articoli di psicologia della Dott.ssa Roberta Altieri

risposte dello specialista Roberta Altieri

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Bambini e nido

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Buongiorno Ilaria, prendersi cura tanto a lungo di un bambino piccolo implica molta dedizione e comporta, naturalmente, anche il fatto di affezionarsi a lui. Fino a poco tempo fa era lei il punto di riferimento del bimbo, dopo la famiglia, e immagino che il cambiamento sia stato grande anche per lei; però se i genitori hanno deciso di inserire il loro figlio al nido avranno avuto delle motivazioni ragionevoli. Il fatto che il bambino si ammali spesso è nella norma, così come il fatto che manifesti qualche difficoltà al distacco dalla mamma: sta allargando la cerchia delle sue relazioni e sta vivendo esperienze nuove, perciò ha più bisogno del contatto rassicurante con la madre, quando è presente. Credo che lei debba prendersi del tempo per accettare la scelta della famiglia (che mi sembra non condivida) e il piccolo cambiamento nel suo ruolo di cura. Le faccio i miei auguri...

Non riesco più a sostenere gli esami

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Gentile Laura, come lei stessa ha già capito, si è creato in lei un circolo vizioso che non riesce ad interrompere: per prima cosa occorre affrontare direttamente l'ansia che la attanaglia per diminuirne la portata e, parallelamente, valutare con calma quali sono i suoi attuali bisogni, le sue prospettive e, naturalmente, le sue risorse certamente presenti. Non so da quale città lei chiami: se fosse di Milano non esiti a contattarmi. Cordiali saluti...

Come capire se andare dallo psicologo è la soluzione giusta?

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Gentile Alyson, lei sembra avere il desiderio di comprendere meglio quello che accade dentro di lei ma, allo stesso tempo, ne ha timore. Non è strano sentirsi indecisi rispetto alla scelta di rivolgersi ad uno psicologo: si tratta di un passo importante e anche impegnativo. Lei parla, però, di "chiedere aiuto": significa che sente di non vivere bene la sua situazione attuale, quindi potrebbe essere arrivato il momento di fare questo passo. Non abbia paura di non riuscire "ad aprirsi davvero": sarà un obiettivo da affrontare per gradi con lo specialista. Le consiglio di cercare nella sua zona e, se fosse di Milano, non esiti a contattarmi per un consulto....

La fidanzata di mio figlio

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Gentile Rosella, non entro nel merito dei singoli episodi che racconta, mi limito ad una osservazione più generale: è possibile che la ragazza si sia sentita "troppo coinvolta" nella vita della vostra famiglia e, di conseguenza, si sia un po' spaventata? Lei afferma di aver pensato di "portare una figlia" a casa, senz'altro con le migliori intenzioni, ma la fidanzata del figlio non è un'altra figlia, è una persona diversa che deve costruire col fidanzato un legame a due. Ben vengano, se si vuole, le frequentazioni con le famiglie, anche allargate, ma forse per la ragazza non è una priorità e non è riuscita a spiegare meglio il suo malessere, agendo poi "in modo infantile" con rabbia e distacco. Le consiglierei di lasciare suo figlio (ragazzo che sembra maturo e assennato!) libero di gestire questo rapporto come meglio crede, anche affrontando gli inevitabili conflitti e i momenti difficili autonomamente. Quanto alla sua paura di perderlo, è da qui che le consiglierei di iniziare una riflessione: i figli crescono, diventano adulti e cercano una realizzazione personale e amorosa al di fuori della famiglia. Per i genitori è senz'altro un passaggio doloroso e difficile, ma è indice che è stato fatto un buon lavoro: far crescere dei figli liberi di vivere le proprie esperienze è senz'altro un ottimo riscontro per lei e per suo marito (a proposito: lui che dice?) Le faccio i miei auguri....

mastectomia e ansia

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Buongiorno Patrizia, lei ha attraversato un periodo certamente difficile e faticoso, affrontando e superando un intervento delicatissimo e, di solito, foriero di paure e inquietudini. Direi che è del tutto normale, in una situazione come la sua, provare ansia, specie legata ai controlli e agli esami cui si dovrà sottoporre per diverso tempo. Le consiglio di cercare un supporto psicologico nella sua città: sono certa che potrà trovare qualche collega italiano, magari cercando online o informandosi presso centri pubblici o privati. I miei auguri!...

Nausea e vomito in ogni occasione di intimità

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Buongiorno Lili, probabilmente lei vive questo disagio nella sfera sessuale per motivi che andrebbero indagati meglio: è come se una parte di lei rifiutasse gli approcci (tanto da "buttarli fuori" con nausea e vomito), ma un'altra parte di lei ne fosse meno spaventata (per sua stessa ammissione, dopo l'iniziale rifiuto si lascia andare completamente). Lei è ancora molto giovane e avrebbe bisogno di conoscere meglio questa parte di sé per poterla vivere in maniera meno faticosa, indipendentemente dalla scelta di avere, oppure no, dei rapporti completi. Lo psicologo è certamente lo specialista indicato nella sua situazione: se fosse di Milano, mi contatti per un consulto....

Mancanza di intimità e blocco sessuale del mio ragazzo

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Gentile Monica, da quello che racconta sembra che il suo ragazzo abbia un problema importante nella sfera sessuale che andrebbe affrontato al più presto. Il primo passo necessario, se non l'ha mai fatto, è quello di una visita specialistica andrologica, in modo che il medico possa valutare l'eventuale presenza di disturbi di tipo organico, magari sconosciuti o mai affrontati. A volte, se c'è un'impotenza che ha basi fisiche ma che non è stata diagnosticata, si possono innescare sensi di inadeguatezza molto profondi che interferiscono, poi, con la sessualità in generale, dal desiderio al rapporto fisico vero e proprio. Successivamente sarebbe senz'altro opportuno rivolgersi ad un sessuologo, o anche a uno psicoterapeuta, per valutare e affrontare le componenti psicologiche di questa difficoltà. Inviti il suo ragazzo ad intraprendere questo cammino, affiancandolo e accompagnandolo se lo richiede, e abbiate fiducia negli specialisti che incontrerete. Molti auguri!...

Gelosia retroattiva - partner sessuali: quale tipo di professionista serve?

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Gentile Emanuele, da quello che racconta sembra aver già riflettuto sulle possibili cause del suo malessere e averne individuate almeno due: la sua relazione precedente finita male e la possibile idealizzazione della sua attuale ragazza. E' possibile che, dopo la delusione sentimentale, lei si aspettasse una nuova storia "perfetta" e una compagna senza un passato amoroso così intenso, in modo da ripartire, in un certo senso, da zero. La realtà invece è diversa. Tutto ciò, naturalmente, è solo un'ipotesi e servirebbero altri dettagli per poter capire qualcosa di più: ad esempio non ci dice da quanto tempo vi frequentate, che età avete, come funziona il vostro rapporto al di là di questa fissazione dolorosa. Se desidera approfondire per capire meglio cosa le succede, può contattarmi: lavoro a Milano in zona Isola. Cordiali saluti...

Mia moglie ha pensato ad un altro

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Gentile Luca, la vostra è una storia lunga e consolidata, avete avuto anche due figli insieme. In un percorso così lungo possono senz'altro capitare periodi più difficili, in cui la comunicazione e l'intesa di coppia vengono meno e ci si sente più lontani. Lei parla esplicitamente di una crisi avvenuta qualche tempo fa, ma non mi è chiaro se tale crisi abbia interessato uno solo di voi o entrambi, né ci dice quali ne siano stati i motivi. Detto questo, vorrei invitarla a ridimensionare quanto sta accadendo: ciò che lei vive come un tradimento vero e proprio è, in realtà, solo una fantasia sessuale di sua moglie che lei, peraltro le ha confidato. A volte ci si rifugia nell'immaginazione perché si fa fatica ad affrontare una realtà frustrante o dolorosa, ma il fatto che ne abbiate parlato mi sembra un'ottima premessa per poter approfondire una comunicazione sui vostri bisogni e desideri, sulle vostre fatiche e su ciò che ancora vi unisce. Se fosse di Milano e sentisse la necessità di un confronto diretto, non esiti a contattarmi....

