Domande su Sesso, Coppia, Amore e Relazioni Domande e Risposte su sessualità, amore, coppia e relazioni
Perché mia moglie ha bisogno di questa fantasia?
Buongiorno
Mia moglie ed io siamo sposati da 21 anni.
Io no ho 47 e lei 42, abbiamo due figli.
La nostra vita matrimoniale è tutt'ora serena, solo qualche litigio qua e là, i figli crescono e noi stiamo bene insieme.
Sul fronte del sesso ho un dubbio.
Qualche mese fa ho scoperto sul suo cellulare un'applicazione, un po' nascosta, che so essere usata per chattare, la cui presenza mi è parsa strana.
Voglio chiarire che non si è trattato di un controllo motivato da dubbi, mi ha chiesto di tentare di sistemare il suo cellulare in quanto crashava in continuazione.
Senza voler approfondire la questione informatica vi dirò che ho aperto questa app.
Ebbene ho contato una decina di contatti, tutti uomini intorno i 45 anni circa, con i quali scambia frasi molto spinte, erotiche ma anche estremamente "porno".
Dopo la prima gelata di sangue ho cercato di ragionare e pormi domande.
1) Se nascondesse una tresca non sarebbe così ingenua da darmi il suo cellulare rischiando di essere scoperta.
2) Se invece lo avesse fatto apposta per mettermi sotto il naso le mie corna non sapendo in quale altro modo fare?
3) Perché a questi uomini non menziona nessun problema di coppia col quale giustificare il suo comportamento? Perché nelle sue frasi parla solo di sesso spinto fine a sé stesso?
..... è così via.
Non riuscendo a trovare un senso logico apparente in nessuna ipotesi, in quanto non stiamo attraversando nessuna crisi matrimoniale, ho deciso di guardarla negli occhi e chiederle spiegazioni..... tra un misto di sgomento, rabbia e terrore di averla persa senza essermene neppure accorto.
Attimo di sguardi.... poi la spiegazione mi ha lasciato di stucco.
"Non ti sto tradendo... è una mia fantasia, solo una fantasia.... che non avevo il coraggio di dirti".
Una fantasia inconfessabile.
Ovvero si eccita a chattare con perfetti sconosciuti recitando la parte della moglie fedifraga.
Devo dire che, tornando indietro con la memoria, non ha mai cambiato abitudini, non si cura più di prima, non si chiude in bagno per chattare.... non fa tutte quelle cose tipiche dei traditori, tranne usare parecchio il cell.
Ha voluto dimostrarmi che non mi tradisce davvero.
Ha voluto che leggessi integralmente tutte le chat,
ho letto cose molto spinte, cose che facciamo io e lei, non sono un puritano bacchettone.
Ma leggere certe cose rivolte ad altri uomini mi ha turbato molto.
Però devo ammettere che in mezzo a tutte quelle frasi non ho letto nulla che indicasse un suo scontento nei miei confronti, anzi, mi ha più volte descritto come passionale, ma che nonostante questo lei aveva bisogno di tradirmi comunque per dare sfogo alla “moglie troia” che è in lei ( parole scritte da lei).
Ma alle insistenze di questi uomini per incontrarla, lei rispondeva sempre con frasi indefinite che lasciavano in sospeso il discorso, senza dire di no e senza dire di si.
Ad un paio di questi, i più insistenti, mesi fa ha scritto che io l'avevo sorpresa e quindi doveva troncare.
È così è stato, vedendo la cronologia ho potuto constatare che con questi due non ha più scritto in effetti.
Insomma, tutto lascia intendere che non mi stia mentendo quando mi dice che è solo un gioco virtuale.
Ovvero che trovi eccitante recitare la parte della fedifraga ma senza esserlo davvero.
Ma adesso mi ritrovo in una condizione stranissima:
Mia moglie vorrebbe il mio benestare per continuare a chattare recitando un ruolo che la eccita e alimenta le sue fantasie virtuali, sostiene inoltre che tale pratica la “accende” e proprio per questo a letto è molto calda con me.
Io mi ritrovo a 47 anni a dover fare i conti con dubbi sulla sua onestà, anche se sembrerebbe tutto vero, ma la gelosia è irrazionale.
Insomma... ho diversi elementi per crederle ma mi sento agitato, come posso non temere che prima o poi tutte queste chat le facciano fare la sciocchezza?
Temo che impedirglielo faccia solo danno.
Grazie mille
Lui ha tratti narcisistici, esiste un alternativa alla parola fine?
buongiorno,
ho una relazione con un uomo che presenta alcuni tratti narcisistici della personalità.
