buongiorno Riccardo, bisognerebbe capire se e in che modo questa "anestesia" affettiva ed emotiva sia generalizzata, oppure si riferisca esclusivamente al rapporto amoroso con l'altro. Se questo ritiro emozionale riguarda il rapporto sentimentale oppure se tutti i suoi rapporti ne risentano, nel senso di avvertire un ritiro emotivo generalizzato, che riguarda molte situazioni. Sarebbe interessante sapere che cosa è successo l'ultima volta che ha provato attrazione verso, in che modo è stato deluso, che cosa si aspettava. "Non riesco nemmeno a piangere" fa pensare a un blocco emotivo che si porta dentro, trattenuto internamente. Mentre fuori, emergerebbe una sorta di “indifferenza” e difficoltà di coinvolgimento. La situazione certo merita di essere approfondita. Saluti....

Colite e forte ansia

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Gentile Serena, certo che ha un bisogno urgente di uscire da questa situazione di ansia che ha importanti ripercussioni psicosomatiche. Da ciò che scrive, mi ha colpito una frase: "1 anno fa in un periodo in cui mi trovavo all'estero per lavoro, si è verificata la fine della relazione cui è seguita una presa in giro"...Una presa in giro da parte di chi? Dal suo ex? E sarebbe importante esplorare il suo vissuto in quel periodo. Era la prima volta che andava via per lavoro? Come si è trovata? Non sappiamo la sua età, ma rappresentava quel viaggio un momento d’indipendenza, di crescita personale? Quella "presa in giro" com’è risuonata dentro, che tipo di eco ha avuto, si è sentita mortificata? Le è capitato altre volte? Credo che possa iniziare a guardare dentro di sé con fiducia, aiutata da un professionista e venirne a capo. E' probabile che il nutrizionista stia facendo bene il suo lavoro, ma gli stati di ansia e angoscia che affliggono una persona vanno esplorati nel luogo e nel posto che a loro compete. In bocca al lupo....

Bisessualità

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Gentile Maria Teresa, non possiamo sapere se l'attrazione sessuale di suo marito sia di recente data, oppure ci sia sempre stata. Sarebbe interessante capire come ha fatto a scoprirlo, lo ha ascoltato di nascosto oppure ha letto qualche messaggio?... Succede che, ma non sappiamo se è il suo caso, una persona desidera inconsciamente farsi scoprire, "vuole" che l'altro legga. Quando si lascia “inavvertitamente” il telefono in giro, un diario, un indumento. Se è così, possiamo solo immaginare il turbamento e la difficoltà di suo marito a doversi nascondere. Le consiglierei, con la dovuta delicatezza, di parlargli e chiedergli cosa sente, cosa prova, se la sua è una scoperta recente, oppure si è nascosto per troppo tempo. Saluti....

Sesso a tre e video online

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Daniele, sarò franca e diretta, poiché la sua domanda lo richiede. La delusione di sua moglie è il minimo che lei potesse provare. Non le ha dato nessun consenso e NON SI FA, non si pubblicano contenuti sui social senza il consenso della parte interessata. Lei e sua moglie potreste essere ricattati da qualche malintenzionato. Veda di levare quei video immediatamente e si auguri che questa storia non si porti dietro degli strascichi. Sua moglie ha tutto il diritto di sentirsi offesa, anzi molto offesa nei suoi confronti....

Paura della contaminazione, come uscirne?

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Gentile Liliana, ha fatto una buona distinzione tra la paura del contagio e la paura dello sporco. La prima nelle fasi iniziali, può non essere percepita come invalidante in questo periodo, con la diffusione del covid-19, ciascuno di noi è diventato un po' o abbastanza ossessivo nei rituali di pulizia. Se lo fanno tutti, si rientra nella norma. La paura dello sporco rimanda a contenuti sociali, culturali e personali di tipo simbolico che possono essere analizzati. Un buon percorso di psicoterapia potrà aiutarla, direi che le è divenuto indispensabile. Cordiali saluti....

Come superare gli attacchi di panico?