Malessere per tutto

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Gentile Clara, oggi, per molti giovani adulti, il momento della laurea rappresenta uno spartiacque netto tra un "prima" e un "dopo": tra una parte della vita tutto sommato protetta, regolare e in cui gli obiettivi sono in gran parte stabiliti dall'esterno (la frequenza scolastica, lo studio, gli esami...) e una parte nuova, in cui bisogna raccogliere i frutti di questo impegno e utilizzarli per una definizione di sé adulta, autonoma e, in qualche modo, "definitiva". I lunghi anni di dipendenza economica e abitativa dalla famiglia facilitano, in alcune persone, l'illusione di poter rimandare all'infinito questo momento di distacco, simbolicamente rappresentato, appunto, dalla conquista del titolo di studio più alto e ambito. Non a caso lei parla di difficoltà a cercare un lavoro ("non ho mai avuto il coraggio di espormi e cercare") e a prendere iniziative che la riguardano, come se fosse bloccata in un limbo e non sapesse che direzione prendere. E' senz'altro opportuno che lei si affidi ad un professionista che la aiuti a comprendere il motivo profondo di queste ansie (che non sono mai immotivate) e che la guidi alla scoperta delle sue qualità e risorse, al momento poco accessibili. Se fosse di Milano non esiti a contattarmi....

Indecisione tra due ragazzi

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Gentile Paola, il suo racconto mi fa pensare che, più che scegliere tra due ragazzi, lei avrebbe bisogno di fermarsi un momento e chiarire dentro di sé cosa cerca in una relazione. A quanto dice, i suoi sentimenti verso il suo "ex" non sono più quelli di prima e quelli per l'altro uomo non sembrano avere basi solide: per quale motivo, allora, si sente costretta a scegliere uno dei due? Ha provato a pensare di prendersi una pausa dalle storie sentimentali per concentrarsi sui suoi bisogni e sui suoi obiettivi di vita? Io credo che lei si senta logorata perché, nel profondo, sente che si sta imponendo una scelta impossibile, che il problema non sono "i ragazzi" ma la necessità di vedere più chiaramente dentro di sé. Le consiglio di considerare l'idea di un consulto professionale per iniziare a cercare le sue sicurezze dentro di sé e non solo nei partner. Se fosse di Milano non esiti a contattarmi....

Perché allontano tutti?

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Gentile Viola, il suo doloroso senso di solitudine traspare molto bene dalla sua lettera. Lei si attribuisce la colpa della fine di tante relazioni significative , sostiene di "allontanare tutti": in che modo pensa che ciò possa accadere? Perché dovrebbero allontanarsi da lei? Ha fatto qualche ipotesi, anche vaga, in tal senso? Per capire cosa le succede bisognerebbe analizzare nello specifico alcuni di questi rapporti (che senz'altro non sono stati tutti uguali) e capire, in generale, in che modo lei vive la sua vita, la sua quotidianità, quali sono i suoi bisogni e le sue risorse in questo momento. Un confronto con un esperto può senz'altro aiutarla a vedere la sua situazione con occhi diversi e ad individuare modalità alternative di affrontare le difficoltà e le fatiche che sta sperimentando in questa fase della sua vita. Io lavoro a Milano in zona Isola-Farini: se ritiene può contattarmi per un consulto....

Instabilità, paura di svenire e ansia

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Gentile Viviana, la situazione di grande e imprevedibile precarietà fisica che racconta deve essere molto disturbante, specie ora che deve prendersi cura della sua bambina. Come prima cosa le consiglierei di chiedere un consulto medico -nonostante ciò che "tutti dicono"- per valutare se la "cervicale" possa avere un ruolo nel suo malessere: è sempre necessario, infatti, escludere cause organiche evidenti che potrebbero concorrere al disturbo, o essere presenti in contemporanea ad esso. Fatto questo, la inviterei a prendersi comunque uno spazio per sé, per vivere meglio, dal punto di vista psicologico, il delicato passaggio di vita che sta affrontando: come sta vivendo le prime settimane da mamma? E il suo compagno? Come mai gli altri la definiscono ansiosa? Si riconosce in questa caratteristica? Se sì, prima in quali forme si manifestava l'ansia? Di solito i consultori di zona, o gli ospedali con Punto nascita offrono sportelli di consulenza psicologica o incontri di gruppo dedicati alle neomamme: anche un confronto con le altre donne nella sua stessa situazione possono costituire un valido aiuto. Molti auguri....

Devo farmi curare? Voglio essere di nuovo felice

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Gentile Giada, quando siamo colpiti da un lutto, spesso crediamo di dover dimostrare agli altri -e a noi stessi- di essere forti e "tenaci", come dice lei, di non dovere o potere mollare il controllo di noi stessi di fronte alla perdita di una persona cara. In questo modo, però, la nostra parte emotiva rimane inascoltata e si nasconde nel profondo di noi. A distanza di tempo, le emozioni emergono sotto altre forme (ad esempio malesseri fisici, paure che prima non avevamo, minor rendimento nello studio e nel lavoro..) e si fanno sentire. Credo che lei abbia bisogno di ascoltare, con l'aiuto di un professionista, questa parte di sé che non ha avuto ancora il giusto spazio per poter riprendere il filo della sua vita, ora così faticosa. Se ritiene, mi può contattare. Molti auguri....

Relazione e psicologia

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Gentile Vale, credo che dovrebbe parlare col suo ragazzo di come si sente quando uscite insieme: se alcuni suoi atteggiamenti nei suoi confronti la infastidiscono (battute eccessive, essere lasciata in disparte) è corretto e utile che lei glielo dica, invece di evitare le situazioni fino all'isolamento completo. Detto questo, ho l'impressione che lei abbia bisogno di riflettere su cosa significa per lei avere una relazione sentimentale: è davvero necessario condividere tutto? In che senso 'non si sente abbastanza'? Pensa di sfigurare accanto a lui? Il fatto che lui sia socievole cosa comporta per lei? Ha scoperto aspetti del suo ragazzo (conosciuto da molto tempo al paese) che prima non aveva notato? Se ritiene, ci riscriva. Molti auguri....

Cosa fare quando torna una ex "importante"?

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Gentile Valentina, credo che lei abbia già trovato una risposta alla sua domanda, come dice alla fine della sua lettera: ogni azione sarebbe, probabilmente, inutile, anche perché avete già sviscerato la questione in ogni modo. Dovrà accettare la delusione e la frustrazione di aver investito energie e tempo in una relazione che, purtroppo, non è andata a buon fine. Purtroppo nelle storie si è in due e non tutto dipende da noi. Non si scoraggi, ci saranno altre occasioni....

Amica assente nel momento del bisogno

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Gentile Federica, a volte gli amici deludono ed è doloroso, specie se capita mentre stiamo attraversando un momento delicato come, ad esempio, la gravidanza o il puerperio. Aveva mai fatto presente all'amica il suo bisogno di vicinanza? Ha fatto delle ipotesi sul motivo per cui si era allontanata da lei? La sua rabbia è comprensibile, si aspetta un risarcimento danni, ma non è comportandosi in modo poco autentico (forzatamente buona o "cattiva") che risolverà la questione. Ha ancora valore, ai suoi occhi, la vostra amicizia? Vede ancora questa persona nel suo futuro? Oltre al rancore, prova anche sentimenti positivi? Se sì, potrebbe provare ad esprimerle i suoi sentimenti, in un momento in cui sente di avere la sufficiente tranquillità per farlo, e vedere cosa succede. A volte, dopo un confronto aperto, un rapporto può ripartire su basi nuove. Molti auguri....

Gravidanza: cosa mi sta succedendo?

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Gentile signora, la gravidanza è un periodo particolare e molto delicato, in cui si attraversano profondi cambiamenti in molte parti di sé. Questi cambiamenti possono metterci in difficoltà e vanno attentamente elaborati con l'aiuto di un professionista. Le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo, meglio se esperto di queste tematiche: potrebbe cercarlo al consultorio della sua zona (di solito organizzano ottimi percorsi di sostegno alle gestanti) oppure all'ospedale presso il quale esegue visite ed esami. In caso fosse seguita da un ginecologo privato si consulti con lui/lei. Molti auguri e ci riscriva se ritiene....

Stress da nonni?

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Gentile Iaia, è difficile dare una risposta precisa con così pochi particolari, tuttavia proverei ad avanzare un paio di ipotesi: è possibile che il bambino, andando dai nonni raramente e dopo un'intera giornata di asilo, sia già stanco e sovraccarico di stimoli, quindi esprima poi la sua stanchezza nel modo che lei osserva. Una seconda possibilità, non necessariamente in contrasto con la prima, è che il bimbo percepisca un po' della sua tensione al riguardo e diventi più irrequieto del solito. In ogni caso, se la situazione torna velocemente alla normalità, non mi preoccuperei. Accolga le emozioni del bambino con serenità, magari aiutandolo a verbalizzarle (lui non è ancora in grado di farlo e le esprime attraverso il comportamento) e mantenga aperto il dialogo col suo compagno su questo argomento. Ci riscriva se ritiene....