Non credo rientri in un totale disturbo di personalità, in quanto presenta sensi di colpa, empatia e attenzione vera nei confronti delle persone con cui si relaziona e nei miei confronti. Ma non riesce a costruirsi una relazione umana che sia vera e stabile, soprattutto non permette più di tanto che gli si avvicini. O meglio, ha amicizie durature e di lunga data, ma solo se l'altro è disposto a darsi da fare pur di tenerla in piedi, cercandolo, standogli vicino. Lui non fa assolutamente nulla parte sua perché il rapporto stia in piedi. Con me alterna momenti di presenza totale, vicinanza, e manifestazione di amore ed affetto, a fughe repentine, senza apparente ragione se non appena mi avvicino troppo, e lunghi ed infiniti silenzi. In seguito ai quali, una volta riallacciato il contatto è come se nulla mai fosse accaduto. Alcuni tratti del narcisista mi pare li possieda appieno, il bisogno di essere sempre al centro, di essere lodato ed ammirato, la consapevolezza che questo malsano gioco di allontanamento e vicinanza mi leghino sempre più a lui. Prova stima nel riconoscere che con lui la vita è una roulette russa. Si vola e ci si schianta. Va molto fiero di questo suo aspetto caratteriale. Solo i coraggiosi ed i temerari osano... a suo dire... Si riconosce come un premio, un trofeo che raggiungo se mi do da fare, se mi impegno. Sarò ricompensata... questo è il suo modo di vedere se stesso. Io e tutte le persone che con lui si relazionano siamo considerate valide e di valore solo e se disposte a farsi in quattro per lui. Al contrario suo, che nulla fa pur di tenere vicino a sé chiunque. Sola eccezione la madre. Si giustifica dicendo di non avere bisogno di manifestare il suo affetto, tanto coloro che lo amano lo sanno, ma allo stesso tempo si aspetta e pretende che chi lo ama faccia di tutto pur di stargli vicino. Si aspetta il massimo dando il minimo se non il nulla. Ora, sono combattuta tra il gettare la spugna e abbandonare la nave, ma la consapevolezza che non sia del tutto così, mi spinge a convincermi che non sia del tutto irrecuperabile. E' una persona molto sensibile, soffre lui stesso del suo modo di essere, ed in fondo è consapevole di quanto sia lui stesso la causa per cui tutti finiscano inevitabilmente per allontanarsi. Questo fa si che si crei un effetto a catena, gli altri vanno via e lui fa sempre meno per trattenerli. Io so che è una persona buona, distante molto, rispetto ad alcuni aspetti che descrivono il narcisista patologico come un individuo senza speranza dal quale scappare a gambe levate. La verità è che gli voglio molto bene, ma ne voglio anche a me stessa. Ora, sono arrivata a soffrire sempre meno le sue assenze e le sue sparizioni, ma non vorrei abbandonarlo. E' palese che soffra quando qualcuno a cui tiene prende le distanze, e lo manifesta, nei gesti, nelle parole, negli stati d'animo. Eppure finisce per convincersi che la solitudine per lui sia la miglior soluzione, almeno questo è quello che si dice, quello che sente, io sono certa, è l'esatto opposto. Avrei piacere di avere un consiglio se possibile. grazie Chiara
Felicemente fidanzata ma pensare all'ex
Sono una ragazza di 22 anni e da quasi 7 mesi sono fidanzata con un ragazzo stupendo. Con lui c'è molta complicità mentale, è bello intelligente e non litighiamo praticamente mai. Tuttavia sempre più frequentemente mi ritrovo a pensare al mio ex, a sognarlo e a addirittura sperare di incrociarlo. Con il mio ex siamo stati insieme 2 anni, una relazione super intensa ma piena di alti e bassi ed è finita perchè in un periodo litigavamo troppo (non perchè non c'erano i sentimenti). Ci siamo lasciati un anno fa, ho passato i primi mesi con la rabbia dentro ma ora che mi è passata sono curiosa a voler capire come è diventato ora e come staremmo insieme, anche se ho paura di rovinare tutto.Le poche volte che l'ho sentito (perchè anche a lui manco e a volte mi cercava) avrei voluto raccontargli un sacco di cose, ma so che ora sono fidanzata e non è il caso.
Fino a che punto è normale pensare ad un ex? è normale essere felicemente fidanzata e a modo mio amare la persona con cui sto ora ma pensare all'ex che si aveva amato con tutta se stessa? Cosa faccio?
Mia moglie si masturba, come affrontare la cosa?
Buongiorno è da circa 6 mesi che mi sono accorto che mia moglie si masturba regolarmente tutti i giorni anche durante le prime ore del mattino mentre io sto dormendo. So che masturbarsi è normale ma a sentirla sto male e mi crea ansia. Ho cercato di parlare di questo argomento dicendo che una mattina l'ho sentita ma ha negato spudoratamente e mi ha detto che lei certe cose non le fa, inoltre gli ho fatto presente che ultimamente abbiamo meno relazioni rispetto a un anno fa ma lei innervosita ha risposto che è un pretesto per farle capire che sono alla ricerca di una relazione extra. Mi ha più volte detto che mi ama ma non so come affrontare la questione. Devo digli apertamente quello che sento e come mi sento? Non voglio rovinare il nostro bellissimo rapporto ma io non dormo sereno e rilassato.
2 risposte - LeggiRagazzo che si masturba su altre
Salve, sto da ormai più di due anni con questo ragazzo. Ho scoperto che si masturba sulle foto di altre ragazze di instagram. Sia conoscenti, sia amiche, sia fidanzate di amici. Non ne vuole parlare e per me non è facile accettare tutto ciò, anche se non lo do a vedere. Sono una persona molto insicura e questo mi fa sentire peggio. Abbiamo un ottima chimica sessuale e spesso cerco di inviargli qualche foto intima per sollecitarlo ma non penso che abbiano lo stesso effetto. Non so con chi parlarne perché mi vergogno molto. Ovviamente il problema in se non è la masturbazione o il fatto che abbia pensieri erotici al di fuori di me. Visto che comunque spesso mi fa battute su altre ragazze o mie amiche. Solo che l’usare foto di persone che conosco personalmente mi fa star male. Proprio perché sono persone vicine a noi e che lui conosce mi fa strano. Se fossero state modelle/attrici o quant’altro non mi tangerebbe minimamente come cosa. Solo che a quanto pare su di loro non lo fa. Sicuramente ricorre anche all’uso di video porno perché di questo ne abbiamo parlato spesso e anche con più tranquillità. Non capisco perciò la necessità di tutto ciò, soprattutto visto che ha anche delle foto mie. Non so da quando ha iniziato questa pratica se da quando stiamo insieme o da molto prima. Vorrei sapere come poter affrontare e accettare tutto ciò senza starci così male. Grazie mille in anticipo.