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Gentile Marica, è importante che sia lei a scegliere il/la sua terapeuta. Una psicoterapia funziona solo quando c'è un "feeling" profondo tra i due, una grande alleanza. Insieme per costruire una storia nuova, diversa da quella di prima che non funziona più. Si tratta di gettare una nuova luce su aspetti trascurati, messi da parte per necessità o dovere. Per ciò' che riguarda la tariffa potrà chiedere direttamente al terapeuta. In bocca al lupo....

Non provo desiderio sessuale

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Gentile Anna, le motivazioni per cui si verifica questo calo del desiderio possono essere le più varie. Ciò che mi ha colpito nel suo scritto è l’assenza di un riferimento all'amore. C'è all'inizio della relazione un coinvolgimento amoroso che poi scompare oppure c'è stato in entrambi i casi solo attrazione sessuale che poi si è affievolita fino a scomparire...Se faccio bene i conti la prima relazione è iniziata a 15 anni: è un periodo quello adolescenziale di grande turbolenza emotiva, affettiva, sessuale. Approfondire, analizzare le motivazioni di questo disagio potrebbe darle una consapevolezza in più della situazione di disagio che sta vivendo e comprendersi meglio per fare scelte più' libere. Se dovesse ancora ripresentarsi questa situazione diciamo, con un prossimo partner, entrerebbe nella confusione più totale. Tanti saluti....

Domande su psicofarmaci e rallentamento psicomotorio

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Buongiorno Elisa, credo che sarebbe opportuno che rivolga questa domanda allo/a psichiatra che la segue. Se percepisce un rallentamento psicomotorio è consigliabile che il suo medico valuti il dosaggio dei farmaci in relazione ai sintomi che ha portato e ai risultati finora ottenuti. Il dosaggio del carbolithium nel sangue, in particolare, deve essere tenuto sotto controllo. E' interessante questo suo bisogno di capire. Non smetta di perseguire la spinta che sente a voler non più subire il malessere e cercare una via per poter star meglio. In bocca al lupo!...

Sta male e io non so più che fare

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Gentile Luisa, in questo momento credo che non possa fare altro che rispettare il suo bisogno di rimanere chiuso da solo con se stesso. Può però fargli sentire tutta la sua vicinanza, il suo affetto, il suo desiderio di vederlo meno affaticato e più sereno. Gli lasci spazio e tempo. Se con la sua empatia ha percepito in lui emozioni dolorose legate al lutto, alla perdita di tanti anni fa, può provare con delicatezza a fargli notare come è molti difficile uscire da situazioni emozionali ingarbugliate, dolorose, contrastanti. Non ce la si può fare da soli. Per il momento, rispetti il suo bisogno di silenzio. In bocca al lupo....

Non riesco a superare il senso di colpa di un aborto

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Gentile Eleonora, sarebbe davvero interessante per lei poter approfondire l'origine di quei comportamenti autodistruttivi che interferiscono così pesantemente con i suoi studi, il sonno e la serenità. La decisione di un aborto non è un atto semplice e talvolta porta ad una emozionalità legata alla colpa, alla sensazione e convinzione di essere stati indegni ed egoisti. Nel suo caso, il punto di partenza per una conoscenza più approfondita potrebbe essere: "..sia io che il mio partner pensavamo di essere sterili.." Avevate fatto delle indagini, degli esami di laboratorio? Se è no la risposta, questa convinzione da dove veniva? Il suo senso di colpa potrebbe essere alimentato da quell'idea. Partendo da lì, potrebbe trarre molte conseguenze. La saluto....

Non mi piace la persona che sono diventata

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Gentile Emma, c'è molto dolore e sofferenza nelle sue parole, ma anche la consapevolezza di una persona che sa di aver raggiunto i limiti e non può più andare oltre. Si è fatta del male lasciandosi avvelenare dall'alcool con una ebbrezza che aveva sì quasi una funzione di automedicazione, ma anche uno stordimento per auto convincersi e auto punirsi. Auto convincersi di essere diventata Altro rispetto a quello che era e avrebbe voluto continuare ad essere. Una persona accogliente, positiva. Si dà la colpa perché le cose sono andate come sono andate. Sarebbe interessante e opportuno per lei iniziare a comprendere quando la curva dell'esistenza ha invertito direzione, puntando verso territori sconosciuti e non proprio appaganti. Può capitare, anzi succede spesso che ci si ritrovi a dover fare i conti con atteggiamenti e comportamenti che non credevamo di possedere, o addirittura di aver rifiutato per convinzioni personali, morali o ideologiche. Sono comportamenti sfuggenti alla luminosità della coscienza, ma che hanno un'incidenza profonda nella vita delle persone. Molto spesso, questi comportamenti hanno la loro ragione d'essere e non sono necessariamente "il male" ma indicano una complessità più' ampia, una ricchezza interiore, una persona più' sfaccettata e ricca di sfumature. Un percorso individuale potrà aiutarla a integrare quelle parti disconosciute. Un caro saluto....