Amici maschi mi creano imbarazzo

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Gentile Ginevra, mi sembra che i ragazzi di cui parla siano piuttosto maleducati e irrispettosi nei suoi confronti. Probabilmente la sua riservatezza li incuriosisce e li spiazza, spingendoli ad avere atteggiamenti da "bulli" che si alimentano all'interno del gruppo. Non escludo che qualcuno possa avere intenzioni più benevole che lei, forse, tende ad interpretare in modo negativo a priori (cosa c'è di male ad arrossire? Ci ha mai pensato?) Al di la' degli epusodi descritti, se sente di avere marcate difficoltà di relazione, specie con l'altro sesso, e ritiene di aver bisogno di rafforzare un po' la sua autostima, potrebbe pensare ad un consulto psicologico per accettare le parti di sé che la mettono a disagio e apprendere modalità più funzionali di rapportarsi agli altri. Molti auguri....

Una via d’uscita per il mio disturbo alimentare?

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Gentile Giada, innanzitutto vorrei dirle che è stata molto brava nell'analizzare la sua situazione e nel chiedere un primo aiuto qui. Adesso è importante che lei prenda contatto con un centro specializzato nella diagnosi e nella cura dei disturbi alimentari per poter fare chiarezza sulla sua situazione. Dovrebbe esserci un centro molto valido presso l'ospedale "le molinette", provi ad informarsi, anche online. Se lei è maggiorenne può recarvisi da sola, in caso contrario dovrà essere accompagnata da un genitore. Può anche chiedere indicazioni al medico di famiglia. Molti auguri...

Il mio comportamento con il cibo e normale?

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Gentile Silvia, il rapporto con il cibo è una questione complessa che coinvolge anche le nostre emozioni e i nostri sentimenti. Dal suo racconto emerge il tentativo costante di 'controllare' l'assunzione di calorie con modalità molto faticose: 1000 calorie al giorno sono molto poche, 500 sono una quantita' davvero troppo bassa, impossibile da rispettare per chiunque; a questo punto l'organismo cerca di compensare mangiando di più alla prima occasione, con la conseguenza che lei si sente frustrata e demoralizzata. Le suggerisco di rivolgersi ad un centro della sua citta' specializzato nei disturbi del comportamento alimentare (può cercarlo su internet, chiedere al medico di famiglia o al consultorio più vicino a casa): lì troverà un nutrizionista che la aiuterà a perdere peso in maniera equilibrata e altre figure professionali, tra cui lo psicologo, col quale potrà capire il motivo per cui ha necessità di controllare così fortemente la sua alimentazione e la aiuterà a trovare strategie migliori per gestire la situazione. Molti auguri e ci riscriva, se ha bisogno....

Rapporto sessuale e penetrazione

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Gentile Oscar, la sua domanda è molto breve e generica: non ci dice se il problema riguarda lei o la sua ragazza (o magari entrambi) ne' come andava nel periodo precedente e/o con altri eventuali partner. Le suggerisco comunque di programmare una consulenza con un sessuologo per valutare la situazione. Ci riscriva se ritiene....

Quanto è importante la soddisfazione professionale?

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Gentile Paola, non è facile darle una risposta, perché ciascuno di noi attribuisce un valore diverso ai vari ambiti della propria vita. Certamente la soddisfazione in campo lavorativo contribuisce a rafforzare la nostra autostima, a farci sentire che abbiamo un posto nel mondo e un ruolo significativo nel nostro ambiente, però ci sono anche dei compromessi a cui scendere in base alla propria situazione concreta: costo della vita, organizzazione familiare, eventuali figli da mantenere ecc. Lei parla di responsabilità verso la famiglia, quindi immagino che si trovi in questa situazione. Il suo compagno cosa ne pensa? La sostiene nella sua decisione? E' disposto ad affrontare qualche sacrificio economico per un po', in caso di necessità? Se ha dei figli, che età hanno? E, riguardo al percorso che ha scelto: è a conoscenza delle opportunità lavorative concrete che le darebbe? Sa già come potrebbe muoversi? Deve lasciare l'attuale lavoro adesso o può attendere di finire l'università? In quest'ultimo caso le consiglierei di aspettare a prendere una decisione e di "godersi" lo studio e l'approfondimento della materia che ama, prendendosi il tempo che le serve per fare tutte le valutazioni del caso....

Problemi con il cibo

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Gentile Gaia, l'aspetto della perdita di controllo è centrale nella descrizione del suo sintomo, come è tipico delle cosiddette "abbuffate". Lei parla, però, anche del "recupero dei chili persi": sta forse seguendo una dieta? Magari gestita da lei stessa? Sono molti questi chili che ha perso? In quanto tempo? Servirebbero molte più informazioni su di lei per poterle dare qualche iniziale risposta; in ogni caso le consiglio di rivolgersi ad un centro specializzato nei disturbi del comportamento alimentare, dove un gruppo di esperti la aiuterà, dopo aver inquadrato con precisione il suo problema, a gestire meglio il suo rapporto col cibo. Può cercare questi centri online, ad esempio sui siti dei maggiori ospedali della sua città, o nell'elenco dei servizi sanitari offerti dalla asl (o ast) o, ancora, chiedendo al suo medico di famiglia. Se ha bisogno ci scriva ancora....

Problema nella relazione a distanza

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Gentile Veruska, la domanda che lei pone ("è possibile vivere una relazione a distanza così esclusiva e totalizzante, dimenticandosi della vita reale e dei propri interessi?") mette in luce due aspetti importanti, cioè che lei percepisce il rapporto come in parte slegato dalla realtà (in pratica è un rapporto prevalentemente telefonico) e che le fa mettere da parte se stessa ("non posso uscire con un'amica ecc.."). Viene da chiedersi cosa le dia, invece, di vitale questa relazione, cosa lei ami di quest'uomo, come la faccia sentire il fatto di essere così condizionata da lui in ogni suo atto quotidiano, perfino a 700 km di distanza. Lui cosa fa nel tempo libero? Le e' già capitato di vivere relazioni simili? Siete entrambi più che adulti, eppure avete impostato la vostra storia su una distanza incolmabile (non vivrete mai insieme) ma estremamente vincolante, almeno per lei. Quando l'altro, che dice di amarci, non accoglie i nostri (sani) bisogni fondamentali, c'è di che riflettere....

Cybersex dipendenza? Cosa fare?

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Gentile Mara, aggiungo solo un consiglio a quelli ben circostanziati dalla collega: credo che al suo compagno serva anche un consulto medico con un andrologo, per escludere problemi organici che possono influire sulla funzionalità sessuale. Dalla sua lettera, infatti, ho capito che i problemi di eiaculazione sono presenti da tempo (da sempre?) e che questo è uno dei motivi della vostra difficoltà. Sono situazioni che non vanno sottovalutate. In prima battuta il suo compagno potrebbe parlarne con il medico di base. Molti auguri...

A scuola come anticipatario

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Gentile Eloisa, temo che non sia più possibile iscrivere il bambino alla primaria (le iscrizioni si fanno a gennaio) ma, in caso mi sbagliassi o avessi interpretato male il suo scritto, le direi che la scelta di mandare un bambino a scuola con un anno di anticipo è complessa e certo non può essere presa dal bambino, né la motivazione può essere ridotta all'aspetto della "perdita degli amici". La valutazione da fare è a più livelli (cognitivo, emotivo, sociale, di autonomia) e compete alle insegnanti, in accordo con i genitori. Non basta che un bambino sembri "più sveglio dei coetanei", ad esempio, o che mostri interesse per le attività tipiche della scuola (leggere, scrivere..). Lei e il padre del bambino cosa pensate di questa scelta? Quali vantaggi o svantaggi vedete nel fargli abbreviare il percorso della materna? E nel farglielo invece proseguire? Che rapporto avete con le maestre, con gli altri genitori? E come mai il bambino non si trova a suo agio coi suoi compagni "piccoli"? Vale per tutti o solo per qualcuno? Avete parlato di questo con le insegnanti? E' stato fatto qualcosa per affrontare la questione? Come vede non è possibile rispondere a distanza ad una domanda di questo tipo, ma ha fatto bene a porla qui, per iniziare a valutare le diverse sfaccettature della situazione e cercare un confronto attivo con la scuola. Molti auguri....