3 risposte - LeggiQuando la moglie "lesbica" vuole una donna
Buongiorno
mi chiamo Alessandro, ho 45 anni, mia moglie 37, una figlia di 4. Sposati da due anni dopo una convivenza di dieci anni. Nessun problema particolare se non che quest'estate mia moglie mi confessa che a lei piacciono “anche” le donne. La notizia non mi sorprende più di tanto: un sospetto l'ho sempre nutrito ma sentirlo dire in piena sincerità mi ha lasciato spiazzato. Da quel momento, un otto volante di emozioni: paura (mi lascerà per una donna?), insicurezza (sono io il problema?), incoraggiamento (almeno non è un altro uomo), eccitazione (ci scappa un'avventura a tre). Poi la razionalità: fattene una ragione, mi dico, lei è così, tu non ci puoi fare nulla se non accettarla per quello che è. E così ho fatto: ho accettato la cosa, ho cercato di renderla condivisa, giocando con lei sull'ambiguità, quasi incoraggiandola a "togliersi la voglia" perchè, è controproducente tenere repressa la propria natura. Mia moglie mi ha sempre assicurato che il mio ruolo di marito e amante non è in discussione, che è soddisfatta di me, come compagno di vita e sotto le lenzuola. Un giorno mi parla di una ragazza (che entrambi conosciamo ed è una lesbica dichiarata con relazione "ufficiale") con la quale "qualcosa" è accaduto. Ne parliamo, si frequentano, e continua a rassicurarmi sul fatto che il nostro rapporto non è in discussione. In effetti, tutto sembra filare liscio, pure a letto, dove evidentemente le mie fantasie giovano al nostro rapporto e mia moglie non si tira indietro. Ma continuo a chiedermi se il mio atteggiamento sia corretto, se, per il timore di perderla, sto spingendo troppo mia moglie nel letto di una donna. Atteggiamento che non sarebbe reciproco. Insomma i dubbi sono tanti. le domande pure. che fare?
Fine di una storia e sensazioni di vuoto e disperazione
Buonasera,
scrivo per chiedere un parere professionale su una relazione appena conclusa che mi sta lasciando un vuoto molto intenso e molte domande irrisolte.
Ho 25 anni e ho avuto una relazione a distanza con un uomo più grande di me di circa 12 anni. La conoscenza è iniziata online a inizio gennaio ed è evoluta molto rapidamente: nel giro di pochi giorni siamo passati da una frequentazione leggera a dichiarazioni importanti, “ti amo” reciproci, promesse, progetti per il futuro e un coinvolgimento emotivo molto intenso, pur senza esserci incontrati di persona.
Premetto che lui ha un passato relazionale complesso, caratterizzato da due tradimenti, e una storia familiare segnata da un padre alcolista, violento e assente, che lui odia ancora nonostante sia venuto a mancare molti anni fa. In alcune occasioni ha detto di aver promesso a sé stesso di non impegnarsi più, ma che io ero “entrata nel suo cuore” inaspettatamente e che sperava di non essere ferito nuovamente.
Quando finalmente ci siamo incontrati, lo scorso weekend, l’intesa è stata molto forte, anche fisicamente. Tuttavia, subito dopo l’incontro ho iniziato a percepire un cambiamento: meno affettività, meno rassicurazioni, evitamento di discorsi seri e dei messaggi dolci.
Alla fine ha chiuso dicendo di non aver cambiato idea sui sentimenti e su di noi, ma di essersi spaventato della distanza, ammettendo di avere la sensazione di non essere pronto ad affrontare tutto questo. Ha ammesso che al momento del saluto ha pensato “tanto c’è la distanza”, come se questo gli permettesse di non affrontare davvero l’impegno e anche di poter sbagliare nei miei confronti e mancarmi di rispetto. Questo per me è stato molto destabilizzante.
Inoltre, mi è difficile superare la rottura perché lui, pur chiudendo, ha detto che la sua idea su di noi non era cambiata, ha espresso il desiderio di continuare a sentirmi e mi ha persino proposto di prenderci qualche giorno per riflettere, proposta che io ho rifiutato. Questo mi lascia in una posizione ambigua: da una parte c’è stata una chiusura, dall’altra non c’è stato un vero ritiro affettivo dichiarato. Per questo continuo a sperare che possa essere stata solo una crisi dettata dalla paura e che tutto possa tornare alla normalità.
Io mi sento divisa tra due letture:
– da una parte penso che possa trattarsi di una forte paura relazionale, forse legata a uno stile di attaccamento evitante o disorganizzato;
– dall’altra temo che la spiegazione sia più semplice: che l’entusiasmo iniziale fosse idealizzazione e che, davanti alla realtà, lui abbia scelto di disinvestire.
