Pensieri sulla mia terapeuta
Ciao! Sono Alice ho 27 anni. Dall'ultima seduta che si è tenuta un mese fa penso sempre alla mia psicoterapeuta in modo quasi "ossessivo". Non è la prima volta che mi succede con persone che ricoprono un certo tipo di ruolo... Già da bambina è capitato: in prima media con un'animatrice dell'oratorio, poi con un paio di professori a cui ero molto legata, poi con la mia relatrice di tesi...
Generalmente il pensiero fisso su di loro andava scemando fino a risolversi del tutto, anche se il momento del distacco in questi rapporti non è mai stato semplice.
Sono una persona molto sensibile ed empatica, forse troppo. Il punto è che alcune persone mi affascinano veramente molto, tanto da "idealizzarle" e non riuscire a tollerare che il rapporto con loro un giorno debba finire, come il rapporto tra insegnante e studente, tra psicologo e paziente.
Con la mia psicoterapeuta il percorso (iniziato a settembre 2019) si è di fatto concluso. Diciamo che siamo riuscite a risolvere tutto quello che mi creava problemi ed ora sono felice del lavoro fatto con lei, ho "interiorizzato" la sua figura, ho "fatto miei" alcuni suoi modi di fare e di parlare, anche se ovviamente non si finisce mai di lavorare su sé stessi. L'EMDR mi ha aiutata tantissimo, ci sono state delle sedute che per me sono state la chiave di svolta... Sono anche riuscita a raggiungere obiettivi "pratici" grazie al coraggio di affrontare le cose che è sempre riuscita a trasmettermi. E' stato un percorso bellissimo, una delle esperienze più belle della mia vita forse, anche se non facile. Sicuramente la mia tendenza ad "affidarmi" totalmente a lei e idealizzare la sua figura ha giocato del tutto a mio favore durante il percorso.
Sta diventando però un problema adesso che capisco di dovermi staccare... Sento sempre la sua figura accompagnarmi nelle giornate. Vivo la mia vita e faccio le mie cose immaginando però continuamente di raccontare a lei quello che faccio, come lo vivo, come potrei fare meglio e quale sarebbe il suo parere. Solo che ora non ci sarà più il momento in cui davvero farò "il punto" con lei. Del resto è giusto: se un paziente sta bene, è contento della sua vita e ha raggiunto i suoi obiettivi che bisogno avrebbe di contattare il terapeuta?
Però ora è come se volessi fare ancora sedute con lei solo per vederla e aggiornarla su come sto e cosa sto facendo. O anche solo per passare del tempo con lei, perché davvero è in grado di motivarmi, tranquillizzarmi e insegnarmi a prendere la vita con la giusta leggerezza… Ed è una cosa che non vorrei perdere.
Con lei non me la sento proprio di parlarne, ho paura di rovinare il rapporto creato o i traguardi raggiunti. So che ha una certa stima di me e non voglio che percepisca la mia "dipendenza". Ho anche paura che spiegandole questa cosa la soluzione sia un distacco definitivo da parte sua che mi farebbe molto soffrire… Ora ho il beneficio del dubbio di poterla ricontattare per qualche altro motivo: siamo d’accordo che in caso di bisogno, momenti di ansia o sconforto ecc posso tornare da lei (ed è importante per me avere questa “libera possibilità” senza che venga inquinata). Dirle che mi manca così tanto potrebbe forse indurla a pensare che potrei ricontattarla “solo” per questo, e non perché realmente potrei avere di nuovo bisogno di lei.
Ci tengo a sottolineare che comunque lei è sempre stata professionale e abbiamo sempre mantenuto le dovute distanze psicologo-paziente.
Potreste darmi dei consigli concreti a livello cognitivo per fronteggiare questi pensieri un po' ossessivi? O per riuscire davvero a vivermi questa tranquillità senza dover far riferimento alla sua figura? Oppure devo semplicemente accettare queste mie emozioni e sperare che passino?
Grazie mille!