Come capire cosa voglio?

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Gentile Federica, la brevità della sua domanda non rende facile rispondere in modo articolato: non ci dice, ad esempio, che lavoro faccia, né come sia arrivata a svolgerlo, quale sia il suo titolo di studio, quali le sue competenze, né se ci sia un partner con cui condivide la crescita della sua bambina. Quel che osservo nella sua lettera è, oltre ad una forte urgenza comunicativa (da cui credo derivi l'estrema sintesi), la tendenza a porsi domande ampie e generiche ("non so cosa voglio fare nella vita", "è tardi", "rimettere tutto in gioco"..) che non facilitano la riflessione portando, piuttosto, a sentirsi ansiosi e impotenti. Potrei darle alcuni consigli per cercare un nuovo lavoro, ma non sono certa che lei abbia scritto ad un portale di psicologi per questo: penso, piuttosto, che lei abbia bisogno di fermarsi un attimo a considerare quali siano le sue necessità in questa fase della sua vita, le risorse di cui dispone, quali le priorità e quali i rischi che è in grado di assumersi. Si prenda del tempo per una consulenza psicologica che possa aiutarla a fare chiarezza dentro di sé. Molti auguri e, se è di Milano, non esiti a contattarmi....

Bimba e genitori separati

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Concordo con la collega e aggiungo che, molto probabilmente, il fatto di non aver presentato alla bambina la sua nuova compagna "per rispetto di sua figlia", facendole però trovare i segni palesi di questa presenza femminile in casa sua, ha ingenerato nella bambina un senso di confusione e smarrimento, come se non fosse sincero nei suoi confronti. Come mai questa decisione? In che modo tenere nascosta una parte così importante della sua vita può essere rispettoso verso i suoi figli? Forse una riflessione può partire anche da qui. Molti auguri....

Confusione nella coppia

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Gentile Roberta, lei descrive uno scenario spiacevole in cui sembra che voi genitori abbiate agito in modo molto impulsivo,prendendo delle decisioni drastiche senza riflettere attentamente sulle conseguenze (prima lei che se ne va dai suoi genitori con la bambina, poi lui che disdice l'affitto, poi entrambi che comprate casa) e trovandovi, ora, con gli stessi problemi di prima. La cosa da fare, soprattutto per il bene di vostra figlia, è cercare una consulenza psicologica di coppia che vi aiuti a gestire meglio questi aspetti emotivi di cui sembrate poco consapevoli e che vi mettono così in difficoltà. Potrete senz'altro trovare il professionista che fa al caso vostro anche su questo portale. Nel caso in cui suo marito non fosse d'accordo, inizi lei a cercare supporto per se stessa, vedrà che le sarà utile....

Paura di amare o di impegnarsi?

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Gentile Elisa, lei descrive il suo uomo e la vostra storia in termini molto positivi, se non idealizzati, ma poi emerge tutta la difficoltà che avete nello stare insieme. Se ho capito bene, quando lui ha espresso con sincerità la sua paura di amare (a quanto pare da lei stessa giustificata, per le esperienze dolorose che il suo compagno ha avuto nel passato) lei ha minacciato di lasciarlo e tuttora non è convinta che "valga la pena" di aiutarlo e aiutarvi a continuare la vostra relazione. Quando lo ha incontrato era a conoscenza del suo lungo matrimonio alle spalle? Dati i 17 anni di legame con la ex, immagino che lui abbia un'età che si aggira attorno ai 40 anni. Lei quanti anni ha? Che esperienze sentimentali ha avuto? Cosa si aspettava da questa relazione, dopo pochi mesi? Cosa la spaventa in particolare, e perché non dovrebbe valere la pena di continuare ad investire su di voi? Sembra che lei non riesca a superare la delusione di quella mancata corrispondenza di sentimenti ("io ho apertamente detto che sono innamorata, lui ha apertamente detto che ha paura") ma in una storia adulta non ci si può aspettare che l'altro -che ha il proprio passato, i propri bisogni e la propria visione del mondo- sia sempre in sintonia con noi. Spero di averle dato qualche spunto di riflessione. Molti auguri....

Il mio lui ha un figlio

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Gentile Sara, il suo compagno ha un figlio e questo è un dato di realtà che non si può cambiare. Questo bambino ha già una mamma, e anche questo è un fatto. È molto positivo che lei abbia un buon rapporto con il piccolo e che aiuti il suo compagno nell'accudimento, quando il bambino è da voi, ma la situazione è delicata, proprio perché la vostra coppia non è la coppia genitoriale. Capita spesso che ci siano conflitti e problemi tra ex in caso di separazione, soprattutto quando ci sono figli di mezzo, ma per il bene dei figli è opportuno che queste difficoltà siano affrontate e superate, magari con l'aiuto di una figura professionale che possa mediare tra i due (potrebbe suggerire questo al suo compagno). È poco auspicabile, invece, che i rapporti tra i due si interrompano, salvo casi particolari. Più che ad una terapia di coppia io penserei, al momento, ad una consultazione psicologica per lei, perché possa elaborare la gran quantità di rabbia che prova ("mi va il sangue al cervello e comincio a sclerare", "non la sopporto", "non sopporto che il mio compagno ci parli" ecc) e ad accettare il passato del suo compagno, che fa parte di lui come tutto ciò che lo caratterizza e che la ha spinta, presumo, a sceglierlo. Comprendo che, per la sua giovane età, forse si immaginasse una relazione di coppia diversa, meno complicata, ma solo lei può sapere cosa la ha spinta verso quest'uomo. Molti auguri e ci riscriva se ha bisogno....

Mio figlio di 14 anni balbetta

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Gentile Domenico, lei racconta, in poche righe, una situazione complessa riguardante suo figlio: sembra che il problema non sia solo la balbuzie, ma anche una immaturità generale e una marcata difficoltà nelle relazioni sociali. In tutti questi anni nessuno vi ha suggerito una valutazione? Il pediatra, gli insegnanti, le altre figure di riferimento (parenti, conoscenti, eventuali allenatori sportivi ecc) non hanno mai notato nulla? Come ha vissuto le varie tappe di sviluppo? Lei dice che "non conosce la capitale d'Italia, ma l'andamento scolastico generale com'è? Le consiglio vivamente di prendere appuntamento in un centro di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza: non so da dove lei scriva, ma in ogni città ci sono centri pubblici presso la asl o qualche ospedale. Ci sono anche centri convenzionati o privati. Ne parli anche col medicodi base perché spesso è necessaria una richiesta di visita specialistica parte sua. Non attenda oltre e, se ha bisogno di altre indicazioni, ci riscriva....

Crisi esistenziale

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Gentile Doriana, scegliere dove stabilirsi per iniziare la propria vita adulta non è facile: in qualunque caso ci saranno pro e contro, vantaggi (ad esempio, nel suo caso, opportunità lavorative più soddisfacenti) e svantaggi (adattarsi ad uno stile di vita diverso, essere lontani dai propri affetti). Sembra che il suo bilancio del periodo all'estero sia del tutto negativo: come mai, ad esempio, non aveva "vita sociale"? Ritiene che il motivo fosse l'eccessivo impegno lavorativo, la scarsità di connazionali o che altro? Crede che questo aspetto si potrebbe modificare in meglio oppure no? Cosa intende quando dice che, tornando a casa, sarebbe "mentalmente più tranquilla"? Cosa pensa di aver conseguito, di buono, grazie a questa esperienza? Il lavoro nel Regno Unito è ancora disponibile o si è concluso e dovrebbe cercare altro? Lei parla poi di "parecchie mancanze" che la ostacolano nell'affrontare le esperienze in modo costruttivo: non so di quali mancanze parli, ma potrebbe essere utile una consultazione psicologica per valutare il loro peso in questa fase della sua vita e per vedere con più chiarezza nel proprio futuro. Molti auguri...