In questo momento sto vivendo:
– un senso di vuoto molto intenso;
– forte mancanza e nostalgia;
– pensieri ricorrenti su un suo possibile ritorno;
– il desiderio di dimostrargli che le difficoltà si possono affrontare insieme;
Mi chiedo: 1. È realistico pensare che una persona che si è spaventata possa tornare quando l’attivazione emotiva si riduce? 2. Esiste qualcosa di sano che io possa fare per mostrargli che le paure si affrontano insieme, senza cadere in dinamiche di rincorsa o autosvalutazione? 3. Come si distingue una vera paura relazionale da una mancanza di reale investimento? 4. Come posso gestire concretamente questo vuoto, senza restare bloccata nell’attesa e senza compromettere il mio funzionamento quotidiano (studio, sonno, concentrazione)?
Sto già lavorando su me stessa in terapia, ma sento il bisogno di un parere ulteriore per capire se sto interpretando lucidamente la situazione o se sto cercando di salvare qualcosa che in realtà è finito.
Vorrei anche capire come trasformare questa esperienza in crescita e non in un’ulteriore conferma delle mie paure di abbandono.
Mi scuso per la lungaggine e ringrazio anticipatamente.
Sessualità
Ciao a tutti. Ho 42 anni e sto con il mio compagno da 9 anni.
Tra noi il sesso non è mai stato travolgente e passionale ( per me, non per lui).
Ho però sempre dato priorità ad altri aspetti mettendo in secondo piano la sessualità. Il fatto di avere accanto una persona che reputo speciale, affidabile, tra noi c'è molta sintonia e complicità. Stiamo bene insieme e andiamo molto d'accordo.
Mi è capitato ( ho comunque come direbbe qualcuno) ho scelto di tradire, e da lì mi sono resa conto che in realtà la sessualità con il mio compagno non mi piace. E a pensarci spesso la tendenza era quella di evitare di farlo con lui. ( Mi era già capitato di tradirlo 6 anni fa ed anche lì ero andata in crisi, ma decisi di dare sempre priorità a tutto il resto).
Dopo il tradimento, le cose sono anche peggiorate, perché solo nel baciarlo ora mi rendo conto di non provare grande trasporto.
Io sto vivendo un periodo di forte angoscia e stress e alterno continuamente pensieri che vanno dal: chissenefrega della sessualità, meglio avere accanto una persona speciale a momenti in cui vorrei sentirmi donna, così come mi sono sentita con la persona con l' a quale ho tradito.
Ne ho parlato con il mio compagno ( non del tradimento), abbiamo fatto una terapia di coppia ma la scelta alla fine spetta a me. Ed io non riesco a capire che valore dare alla sessuialitá, se magari è solo un capriccio.
La mia paura è di potermi pentire, sia nel rinunciare ad una persona speciale ma anche nel dover rinunciare ad una sessualità appagante. E so bene che con gli anni la passione cambia..
Un' altro aspetto che mi blocca è il terrore di farlo male, e so di fargliene, perché solo quando ho accennato ad un possibile allontamento è stato malissimo.
Abbiamo un rapporto stretto, ed in realtà fa male anche a me dovermi allontanare.
Solo che ad oggi anche baciarlo mi fa provare quasi fastidio, e non so se si possa ritornare almeno ad una situazione pre tradimento.
Ringrazio chiunque possa darmi uno spunto di riflessione.
Come dimenticare una persona che ha provocato molta sofferenza?
Buongiorno,
vorrei sapere perchè ho spesso pensieri intrusivi sul mio ex. Mi spiego abbiamo avuto una relazione molto intensa e passionale, ma anche piena di difficolta per via del suo carattere davvero instabile. Passava dall' odio all' amore in un attimo e si litigava spesso per motivi banali. Sono sicura che non abbia dimenticato la sua ex che pure lo ha tradito e si è rifatta una vita, Mi sembrava che non fosse felice( gli ho chiesto più volte di andarsene, se era quello che desiderava) Ha negato ma bastava veramente poco per farlo arrabbiare e chiudere in se stesso, con sparizioni che duravano giorni. Oltra a ricordarmi a come stava bene da solo. Era uno strazio emotivo, seppur cercassi di essere più autonoma che mai, All' ennesima discussione per un motivo banale, temendo anche l'ennesima situazione di stallo e sofferenza, si sono invertite le parti l'ho trattato malissimo, cacciato da casa mia, dicendo che ero disposta a continuare soltanto con una terapia di coppia. Per 2 giorni mi manda messaggi da buffone e ride di me e della mia idea della terapia. Ora lo evito apertamente, se lo vedo mi saluta ma non ricambio, so che si aspettava tornassi come un tempo, ma sono arrabbiata e non lo faccio per scena. Questo rancore pero non mi fa bene, immagino addirittura di fargli del male fisicamente e sono preoccupata. Cosa posso fare a parte vedere uno psicologo?
Crisi o fine di una relazione
Salve,
ho quasi 30 anni e una storia di 10 anni con un ragazzo della mia età.
La nostra storia è stata spesso vissuta a distanza ma da più di due anni conviviamo.
L’inizio della convivenza è stato ok ma negli ultimi mesi sento che qualcosa non va.
Da parte mia ho la sensazione che il mio ragazzo non abbia più voglia di passare del tempo con me; non propone nulla da fare, se io propongo qualcosa lui trova delle scuse, dice di aver bisogno dei suoi spazi e di coltivare la sua individualità, noto che non ha piacere ad avere contatti intimi e le poche volte che succede non c’è nessun trasporto (sembra solo per fare un dovere e non farmi lamentare).