Come andare avanti?

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Gentile Chris, mi sembra di leggere in ciò che scrive che abbia avuto fin dall'inizio una difficoltà di inserimento quando è salito su al nord. Lascia la famiglia per cercare una stabilità lavorativa e consolidare il legame con la sua ragazza. Dopo sei mesi perde il lavoro e torna a casa, tutti i rapporti si frantumano.Il suo amico si offende (perché si è scordato di lui). A casa sta male si isola, quindi decide di riprovare. Risale, si ammala. Prova sentimenti di abbandono, le uniche persone rimaste sono i suoi familiari. Nel freddo di una stanzetta, anche il segnale telefonico è debole. Credo ci sia una certa conflittualità tra l'andare e il rimanere, separarsi e diventare autonomo piuttosto che rimanere fermi in una situazione familiare con legami affettivamente saldi e sicuri. E' questa conflittualità tra il bisogno di stare e sentirsi al sicuro e il bisogno di andare, fare quelle scelte oramai improcrastinabili che potrebbero farla sentire così triste e abbattuto, con frequenti crisi di pianto. Sente di non avere prospettive perché qualunque decisione è impossibile. Andare, partire è lasciare, forse abbandonare. Stare fermi però la mette nella condizione di sentire il tempo che scorre ed è bloccato, senza vie d'uscita. Ci sarebbe da approfondire. Un caro saluto....

Come sopportare un lavoro indigesto che odio?

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Gentile Elena, non so se volutamente ha omesso di inserire la negazione "non" nella frase "..ma poi miei capi pretendono che svolga attività di back office mentre sono in linea.." Se è così, certo è molto difficile o addirittura impossibile poter svolgere due lavori contemporaneamente. Oppure le viene richiesto di fare le mansioni "back" quando non è in linea? Alternare un lavoro con un altro. Oppure c’è un capo che chiede e il secondo pure? Non esiste una formula magica per rendere gradevole ciò che è impossibile fare, direi che potrebbe approfondire quale sia la relazione con i suoi capi e anche qual è il suo ruolo all'interno dell'ufficio o quale sente di poter svolgere con costanza e serenità. Una maggiore definizione di ciò che lei è e desidera fare. Andar via, lasciare, potrebbe anche equivalere ad una fuga e non è detto che poi non si possa ritrovare nuovamente nella medesima situazione. La saluto....

Vengo discriminato dai genitori perchè sono gay

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Gentile Alex, le suggerirei di prendere contatto al più presto con le associazioni che si occupano di tutelare i diritti delle persone omosessuali, nella sua città di certo non mancano. Potrà trovare varie professionalità che possono aiutarla in questo momento difficile oltre che un sostegno psicologico sia per se stesso che per la sua famiglia. In bocca al lupo!...

Megalofobia?

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Gentile Davide, credo che lei abbia trascurato per troppo tempo quei sintomi ansiosi che si manifestavano già 15 anni fa. Quelle angosce si sono ora ingigantite, è proprio il caso di dirlo, prendendo le sembianze di enormi e perturbanti costruzioni come i tralicci o i ripetitori che di notte possono diventare terrificanti con quello loro occhio luminoso che sembra star lì, pronto a... Sembra la scena di un film, il suo racconto, se non fosse per la carica di ansia e angoscia che si porta dietro e che le rovina la vita, potrebbe diventare la scena di un film girato da un grande regista. Credo che abbia un mondo interiore molto ricco, ma può' essere che questo mondo non abbia avuto modo di trovar sfogo ed esprimersi, è come se fosse imprigionato. L'angelo del Nord ha delle ali enormi, ma nella sua possanza fatta d'acciaio, è imprigionato alla terra, non può volare. E' decisamente sovrappeso, scrive, di quanto? Ha mai fatto una dieta? L'acqua, l'elemento liquido che le incute timore ha a che fare con l'inconscio, con emozioni forse per troppo tempo messe da parte e troppo poco considerate. Come se potessero travolgerla con la loro irruenza. Chiede di un professionista adatto. Per ciò' che mi riguarda e se le può far comodo, se è di strada, sono nel mio studio di Bologna ogni primo mercoledì del mese. Un caro saluto....