Problemi con mia figlia di 4 anni

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Gentile Sabrina, comincio col dirle che il gioco -e quindi il rapporto- tra coetanei è, per alcuni bambini, più faticoso di quello con bambini di età diversa perché ci si trova "allo stesso livello" e non si può contare, ad esempio, sull'indulgenza dei più grandi o sulla "superiorità" rispetto ai più piccoli. Bisogna combattere ad armi pari e confrontarsi in modo molto diretto: ciò espone alla frustrazione che, poco gradita da qualunque bambino, per qualcuno è ancora più difficile da accettare. Forse quando parla di "prepotenza" e "caparbietà" intende questo? La bambina tende ad imporsi e a non accettare i no? Lei descrive anche una bambina dotata di intelligenza, vivacità e capacità di affrontare le tappe della crescita, però mi sembra che, nell'ultimo anno, la bimba abbia affrontato molti cambiamenti, e di grande entità: il passaggio dal nido alla materna, l'abbandono del pannolino e del ciuccio, la gravidanza della mamma, la nascita del fratellino e anche il ritorno della mamma al lavoro a tempo pieno. Può darsi che sia sovraccarica emotivamente e che esprima le sue difficoltà attraverso i comportamenti che lei ha descritto. Probabilmente ha bisogno di essere rassicurata e coccolata un po' di più, sia dalla mamma che dal papà, magari attraverso dei momenti dedicati solo a lei (la nanna, il bagnetto, qualche attività nel fine settimana). Il fatto che lei abbia "molto poco tempo" non gioca a vostro favore, ma provi a cercare, insieme a suo marito, qualche strategia utile in tal senso. Chiaramente una consulenza psicologica mirata sarebbe utile: se fosse di Milano non esiti a contattarmi. Un saluto...

Angoscia post cambio lavoro

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Gentile Fabrizio, lei ha affrontato un importante cambiamento lavorativo che, come spiega bene nella sua lettera e come sempre accade, ha avuto conseguenze sulla sua vita familiare. Anche se tali conseguenze, nel suo caso, sono state del tutto positive (è riuscito a "togliersi" mutuo e prestiti, è stato assunto presso un'altra azienda senza dover cercare un altro lavoro) ha comunque affrontato una sorta di "piccolo trauma" che non è dipeso da lei e che avrebbe, probabilmente, preferito evitare. Non so se la sua decisione sia stata condivisa con sua moglie (lei ne parla in prima persona), né quale sia stato il clima in casa durante questo momento di transizione: ci sono state discussioni o tensioni al riguardo? Avete figli? C'è stato un periodo di inattività, durante il quale ha dovuto rimanere a casa in attesa della conferma? Come vede ci sarebbero alcune cose da approfondire, tuttavia ha iniziato il nuovo lavoro da pochi giorni e ciò richiede di adattarsi a tante novità, sia dal punto di vista delle mansioni (poco o tanto che sia), sia dal punto di vista relazionale. E' come se dovesse ricominciare da capo, con i rischi del caso. La velocità con cui ci adattiamo ai cambiamenti e superiamo i timori dipende certamente, in buona parte, dal nostro carattere (flessibilità/rigidità, maggiore o minore tendenza al "controllo", perfezionismo, senso di padronanza ecc): non so quale sia la sua situazione ma, nel caso in cui i sintomi andassero avanti ancora a lungo, potrebbe cercare un consulto psicologico, anche breve, per superare le sue difficoltà. Un saluto....

Non conosce il padre biologico

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Gentile Dana, al momento la cosa migliore da fare è lasciare tranquilla la bambina: le avete già raccontato la sua storia, l'avete rassicurata sull'affetto di tutti e la bimba vive una situazione familiare serena. Sicuramente sente il vostro amore e le vostre attenzioni più di quanto possa aver capito profondamente, per ragioni di età e di sviluppo cognitivo, quello che le è capitato. Ogni bambino elabora e rielabora la propria storia a più riprese, man mano che cresce e acquisisce nuove competenze relazionali e, appunto, cognitive. A maggior ragione un bambino con una storia più "faticosa" di altre ha bisogno di elaborare in modo più approfondito le proprie vicende man mano che diventa grande e che i suoi bisogni emotivi cambiano, ma è necessario che la richiesta venga da lui/lei in maniera più o meno esplicita, non che il problema gli/le venga posto dall'adulto. Vedrà che nelle diverse fasi della crescita sua figlia le esprimerà questo bisogno e, certamente, lei sarà in grado di risponderle. Se, come mi è sembrato di percepire dalla sua lettera, lei mamma si sente un po' in ansia, un po' insicura sull'argomento, specie ora che la famiglia si allarghera', le consiglio di cercare un consulto psicologico per completare, anche lei, l'elaborazione di quell'evento. Molti auguri e ci riscriva se ha bisogno....

Dubbi sul mio ragazzo, non so cosa fare

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Gentile Elisa , lei descrive la relazione col suo ragazzo come una noiosa routine in cui lei, chissà perché, ha assunto il ruolo di mamma-casalinga ("in casa mi occupo io di tutto" ".. Mi sento come una mamma pronta a riprenderlo") e in cui lui si è adagiato in una situazione evidentemente di comodo. Non si comprende casa vi leghi o vi legasse in passato, mentre il suo tono cambia quando parla dell'amico, diventando emotivamente più carico. Al di là del problema estivo (restare o no in città) che sembra l'unico argomento di cui riuscite a parlare, in quale modo vorrebbe sentirsi "più valorizzata"? O cosa potrebbe fare per risultare "meno scontata"? Gli ha parlato dei suoi sentimenti e bisogni? Se no, perché? A più riprese accenna al fatto di sentirsi pronta a camminare da sola, a prendere la sua strada: il suo ragazzo le ha già detto che si adeguera' passivamente a ogni sua decisione. Credo che lei abbia già le idee chiare sul da farsi....

Rifiuto o difficoltà nel riprendere gli studi

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Gentile Pietro, mi colpisce una frase della sua lettera che, in via ipotetica, potrebbe indicare il punto di partenza per comprendere il suo problema: lei dice che "una volta uscito dal guscio scolastico ha iniziato ad incontrare difficoltà". È possibile che, all'interno di un ambiente protetto e altamente strutturato (con lezioni regolari, compiti, interrogazioni, docenti conosciuti ecc.) lei riesca a raggiungere dei risultati apprezzabili nel campo dello studio, mentre in una situazione meno "contenitiva", nella quale le si richiede di organizzarsi in maniera autonoma e senza vincoli rigidi lei faccia fatica a impegnare le sue risorse. A questo punto credo che si sia instaurato un circolo vizioso che l'ha portata, purtroppo, ad esperire un attacco di panico. Le consiglio di cercare un aiuto psicologico in Inghilterra (vi sono molti colleghi italiani che esercitano lì) oppure di cercare un collega che possa seguirla online dall'Italia. Un saluto....

Problema di coppia

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Gentile Claudia, da quel che scrive sembra che il suo compagno stia evitando di avere rapporti in seguito ad alcuni episodi in cui ha avuto difficoltà ("ha paura di non riuscirci come è successo le ultime volte"). È possibile che si sia spaventato, che provi disagio o vergogna nei suoi confronti, magari con scarsa consapevolezza di questi sentimenti. Sarebbe importante che facesse una visita andrologica per escludere problemi organici anche se, dal suo scritto, le difficoltà sembrerebbero di natura più psicologica. Comprendo la sua frustrazione e la sua fatica, ma prima di arrivare "all'opzione" del tradimento le consiglio di provare a riparlarne con lui o a chiedere un consulto per se stessa, in modo da trovare modalità di comunicazione più funzionali tra voi e per capire come va la vostra relazione al di là di questo problema specifico. La saluto e resto a disposizione per eventuali chiarimenti....

Gravidanza e giustificazione

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Gentile Katia, mi sembra che ci sia una contraddizione tra la scelta del suo compagno di convivere con lei "more uxorio" (situazione non ammessa dalla chiesa cattolica, quindi non praticabile per un "cattolico che va in chiesa tutte le domeniche") e il forte disagio che prova all'idea di avere un figlio fuori dal matrimonio. Mi domando se questo atteggiamento non nasconda una difficoltà, un'ambivalenza relativa al diventare genitore. Lei descrive la vostra decisione di avere un bambino come molto razionale ("ci siamo messi a pianificare un periodo in cui iniziare a provare. ."; "si decide di iniziare a provare.."): mi chiedo se non ci siano degli aspetti emotivi non espressi riguardo a questo punto di svolta della vostra vita e della vostra relazione (lei stessa parla di "strada contorta del diventare genitori") che andrebbero ascoltati e compresi meglio prima di mettere in atto il vostro progetto. Può esservi utile un consulto di coppia o anche individuale per lei, per comprendere meglio ciò che sta accadendo ed evitare un'esacerbazione del conflitto. Molti auguri...