Da parte sua quando ne abbiamo parlato mi ha detto che vorrebbe che io cambiassi e fossi diversa. Io ho anche cercato di fare delle cose fuori dalla mia “comfort zone” ma comunque poi non corrispondono mai a ciò che lui si aspetta, è sempre un “si ma non intendevo questo…vabe niente di che”.
Tutta questa situazione mi crea tantissimo dispiacere perché non mi sento amata, desiderata e mi sento sempre di dover “chiedere” per ottenere le briciole di un rapporto e questo mina anche la mia autostima.
Ne abbiamo parlato tante volte ma noto una forte difficoltà nella comunicazione, ognuno dice la sua ma non si arriva a nulla se non ad un assordante silenzio che dura giorni per poi riprometterci che cambieremo entrambi, allora inizia una routine tra lavoro e impegni, non si parla più dei problemi finché di nuovo uno dei due non sbotta rivangando tutte le cose dette nei vecchi litigi; non si costruisce dalle vecchie discussioni ma lo schema è discussione/silenzio/vita normale/discussione con menzione delle vecchie questioni non risolte.
Aggiungo che spesso ho avanzato il tema di un possibile matrimonio prima di questo periodo di crisi perché mi sembrava una normale prosecuzione di una storia che dura da tanto; per me era un normale proposito futuro, da lui è stato preso come una mia imposizione tanto che anche agli amici che ci chiedevano io ho iniziato a dire che il matrimonio non è importante e non ci teniamo più di tanto.
A questa età vorrei una persona che abbia voglia di passare del tempo con me anche senza fare niente di che.
Non capisco cosa possiamo fare per trovare un punto di incontro o se semplicemente questi sono segni di una storia finita che non riesco a cogliere.
Io non sento di volere una persona diversa, voglio la persona con cui sto ma vorrei lo stesso rapporto che avevamo tempo fa o comunque una persona che abbia voglia di fare cose con me.
Dobbiamo iniziare una terapia di coppia? Dobbiamo tornare a vivere separati? Quest’ultima ipotesi per me non sarebbe la migliore visto che ho cambiato lavoro e città per iniziare questa convivenza nella sua città…
Tutta questa situazione mi angoscia perché non capisco cosa fare, ringrazio chiunque risponderà
Quando la mia reazione non è più solo una mia responsabilità?
Buongiorno,
Ultimamente mi ronza per la testa un dubbio e spero possiate risolverlo; leggendo articoli o vedendo video di psicologi divulgatori trovo sempre più spesso l'affermazione "come una persona reagisce alle azioni altrui è una sua responsabilità" e concordo, ma solo fino a che il comportamento altrui è un comportamento neutro, mi spiego meglio: se il mio compagno uscisse con delle sue amiche e io mi struggessi per la gelosia e gli dicessi "se mi amassi davvero non lo faresti" il mio sarebbe un comportamento manipolatorio e lui in alcun modo sarebbe responsabile delle mie emozioni in quanto non sta facendo nulla di male, sono i miei traumi, insicurezze ecc che mi porterebbero alla gelosia e allo star male e come gestirli dovrebbe essere solo una mia responsabilità, cristallino! Ma se il comportamento non fosse neutro? Se il mio compagno mi insultasse e avesse atteggiamenti aggressivi nei miei confronti la frase "se mi amassi davvero non lo faresti" non sarebbe a quel punto lecita? Se una persona ha nei nostri confronti comportamenti denigratori e delegittimanti non sarebbe a questo punto anche una sua responsabilità il mio star male? Perché altrimenti secondo me sarebbe solo un via libera all'egoismo "io posso fare e dire quello che voglio, anche offenderti, se ci stai male è solo un problema tuo". C'è un limite a questa responsabilità individuale e, se sì, qual è?
Parere su eventuale percorso di terapia di coppia
Vorrei un parere su una relazione che dura, in forme diverse, da circa dieci anni.
Siamo stati fidanzati per tre anni; ci siamo lasciati circa otto anni fa, ma non abbiamo mai realmente interrotto i contatti. In tutto questo tempo è rimasto un legame affettivo molto forte, una grande intesa emotiva e una complicità simile a quella di una coppia, come se in parte non ci fossimo mai lasciati. Tuttavia, non siamo più tornati a una vera intimità sessuale stabile. Entrambi abbiamo frequentato altre persone, ma siamo sempre rimasti presenti nella vita dell’altro.
Recentemente mi ha detto che, nelle relazioni avute in questi anni, faceva spesso paragoni con me: quelle relazioni partivano soprattutto da una componente sessuale, mentre io rappresentavo per lui un riferimento affettivo ed emotivo stabile.
Il nodo principale è che lui non ha mai voluto fare un passo concreto per tornare ufficialmente insieme. Quando chiedevo chiarezza o provavo a mettere dei confini (o ricostruiamo la relazione in modo definito, oppure ognuno per la propria strada), tendeva a evitare il confronto, restando nel silenzio o rimandando la decisione.
Negli ultimi giorni abbiamo avuto un confronto molto intenso. Mi ha detto che in questi anni ha sempre portato un peso da quando mi ha lasciata, che nessuno lo ha mai capito come me e che io sono l’unica ad averlo visto davvero in profondità. Durante questo confronto è scoppiato a piangere.