Ansia senza motivo

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Gentile Amalia, è molto probabile che lei sia in una fase di cambiamento oppure che senta il bisogno di indirizzare il suo mondo interiore ed esteriore, in modo diverso. Fino ad ora è andato tutto benissimo e non ha niente di cui doversi lamentare, non le manca nulla, ma la domanda è: se la sua vita continuasse a muoversi su questi binari sarebbe felice?...

Tradimento e omosessualità

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Gentile Marco, sarebbe interessante sapere in che modo sua moglie ha scoperto i suoi incontri nascosti e chiusi in un luogo ben confinato della sua vita. Forse il cellulare? Succede molto spesso, chissà se è il suo caso, che un segreto sia portato inconsapevolmente sotto gli occhi proprio di chi si voleva tener lontano. Una svista, una dimenticanza, buttare là il telefono proprio a portata di mano. Se fosse così, ci si potrebbe chiedere come mai si è fatto scoprire. Non riuscire più' a sopportare l'idea di tenere quel segreto? Paura che l'amico in comune riveli troppo? Un senso di colpa per non essere proprio trasparente? E' importante che si dia una risposta a queste domande, sia per capire meglio se stesso, sia per aiutarsi a ristabilire un rapporto di fiducia con lei. Se sua moglie ha scoperto tutto, ci sono buone possibilità che voleva farsi scoprire. Perché?...

Misofobia, ho paura di entrare in contatto con la saliva degli altri

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Salve Liliana, è interessante la sua domanda nel bisogno di dare una risposta circa le cause più comuni che portano a questa paura irrazionale e complessa. Ci dice di una persona avvilita e stanca dai rituali ossessivi che vorrebbe conoscere, sapere: perché, perché succede, cosa mi è capitato. Misofobia ( paura dello sporco) o rupofobia (paura del sudiciume) o anche germofobia (fobia dei germi) sono praticamente la stessa cosa. Ciò che le caratterizza tuttavia non è tanto la paura dello sporco in sé, ma un'allerta costante e ansiosa verso le contaminazioni che non sono sotto gli occhi, che sfuggono al controllo e che quindi sono potenziali agenti di pericolosità. Se la persona avesse semplicemente timore o paura dello sporco, le abitudini igieniche anche molto attente e scrupolose porterebbero a uno stato di tranquillità: ho fatto tutto ciò che c'era da fare, posso rilassarmi. La misofobia invece ha a che fare con il controllo: essendo i germi microscopici, invisibili, possono sfuggire anche all'ispezione più attenta e oculata, e poi le persone tossiscono...Dietro (o sotto) fobie di questo tipo, in linea generale, possono esserci malattie organiche traumatizzanti, esperienze anche non strettamente personali, ma che hanno suscitato l'idea di una morte imminente ed anche spesso un'educazione molto rigida da parte dei genitori. La persona che ne soffre ha assimilato l'idea che può' essere pericoloso se c'è qualcosa che sfugge alla sua attenzione e al suo controllo, come uno starnuto che è un atto improvviso e involontario. Se tiene forte quel suo bisogno di capire è già sulla buona strada. Saluti....

Aiuto: ho fatto bene o no a lasciarlo?