Quando il problema è a letto

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Aggiungo a quanto detto dalla collega un elemento a mio parere importante da considerare: il suo ragazzo ha chiesto una consultazione con un medico andrologo? Se non ne ha mai fatta una è necessario che vi si sottoponga per escludere che il disturbo nella sfera sessuale abbia (anche) un'eventuale base organica. Molti auguri...

Abortire o no?

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Gentile Arianna, lei afferma che "credeva di volere un figlio": ciò mi fa pensare ad una gravidanza cercata e non casuale e al fatto che i dubbi sono insorti a posteriori. Come hanno detto le colleghe, la gravidanza smuove emozioni ed interrogativi molto profondi, in qualche modo tocca il senso stesso della nostra vita, che non sarebbe più "indipendente" (per quanto una vita umana possa essere indipendente dagli altri) bensì "dedicata" ad un altro essere umano, almeno per un certo tempo. È normale provare ambivalenza (voglio/non voglio) ma non è auspicabile prendere decisioni affrettate sull'onda della paura. Le consiglio anch'io di contattare il consultorio della sua zona o un professionista privato per comprendere meglio ciò che le sta accadendo. Se vuole può scrivermi o contattarmi....

Help... confusione

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Gentile Denise, da quello che racconta, il "campanello d'allarme" che ha sentito suonare dentro di sé ha tutte le ragioni di essere: anche tralasciando il passato faticoso che avete condiviso, le condizioni che pone ora il suo ragazzo sembrano dettate più da un bisogno che ha lui di tenere la situazione sotto controllo che dalla condivisione di un vostro progetto per il futuro. Il problema non mi sembra tanto l'eventualità -pur possibile- che lui un giorno le "rinfacci il sacrificio", quanto proprio la base su cui vuole/volete costruire la vostra vita insieme. Tale base è costituita essenzialmente dalla reciprocità: nella coppia non c'è uno che comanda e decide, ma si dovrebbe decidere in due; non dovrebbero esistere imposizioni ("o si fa come dico io, o niente") ma la capacità di giungere a compromessi costruttivi. Lei afferma che avete già provato con una terapia di coppia, senza risultati: quando l'avete fatta? Per quanto tempo? Che risultati si aspettava? Come mai, secondo lei, non ha funzionato? Credo che lei si gioverebbe molto, invece, di una consulenza psicologica individuale, per capire quali sono i suoi bisogni e cosa cerca davvero in un uomo. A 27 anni credo che lei abbia il diritto e il dovere di concedersela. Un saluto....

Come andare avanti?

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Gentile Sara, credo che lei potrebbe uscirne attraverso un lavoro su di sé, fatto con l'aiuto di uno psicoterapeuta. Vista la sua giovane età e la lunghezza della storia precedente ("super malsana") è come se lei non avesse mai conosciuto un amore "sano": inizi a conoscere se stessa, i suoi bisogni e le sue risorse e vedrà che il resto verrà di conseguenza. Molti auguri...

Superare un aborto spontaneo

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Gentile Ana, è piuttosto frequente, purtroppo, che la prima gravidanza esiti in un aborto spontaneo ma, in assenza di problemi di salute, di solito si riesce a concepire nuovamente. Non bisogna, però, avere fretta, specie se l'esperienza della perdita ha lasciato in noi una sofferenza molto intensa. Lei parla delle sue amiche ma non del suo compagno, di come avete affrontato l'evento insieme, se ne avete parlato, se ha avuto il supporto suo e/o della famiglia. Quanti anni ha? Anche questa è una variabile importante per valutare, insieme al suo ginecologo di fiducia, come procedere per favorire una nuova gravidanza ma sempre, ripeto, dopo aver affrontato gli aspetti psicologici della questione. Si rivolga ad un consultorio o ad un privato e chieda supporto per questa dolorosa esperienza. Le faccio i miei auguri....

Bambina aggressiva e violenta

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Gentile Jennifer, a due anni i bambini attraversano una fase che qualcuno chiama dei "terrible two" (terribili due) perché cominciano a voler affermare la propria personalità e i propri desideri in modo evidente. È abbastanza normale che, di fronte ad un no, mostrino il loro disappunto anche con veemenza (ma non parlerei per nessun motivo di "violenza"): è molto importante accogliere la loro emozione, ad esempio dicendo cose tipo 'so che ci sei rimasta male perché volevi il gelato ma adesso non è ora di merenda' e nello stesso tempo impedire loro di farsi e di fare male, aggiungendo: 'però le botte non si danno a nessuno, lo sai'. Bisogna aiutare la bambina a superare il momento di forte tensione stando accanto e resistendo alla tentazione di punirla. È un lavoro molto faticoso e richiede fermezza ma anche accoglienza da parte di entrambi i genitori. È possibile che di notte si svegli per brutti sogni o per una tensione che sente: statele accanto cercando di tranquillizzarla, senza toccarla se non vuole, ma impedendole di farsi male. Quanto alla nonna che la vizia "sostituendosi ai genitori" mi chiedo perché questo accada e perché non le venga chiesto di modificare questo comportamento che, fra l'altro, può essere in parte alla base della tensione della bambina. Sul giudizio del pediatra le dico solo che i "capricci" non esistono e che sono i modi in cui i bambini manifestano un bisogno. Vi consiglio di cercare un collega esperto di sostegno alla genitorialita' per fare qualche seduta di supporto: capirete meglio i comportamenti di vostra figlia e troverete un aiuto per arginare le invadenze della famiglia d'origine. Molti auguri....

Cosa fare davanti a una paura?

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Gentile Elisa, per le paure che affliggono il suo compagno lei può fare ben poco: sarà lo psicologo ad aiutarlo in questo, se possibile. Credo, invece, che lei dovrebbe valutare bene che cosa cerca in un uomo e in una relazione: dice di essere stata "titubante per tanti suoi blocchi emotivi" e che temeva che le sue paure "uscissero allo scoperto". Sembra, quindi, che lei conoscesse già le difficoltà che avrebbero potuto emergere, anzi, che in qualche misura se le aspettasse. Lui non le ha nascosto nulla: come mai lei ha accettato di iniziare una storia con queste premesse? Spero di averle dato qualche spunto di riflessione. Un saluto e ci riscriva se ha bisogno....

Il mio ragazzo, la sua famiglia, la convinvenza

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Gentile Sara, Se sia lei che il suo ragazzo lavorate e se avete davvero intenzione di costruirvi una vostra indipendenza, dovreste pensare ad un vostro progetto di vita slegato dalle famiglie di origine. Comprendo bene che i costi degli affitti siano alti, però ho l'impressione che il punto non sia questo e credo che la sua pretesa di ottenere un appartamento dai suoceri non vi porterebbe vantaggi, al di là di quello economico. Come lei stessa lascia intendere, infatti, si è creata una sorta di confusione di ruoli tra lei e la famiglia del suo ragazzo, che la porta ad esprimere giudizi che non le competono e ad esercitare pressioni sul suo ragazzo che rischiano di minare il vostro rapporto. Non comprendo come possa aspettarsi di 'risolvere il problema' litigando e parlando per ore tra voi, quando la decisione è al di fuori del vostro controllo, visto che compete alla madre. Il 'problema di fondo' di cui parla mi sembra proprio che stia nella sua difficoltà di accettare che non può ottenere ciò che vuole, nemmeno se le sembra giusto (il figlio merita più della figlia), evidente e scontato (hanno 4 appartamenti). Inoltre il suo ragazzo afferma di non voler ottenere l'aiuto dei genitori: indipendentemente dai motivi (perché sente di averli delusi, perché vuole farcela da solo, perché desidera favorire la sorella) credo che lei dovrebbe rispettare la sua scelta e trovare, con lui, delle soluzioni alternative. Molti auguri...

Che tipo di storia è la mia?

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Gentile Sara, lei ci chiede che tipo di storia sia quella che sta vivendo con quest'uomo, ma non mi sembra ci siano possibili fraintendimenti: avete iniziato a frequentarvi "solo per attrazione fisica", lui "ha sempre detto di non essere innamorato" e ora chiede che vi vediate di meno. Non mi sembra che lui la stia prendendo in giro e non so se sia senza cuore ma di certo, stando al suo racconto, non vuole una relazione che vada oltre le uscite in compagnia, i weekend insieme e una convivenza a singhiozzo. Non ci sarebbe niente di male in questo, se andasse bene ad entrambi, ma mi sembra che lei soffra il fatto che non siate "una vera coppia" e che si sia affezionata molto a lui, se non addirittura innamorata. Purtroppo temo che non ci siano molti margini di cambiamento ma, con l'aiuto di uno psicologo, potrebbe comprendere meglio ciò che le sta capitando in questo momento della sua vita oltre che lavorare sulle sue scelte sentimentali. Molti auguri....