Abbiamo anche provato a riavvicinarci fisicamente, ma si è bloccato e ha avuto una reazione emotiva molto forte. Mi ha detto che non riesce a sentire nulla a livello passionale e che non ha mai provato attrazione sessuale nei miei confronti, nemmeno quando eravamo insieme, e che nella relazione cercava soprattutto stabilità e conforto.
Questa affermazione mi ha confusa, perché all’inizio della nostra storia era stato lui a cercarmi e a mostrarsi interessato. Faccio fatica a comprendere come possa esserci stata una relazione di tre anni in assenza totale di attrazione, come lui oggi sostiene.
Tengo molto a lui e al nostro legame, che entrambi riconosciamo come profondo e significativo. Per questo ho proposto una terapia di coppia o un percorso con un sessuologo, per capire se possa trattarsi di un blocco o di una difficoltà elaborabile. Lui però è scettico e sostiene che, se l’attrazione non c’è mai stata, non vede cosa potrebbe cambiare.
Sono consapevole che la sua motivazione a intraprendere un percorso sarebbe fondamentale. Vorrei chiedervi se, in una situazione in cui esiste un legame affettivo forte ma una dichiarata assenza di attrazione da parte di uno dei partner, un percorso terapeutico possa avere senso oppure se sia più probabile che si tratti di un’incompatibilità strutturale.
Grazie.
Fine di una storia e sensazioni di vuoto e disperazione
Buonasera,
scrivo per chiedere un parere professionale su una relazione appena conclusa che mi sta lasciando un vuoto molto intenso e molte domande irrisolte.
Ho 25 anni e ho avuto una relazione a distanza con un uomo più grande di me di circa 12 anni. La conoscenza è iniziata online a inizio gennaio ed è evoluta molto rapidamente: nel giro di pochi giorni siamo passati da una frequentazione leggera a dichiarazioni importanti, “ti amo” reciproci, promesse, progetti per il futuro e un coinvolgimento emotivo molto intenso, pur senza esserci incontrati di persona.
Premetto che lui ha un passato relazionale complesso, caratterizzato da due tradimenti, e una storia familiare segnata da un padre alcolista, violento e assente, che lui odia ancora nonostante sia venuto a mancare molti anni fa. In alcune occasioni ha detto di aver promesso a sé stesso di non impegnarsi più, ma che io ero “entrata nel suo cuore” inaspettatamente e che sperava di non essere ferito nuovamente.
Quando finalmente ci siamo incontrati, lo scorso weekend, l’intesa è stata molto forte, anche fisicamente. Tuttavia, subito dopo l’incontro ho iniziato a percepire un cambiamento: meno affettività, meno rassicurazioni, evitamento di discorsi seri e dei messaggi dolci.
Alla fine ha chiuso dicendo di non aver cambiato idea sui sentimenti e su di noi, ma di essersi spaventato della distanza, ammettendo di avere la sensazione di non essere pronto ad affrontare tutto questo. Ha ammesso che al momento del saluto ha pensato “tanto c’è la distanza”, come se questo gli permettesse di non affrontare davvero l’impegno e anche di poter sbagliare nei miei confronti e mancarmi di rispetto. Questo per me è stato molto destabilizzante.
Inoltre, mi è difficile superare la rottura perché lui, pur chiudendo, ha detto che la sua idea su di noi non era cambiata, ha espresso il desiderio di continuare a sentirmi e mi ha persino proposto di prenderci qualche giorno per riflettere, proposta che io ho rifiutato. Questo mi lascia in una posizione ambigua: da una parte c’è stata una chiusura, dall’altra non c’è stato un vero ritiro affettivo dichiarato. Per questo continuo a sperare che possa essere stata solo una crisi dettata dalla paura e che tutto possa tornare alla normalità.
Io mi sento divisa tra due letture:
– da una parte penso che possa trattarsi di una forte paura relazionale, forse legata a uno stile di attaccamento evitante o disorganizzato;
– dall’altra temo che la spiegazione sia più semplice: che l’entusiasmo iniziale fosse idealizzazione e che, davanti alla realtà, lui abbia scelto di disinvestire.
In questo momento sto vivendo:
– un senso di vuoto molto intenso;
– forte mancanza e nostalgia;
– pensieri ricorrenti su un suo possibile ritorno;
– il desiderio di dimostrargli che le difficoltà si possono affrontare insieme;
Mi chiedo: 1. È realistico pensare che una persona che si è spaventata possa tornare quando l’attivazione emotiva si riduce? 2. Esiste qualcosa di sano che io possa fare per mostrargli che le paure si affrontano insieme, senza cadere in dinamiche di rincorsa o autosvalutazione? 3. Come si distingue una vera paura relazionale da una mancanza di reale investimento? 4. Come posso gestire concretamente questo vuoto, senza restare bloccata nell’attesa e senza compromettere il mio funzionamento quotidiano (studio, sonno, concentrazione)?
Sto già lavorando su me stessa in terapia, ma sento il bisogno di un parere ulteriore per capire se sto interpretando lucidamente la situazione o se sto cercando di salvare qualcosa che in realtà è finito.
Vorrei anche capire come trasformare questa esperienza in crescita e non in un’ulteriore conferma delle mie paure di abbandono.
Mi scuso per la lungaggine e ringrazio anticipatamente.
Parere su eventuale percorso di terapia di coppia
Vorrei un parere su una relazione che dura, in forme diverse, da circa dieci anni.