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Gentile Marika, e sì, nel giro di pochi mesi è cambiato tutto. Lui ritrova tramite il world wide web la sua famiglia d’origine verso cui ha sempre fantasticato, immaginandoli nella loro fisicità e nel loro modo di essere in relazione al mondo. Chi sono io, da dove provengo, a chi somiglio, perché sono stato abbandonato, perché.. Queste le domande che muovono l'immaginario e i pensieri delle persone adottate. Domande alle quali non si riesce a dare risposte che possano placare la propria curiosità forse anche l'angoscia. La sua sensibilità l'ha spinta ad accorgersi di come egli fosse desideroso di riempire una mancanza e darsi delle risposte. Grazie al suo aiuto, ce l'ha fatta, ce l’avete fatta. Ora però niente è più come prima. Può ora ricostruire la sua storia, dare senso, capire. La domanda "chi sono io" può riempirsi di nuovi significati. E Marika? Credo che debba tenere in conto del grande cambiamento avvenuto in questi ultimi mesi: lui non è più la persona di prima. Cosa sarà dopo non possiamo saperlo. Certamente ha bisogno di tempo. Sta a lei ora capire quali sono le sue proprie esigenze, se ha voglia di aspettare, se la gratitudine che lui potrebbe provare c'è, se le è sufficiente, se nella prospettiva di una nuova vita con i genitori biologici presenti e non solo fantasticati, ci può essere posto per Marika e per la famiglia adottiva. Anche verso loro ha posto una distanza, non si sa se è per l' entusiasmo del momento oppure.. Un caro saluto....

Interruzione gravidanza e confusione

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Gentile Aurora, mi sento in difficoltà a darle una risposta che possa esserle utile in un momento molto difficile che sta attraversando perché l'argomento è molto sensibile e delicato e non ci conosciamo. Si percepisce e rimanda a uno stato di "confusione". Lo farà per non fare lo stesso sbaglio della relazione precedente e negare a suo figlio un padre. Ha già fatto richiesta di interruzione, ma "non ne sono sicura". E c'è poi la paura di affrontare la vita che verrà. Un padre che non si sente pronto. Sottolineo questa contraddizione, “devo farlo, ma non ne sono sicura” che la rende confusa e l'ha spinta a postare qui una mail per cercare una risposta. La contraddizione, la conflittualità è propria dell'essere umano. Pensiamo di volere, desiderare una cosa, ma poi facciamo anche altro, a volte anche l’opposto. Le dicevo prima della mia difficoltà a risponderle. Perché in questo momento lei ha bisogno di decidere e qualsiasi decisione che prenderà sarà importante per il suo futuro e quella di suo figlio. Ed anche per il padre. Forse che la rende perplessa il fatto di non aver agìto per tempo e non si è allarmata al primo segno di assenza di mestruazioni? Mi fermo qui, credo che non sia corretto fare affermazioni che possano confonderla ulteriormente. In linea generale posso dirle, nei nostri studi lo osserviamo tutti i giorni, che ciò che noi riteniamo "sbaglio" e che tende a ripetersi negli anni ha le sue ragioni profonde e una logica, che può essere ricostruita e chiarita solo in un contesto di psicoterapia. Cari saluti....

Come accettare il rimpianto?

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Gentile J, è comprensibile quel suo sentimento di disperazione per avere inavvertitamente fatto cadere l'hard disk così prezioso e pieno di foto a testimonianza di un passato in cui si era sentito probabilmente felice. E dopo cosa è successo, che cosa si è smagliato dentro di sé per provare quegli orribili sentimenti depressivi? Le auguro che qualche genio del PC possa recuperare qualcosa di quelle foto, tuttavia dobbiamo pur tenere presente che quei ricordi sono dentro se stesso e fanno parte del suo patrimonio mentale e nessuno potrà portaglieli via. Anzi, è proprio l'elaborazione continua che noi facciamo dei ricordi che ci portiamo dentro, che possiamo capire il nostro presente, il modo di essere e proiettarci nel futuro. Se i ricordi sono brutti , non appaganti o talvolta dolorosi, possono essere modificati, in buona parte, con un percorso di psicoterapia, gettando luce su alcuni aspetti piuttosto che altri. Leggendo le sue righe, rimbalza nella mente quella frase "non ho salvato, non ho fatto backup" ed ho tralasciato di mettere in salvo ciò in cui mi rifugiavo. E se fosse proprio questa "sbadataggine" a spingerla a non trattenersi troppo in un passato idealizzato che oramai è lontano e spingerla a concentrarsi nel presente e nella progettualità di un futuro che è già qui perché oramai non è più' un ragazzo , ma un uomo adulto. Saluti....