Non comprendere un comportamento di allontanamento

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Gentile Emma, ho riletto due volte il suo racconto per cercare di ricostruire la sua relazione con quest'uomo, ma le confesso che non ci ho trovato molto: parla di pressione, di stress, di frenesia, di vacanze separati, di figli di amici e di parole scambiate. Non comprendo cosa abbiate in comune -a parte il lavoro nella grande azienda multinazionale-, che storia abbiate avuto e che cosa significhi per lei "sentirsi". Temo che lei abbia idealizzato l'incontro con questo collega sfuggente: non vale la pena di essere "terrorizzata" da un uomo che le ha dato così poco. Probabilmente potrebbe esserle utile un consulto con un esperto per fermarsi un attimo a comprendere meglio se stessa, anziché i comportamenti altrui: glielo dico con sincera partecipazione, perché la lettura della sua lettera mi ha trasmesso tutta la confusione e l'ansia di cui credo lei sia preda in questo momento. Ci riscriva se ha bisogno e non esiti a contattarmi se lo ritiene opportuno. Un saluto....

Mia figlia non mi cerca

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Gentile Fabio, Mi dispiace molto per la situazione difficile che lei ha vissuto e sta tutt'ora vivendo con sua figlia e la sua ex moglie. Una separazione è sempre faticosa per tutti, specie per un bambino piccolo; nel vostro caso, poi, la depressione post parto della mamma e le dinamiche con la famiglia d'origine hanno complicato certamente le cose. Mi chiedo se siate mai stati supportati da qualcuno, in questi anni, ma la sua lettera mi fa pensare di no. Le consiglio adesso, allora, un supporto psicologico per poter comprendere ed elaborare meglio tutto ciò che ha vissuto e ciò che è accaduto alla sua bimba. A 6 anni è ancora piccola per poter spiegare i suoi stati d'animo (è difficile anche per noi adulti) e le ragioni delle sue scelte. Sicuramente sente una spinta all'autonomia (dormire fuori) ma avrà anche delle insicurezze come tutti i bambini di quell'età, perciò poi rinuncia. Faccia un regalo a se stesso e alla sua bambina e si appoggi ad un professionista, per poterla seguire con più consapevolezza anche negli anni a venire. Molti auguri....

Mio figlio prende insufficienze gravi a scuola ma studia sempre

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Gentile signora, Il passaggio dalle scuole medie alle superiori può essere molto faticoso, perché richiede un notevole adattamento a materie e insegnanti nuovi, ad un livello di richieste molto diverso e, ovviamente, a compagni spesso sconosciuti. Il fatto che suo figlio abbia scelto un liceo mi fa presumere che avesse buoni risultati in passato, quindi è probabilmente in difficoltà per l'impatto col nuovo contesto. In genere, nelle scuole superiori attuali, ci sono molti modi per aiutare gli studenti in difficoltà: so che ci sono dei pomeriggi dedicati a chi deve recuperare delle insufficienze e/o deve perfezionare il metodo di studio. Dovrebbe esserci anche uno sportello psicologico per sostenere gli studenti nei momenti di sconforto e per dare indicazioni utili ad un recupero sia sul piano emotivo sia didattico. Se non l'ha ancora fatto le consiglio di andare a parlare col coordinatore di classe e con gli insegnanti delle materie in cui suo figlio fa più fatica. Se non trovasse riscontri a scuola le consiglio di cercare un aiuto esterno, sia per quanto riguarda lo studio sia per supportarlo emotivamente. Molti auguri e ci riscriva se ha bisogno....

Rapporto con un controdipendente affettivo

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Gentile Elena, Lei ha già fatto un'analisi puntuale della situazione, ha suggerito a quest'uomo di andare in terapia e lui ha rifiutato, ha sofferto molto per questa relazione ed è stata anche lasciata: per quale motivo sente il bisogno di "ricucire il rapporto con lui" e "approcciarsi ad un uomo di questo tipo"? Il consiglio che posso darle è quello di investire le sue energie in altre relazioni e in altri progetti, fra i quali un percorso di psicoterapia per capire i motivi della sua attrazione verso un uomo così poco disponibile. Molti auguri...

Come dire alla mia famiglia che vado a convivere

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Gentile Francesca, comprendo i suoi sentimenti dati dalla complessità delle sue vicissitudini, però, se sente il bisogno autentico (come sembra) di crearsi una famiglia e un'autonomia abitativa insieme al suo compagno credo che sia giunto il momento di fare questo passo. Le consiglio di cercare un/a collega che possa darle il supporto necessario ad affrontare le questioni relazionali implicate in questo passaggio: sarà anche un'occasione, per lei, per rafforzarsi nelle sue scelte e per elaborare meglio gli aspetti emotivi suscitati da questi cambiamenti. Le faccio i miei migliori auguri....

Gelosia e perdono

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Gentile Lisa, Se ho compreso bene, lei è sconcertata da queste emozioni negative (rabbia, invidia e gelosia) mentre di solito si riconosce come una persona razionale e corretta, con tanto di laurea e specializzazione. Ebbene, i titoli di studio non sono tutto, specie quando si tratta di venire a patti con la realtà, partendo da un ideale molto investito emotivamente. Sembra che "l'avventatezza" di suo marito (ma un matrimonio non mi sembra si possa definire un'avventatezza, anche se non ci dice quanto è durato) abbia guastato una sua idea di unione che comprende il matrimonio religioso e tutto ciò che ne consegue (fare la comunione ad esempio). Forse anche l'idea di uomo che aveva -cioè di uno che non si fa "irretire da una persona incolta"- è crollata, con conseguente frustrazione e ansia. Mi chiedo, e le chiedo, però, come mai abbia scelto ugualmente di unirsi a quest'uomo: ci saranno stati motivi più che validi, mi auguro, per sceglierlo come compagno di vita, al di là di suoi presunti "errori" del passato. Forse dovrebbe cercare di riscoprire ciò che la unisce a lui e di valutare, magari con l'aiuto di uno psicoterapeuta, come mai questo evento (il matrimonio civile) che lei sente di aver subito e non scelto, sia diventato così centrale nella percezione di se stessa. Un saluto....

Instabilità sentimentale verso una persona

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Gentile Roberto, credo che la risposta alla sua domanda sia già presente nelle prime righe della sua lettera: lei è "letteralmente pazzo" della ragazza, ma "non si può dire lo stesso di lei". Probabilmente il vostro rapporto di amicizia e le tante attenzioni che lei, Roberto, le dedica, hanno fatto sì che la ragazza si affezionasse e si legasse a lei, ma non con l'intensità di un innamoramento. Credo sia per questo che esprime il timore di essere attratta da qualcun altro, proprio perché non è sicura dei suoi sentimenti verso di lei. Il fatto che con lei stia "benissimo" e che apprezzi le sue attenzioni non basta per fidanzarsi, trovo anzi che sia onesta nei suoi confronti e che stia evitando di illuderla. Purtroppo i nostri sentimenti non sono sempre corrisposti ed è una realtà con cui dobbiamo confrontarci, prima o poi. La inviterei a riflettere sulla situazione e a dare ascolto alle parole della ragazza, rivolgendo il suo sguardo altrove. Un caro saluto...