Siamo stati fidanzati per tre anni; ci siamo lasciati circa otto anni fa, ma non abbiamo mai realmente interrotto i contatti. In tutto questo tempo è rimasto un legame affettivo molto forte, una grande intesa emotiva e una complicità simile a quella di una coppia, come se in parte non ci fossimo mai lasciati. Tuttavia, non siamo più tornati a una vera intimità sessuale stabile. Entrambi abbiamo frequentato altre persone, ma siamo sempre rimasti presenti nella vita dell’altro.
Recentemente mi ha detto che, nelle relazioni avute in questi anni, faceva spesso paragoni con me: quelle relazioni partivano soprattutto da una componente sessuale, mentre io rappresentavo per lui un riferimento affettivo ed emotivo stabile.
Il nodo principale è che lui non ha mai voluto fare un passo concreto per tornare ufficialmente insieme. Quando chiedevo chiarezza o provavo a mettere dei confini (o ricostruiamo la relazione in modo definito, oppure ognuno per la propria strada), tendeva a evitare il confronto, restando nel silenzio o rimandando la decisione.
Negli ultimi giorni abbiamo avuto un confronto molto intenso. Mi ha detto che in questi anni ha sempre portato un peso da quando mi ha lasciata, che nessuno lo ha mai capito come me e che io sono l’unica ad averlo visto davvero in profondità. Durante questo confronto è scoppiato a piangere.
Abbiamo anche provato a riavvicinarci fisicamente, ma si è bloccato e ha avuto una reazione emotiva molto forte. Mi ha detto che non riesce a sentire nulla a livello passionale e che non ha mai provato attrazione sessuale nei miei confronti, nemmeno quando eravamo insieme, e che nella relazione cercava soprattutto stabilità e conforto.
Questa affermazione mi ha confusa, perché all’inizio della nostra storia era stato lui a cercarmi e a mostrarsi interessato. Faccio fatica a comprendere come possa esserci stata una relazione di tre anni in assenza totale di attrazione, come lui oggi sostiene.
Tengo molto a lui e al nostro legame, che entrambi riconosciamo come profondo e significativo. Per questo ho proposto una terapia di coppia o un percorso con un sessuologo, per capire se possa trattarsi di un blocco o di una difficoltà elaborabile. Lui però è scettico e sostiene che, se l’attrazione non c’è mai stata, non vede cosa potrebbe cambiare.
Sono consapevole che la sua motivazione a intraprendere un percorso sarebbe fondamentale. Vorrei chiedervi se, in una situazione in cui esiste un legame affettivo forte ma una dichiarata assenza di attrazione da parte di uno dei partner, un percorso terapeutico possa avere senso oppure se sia più probabile che si tratti di un’incompatibilità strutturale.
Grazie.
Sessualità
Ciao a tutti. Ho 42 anni e sto con il mio compagno da 9 anni.
Tra noi il sesso non è mai stato travolgente e passionale ( per me, non per lui).
Ho però sempre dato priorità ad altri aspetti mettendo in secondo piano la sessualità. Il fatto di avere accanto una persona che reputo speciale, affidabile, tra noi c'è molta sintonia e complicità. Stiamo bene insieme e andiamo molto d'accordo.
Mi è capitato ( ho comunque come direbbe qualcuno) ho scelto di tradire, e da lì mi sono resa conto che in realtà la sessualità con il mio compagno non mi piace. E a pensarci spesso la tendenza era quella di evitare di farlo con lui. ( Mi era già capitato di tradirlo 6 anni fa ed anche lì ero andata in crisi, ma decisi di dare sempre priorità a tutto il resto).
Dopo il tradimento, le cose sono anche peggiorate, perché solo nel baciarlo ora mi rendo conto di non provare grande trasporto.
Io sto vivendo un periodo di forte angoscia e stress e alterno continuamente pensieri che vanno dal: chissenefrega della sessualità, meglio avere accanto una persona speciale a momenti in cui vorrei sentirmi donna, così come mi sono sentita con la persona con l' a quale ho tradito.
Ne ho parlato con il mio compagno ( non del tradimento), abbiamo fatto una terapia di coppia ma la scelta alla fine spetta a me. Ed io non riesco a capire che valore dare alla sessuialitá, se magari è solo un capriccio.
La mia paura è di potermi pentire, sia nel rinunciare ad una persona speciale ma anche nel dover rinunciare ad una sessualità appagante. E so bene che con gli anni la passione cambia..
Un' altro aspetto che mi blocca è il terrore di farlo male, e so di fargliene, perché solo quando ho accennato ad un possibile allontamento è stato malissimo.
Abbiamo un rapporto stretto, ed in realtà fa male anche a me dovermi allontanare.
Solo che ad oggi anche baciarlo mi fa provare quasi fastidio, e non so se si possa ritornare almeno ad una situazione pre tradimento.
Ringrazio chiunque possa darmi uno spunto di riflessione.
Quando la mia reazione non è più solo una mia responsabilità?