Soffrire d'ansia

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Buongiorno Stefano, nel suo lungo racconto lei parla di alcune difficoltà personali, vissute durante l'adolescenza e in parte ancora presenti, ma anche di un bisogno di cambiamento e di emancipazione dalla famiglia emerso in lei negli ultimi anni. Credo che il suo progetto di trasferirsi in un'altra città per completare gli studi sia positivo e mi sembra che poggi su basi realistiche, inoltre la proiezione nel futuro è del tutto normale alla sua età, visto che sta iniziando a costruirsi una vita sua. Una certa ambivalenza (cioè la voglia di cambiare e, allo stesso tempo, la paura del cambiamento) è altrettanto normale, visto che si tratta di lasciare un'esistenza certa e prevedibile per qualcosa di ancora ignoto e tutto da costruire: nel suo caso, vista la presenza di una sintomatologia ansiosa piuttosto intensa e di dinamiche familiari che la mettono in difficoltà ("sono l'unico a tenere compagnia a mia madre", "i miei fanno spesso trasparire molta tristezza"..) le consiglio vivamente di farsi seguire da uno specialista in questa delicata fase di passaggio. Ciò le sarà d'aiuto da molti punti di vista: in primo luogo le servirà per chiarire meglio i nuovi bisogni che si affacciano in lei, poi la aiuterà a ridurre l'ansia che sperimenta così di frequente, quindi le permetterà di dare più concretezza al progetto che ha in mente e infine (ma non perché sia meno importante) la aiuterà ad affrontare nel modo più opportuno le difficoltà familiari che questo cambiamento comporta. Le faccio i miei migliori auguri e ci riscriva, se ha bisogno....

Non riesco a capire se voglio avere un figlio

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Buongiorno Eleonora, è molto comune interrogarsi a proposito del proprio desiderio di maternità, specie oggi che fare figli non è più (per fortuna) un obbligo sociale potente come in passato. Questa libertà, però, apre ad una difficoltà più marcata relativa alla scelta di diventare genitori o meno, sia a livello individuale sia di coppia: si sente di dover soppesare la decisione da ogni lato, come se fosse possibile fare un bilancio esatto dei pro e dei contro di un'esistenza con, o senza, figli. Lei fa un' ipotesi circa la sua incertezza al riguardo ("giustificare un eventuale fallimento"), ma credo ci siano altri aspetti da esplorare: ad esempio, lei dice che "tutti fanno figli tranne voi", ma poi accenna al fatto che "state cercando" un figlio. Non mi è chiaro se questo sia un progetto esplicito oppure no, né cosa ne pensi suo marito: ha provato a confrontarsi con lui sulle sue paure e dubbi? Lui cosa pensa dell'eventualita di diventare padre? Ha le sue stesse perplessità oppure no? Avete occasione di frequentare altre coppie con figli? Se sì, che sensazioni provate? Al giorno d'oggi i bambini sono molto pochi e si ha anche poca esperienza concreta di cosa significhi la quotidianità con un figlio, al di là delle visite di cortesia dei primi tempi. Ha la possibilità di confrontarsi apertamente con qualche amica già mamma? Come poche altre cose, fare un figlio è un salto nell'ignoto e bisogna cercare dentro se stessi quella fiducia nella vita che ci ha accompagnato in altre scelte importanti: lei ha già scelto un compagno, e chissà che in due non sia più facile buttarsi da questo trampolino? Spero di averle dato qualche spunto di riflessione. Molti auguri e ci riscriva se ha bisogno....

Mi sento persa

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Gentile Aurora, Dal suo scritto traspare una buona capacità di auto osservazione e di analisi delle esperienze di vita che ha fatto finora (storie sbagliate, insicurezze, paure..) . A 20 anni è comprensibile sperimentare confusione sui propri bisogni e difficoltà nella vita quotidiana e, soprattutto, in quella di relazione. È una fase di vita importante e delicata, nella quale, spesso per la prima volta, ci si interroga su chi si vuole davvero essere o diventare. Credo che il suo desiderio di lavorare su di sé sia un ottimo inizio e che vada ascoltato: prima però, di fare auto diagnosi o di preoccuparsi del "miglior trattamento" disponibile, le consiglio di cercare un professionista con cui instaurare un rapporto di fiducia, lasciando a lui/lei il compito di occuparsi di questioni metodologiche. Resto a disposizione per eventuali altre domande. Un caro saluto, D. ssa Roberta Altieri...

Triste dopo la fine di una storia

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Gentile Manuela, Mi chiedo come mai lei abbia sentito la necessità di scrivere su questo sito per chiedere consigli, anziché rivolgersi al suo psicologo, dal quale era già stata supportata durante la difficile relazione di cui parla nella sua lettera. Se, per qualsiasi motivo, non si sente più di contattare lo psicologo, cerchi un altro specialista con cui affrontare le sue difficoltà, soprattutto il vissuto di essere "sbagliata" e che le cose "non abbiano funzionato a causa sua". Vale la pena che lei lavori su di sé per continuare sul cammino dell'autonomia, felicemente iniziato con l'affitto dell'appartamento, e per acquisire maggior sicurezza in sé e nelle sue potenzialità. Molti auguri e ci riscriva se ha bisogno...

Non sono mai stata così, sono depressa?

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Gentile Sara, gli stati d'animo e i pensieri che riferisce sono comprensibili e, purtroppo, condivisi da molte persone: la situazione che stiamo vivendo da oltre un anno ha inciso pesantemente non solo sulla nostra quotidianità, ma anche sulla nostra visione del futuro e sulla capacità di coltivare progetti e sogni. Non è facile adattarsi ad una situazione del genere, soprattutto quando non se ne vede la fine: lei teme che tutto questo possa andare avanti per anni ma, forse, non conviene guardare così in là, verso un tempo indefinito, bensì concentrarsi sul momento presente, coltivando la speranza che il vaccino possa avere un ruolo importante nel farci rivedere "la luce". La perdita di significato che lei sente è molto dolorosa: dovrebbe provare a concentrarsi su qualcosa di concreto, che le dà anche solo un po' di gioia nella vita (un interesse, un hobby, un rapporto di amicizia, una lettura..), e provare a partire da lì, a piccoli passi. Cerchi di non fare troppi bilanci e di non porsi obiettivi ambiziosi, accolga la fatica che sta sperimentando, senza cercare di combatterla a tutti i costi. Prima di concludere, non posso esimermi dall'invitarla a fare anche un controllo dal suo medico di famiglia: riferisca i suoi sintomi, quali stanchezza costante e mancanza di energia, perché potrebbero essere la spia di qualche carenza nutrizionale (ad esempio di ferro) o di qualche disturbo transitorio che, però, sarebbe bene individuare rapidamente. Le faccio i miei migliori auguri e resto a disposizione per eventuali approfondimenti....

Marito depresso

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Gentile Arianna, La nascita di due figli in tre anni rappresenta un cambiamento notevole per una coppia e per ciascuno dei due genitori. Lei stessa ha notato che il malessere di suo marito è iniziato all'incirca dopo la nascita del vostro secondo bambino. Per poterle dare una risposta più esaustiva occorrerebbe conoscere molti più dettagli sulla vostra vicenda, tuttavia proverò a darle qualche spunto di riflessione: quali erano i vostri progetti di vita prima della nascita dei figli? Avete condiviso, e in che modo, l'idea di diventare genitori? Com'era, in generale, la comunicazione tra di voi come coppia? Come ha vissuto, suo marito, la nascita del primo figlio e il suo ruolo di padre? Le ha mai parlato di eventuali fatiche o insicurezze? Può accadere, più spesso di quanto si pensi, che anche i papà vivano delle difficoltà inerenti al loro ruolo, ma che ne parlino poco, o solo nel momento in cui il disagio è ormai diventato piuttosto intenso. Non so se sia questo il caso di suo marito, ma ha fatto bene a rivolgersi ad uno specialista per iniziare a prendersi cura di sé. Auspico che il neurologo possa indirizzarlo anche verso un percorso di psicoterapia, certamente utile per elaborare le esperienze di vita sperimentate negli ultimi anni. Le faccio i miei auguri e resto a disposizione...

Distrazione a scuola di mia figlia

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Gentile Silvia, mi sembra che l'impatto della sua bambina con la scuola primaria non sia stato dei migliori: un cambio di classe senza preavviso e senza motivazioni, insegnanti poco empatiche che spingono sulla competizione e una bella "etichetta" di alunna che si distrae, per di più in una situazione di pandemia come quella che stiamo vivendo. Quello che colpisce è la difficoltà di comunicazione tra scuola e famiglia ("fanno molto muro", "non ci è mai stata data una risposta sensata") che lascia voi genitori, e anche la bimba, in una posizione di passività e impotenza. Credo che sia importante evitare il cristallizzarsi di questo clima che è, insieme, giudicante e distratto, nel quale vengono rilevati i (presunti) limiti di vostra figlia senza che vengano suggerite strategie per aiutarla ("è carattere", "non viene coinvolta"). Suggerirei di chiedere con decisione un colloquio con tutte le insegnanti e, in caso di rifiuto o di confronto infruttuoso, vi consiglierei un confronto con il dirigente. Molti auguri e ci riscrivo, se ritiene...