Buongiorno,
Ultimamente mi ronza per la testa un dubbio e spero possiate risolverlo; leggendo articoli o vedendo video di psicologi divulgatori trovo sempre più spesso l'affermazione "come una persona reagisce alle azioni altrui è una sua responsabilità" e concordo, ma solo fino a che il comportamento altrui è un comportamento neutro, mi spiego meglio: se il mio compagno uscisse con delle sue amiche e io mi struggessi per la gelosia e gli dicessi "se mi amassi davvero non lo faresti" il mio sarebbe un comportamento manipolatorio e lui in alcun modo sarebbe responsabile delle mie emozioni in quanto non sta facendo nulla di male, sono i miei traumi, insicurezze ecc che mi porterebbero alla gelosia e allo star male e come gestirli dovrebbe essere solo una mia responsabilità, cristallino! Ma se il comportamento non fosse neutro? Se il mio compagno mi insultasse e avesse atteggiamenti aggressivi nei miei confronti la frase "se mi amassi davvero non lo faresti" non sarebbe a quel punto lecita? Se una persona ha nei nostri confronti comportamenti denigratori e delegittimanti non sarebbe a questo punto anche una sua responsabilità il mio star male? Perché altrimenti secondo me sarebbe solo un via libera all'egoismo "io posso fare e dire quello che voglio, anche offenderti, se ci stai male è solo un problema tuo". C'è un limite a questa responsabilità individuale e, se sì, qual è?
Crisi o fine di una relazione
Salve,
ho quasi 30 anni e una storia di 10 anni con un ragazzo della mia età.
La nostra storia è stata spesso vissuta a distanza ma da più di due anni conviviamo.
L’inizio della convivenza è stato ok ma negli ultimi mesi sento che qualcosa non va.
Da parte mia ho la sensazione che il mio ragazzo non abbia più voglia di passare del tempo con me; non propone nulla da fare, se io propongo qualcosa lui trova delle scuse, dice di aver bisogno dei suoi spazi e di coltivare la sua individualità, noto che non ha piacere ad avere contatti intimi e le poche volte che succede non c’è nessun trasporto (sembra solo per fare un dovere e non farmi lamentare).
Da parte sua quando ne abbiamo parlato mi ha detto che vorrebbe che io cambiassi e fossi diversa. Io ho anche cercato di fare delle cose fuori dalla mia “comfort zone” ma comunque poi non corrispondono mai a ciò che lui si aspetta, è sempre un “si ma non intendevo questo…vabe niente di che”.
Tutta questa situazione mi crea tantissimo dispiacere perché non mi sento amata, desiderata e mi sento sempre di dover “chiedere” per ottenere le briciole di un rapporto e questo mina anche la mia autostima.
Ne abbiamo parlato tante volte ma noto una forte difficoltà nella comunicazione, ognuno dice la sua ma non si arriva a nulla se non ad un assordante silenzio che dura giorni per poi riprometterci che cambieremo entrambi, allora inizia una routine tra lavoro e impegni, non si parla più dei problemi finché di nuovo uno dei due non sbotta rivangando tutte le cose dette nei vecchi litigi; non si costruisce dalle vecchie discussioni ma lo schema è discussione/silenzio/vita normale/discussione con menzione delle vecchie questioni non risolte.
Aggiungo che spesso ho avanzato il tema di un possibile matrimonio prima di questo periodo di crisi perché mi sembrava una normale prosecuzione di una storia che dura da tanto; per me era un normale proposito futuro, da lui è stato preso come una mia imposizione tanto che anche agli amici che ci chiedevano io ho iniziato a dire che il matrimonio non è importante e non ci teniamo più di tanto.
A questa età vorrei una persona che abbia voglia di passare del tempo con me anche senza fare niente di che.
Non capisco cosa possiamo fare per trovare un punto di incontro o se semplicemente questi sono segni di una storia finita che non riesco a cogliere.
Io non sento di volere una persona diversa, voglio la persona con cui sto ma vorrei lo stesso rapporto che avevamo tempo fa o comunque una persona che abbia voglia di fare cose con me.
Dobbiamo iniziare una terapia di coppia? Dobbiamo tornare a vivere separati? Quest’ultima ipotesi per me non sarebbe la migliore visto che ho cambiato lavoro e città per iniziare questa convivenza nella sua città…
Tutta questa situazione mi angoscia perché non capisco cosa fare, ringrazio chiunque risponderà
Come dimenticare una persona che ha provocato molta sofferenza?
Buongiorno,
vorrei sapere perchè ho spesso pensieri intrusivi sul mio ex. Mi spiego abbiamo avuto una relazione molto intensa e passionale, ma anche piena di difficolta per via del suo carattere davvero instabile. Passava dall' odio all' amore in un attimo e si litigava spesso per motivi banali. Sono sicura che non abbia dimenticato la sua ex che pure lo ha tradito e si è rifatta una vita, Mi sembrava che non fosse felice( gli ho chiesto più volte di andarsene, se era quello che desiderava) Ha negato ma bastava veramente poco per farlo arrabbiare e chiudere in se stesso, con sparizioni che duravano giorni. Oltra a ricordarmi a come stava bene da solo. Era uno strazio emotivo, seppur cercassi di essere più autonoma che mai, All' ennesima discussione per un motivo banale, temendo anche l'ennesima situazione di stallo e sofferenza, si sono invertite le parti l'ho trattato malissimo, cacciato da casa mia, dicendo che ero disposta a continuare soltanto con una terapia di coppia. Per 2 giorni mi manda messaggi da buffone e ride di me e della mia idea della terapia. Ora lo evito apertamente, se lo vedo mi saluta ma non ricambio, so che si aspettava tornassi come un tempo, ma sono arrabbiata e non lo faccio per scena. Questo rancore pero non mi fa bene, immagino addirittura di fargli del male fisicamente e sono preoccupata. Cosa posso fare a parte vedere uno psicologo?